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Versione riveduta e corretta per la voce "donna" nel vocabolario Treccani, stop ai termini sessisti

La "donna" della Treccani è cambiata in meglio

A conclusione di una riflessione abbastanza rapida, il vocabolario Treccani ha aggiornato la voce “donna”, o meglio una parte – ricchissima sotto il profilo lessicale – di tale voce. Sono sparite, in parte ricollocate a ridosso di un’altro termine, tutte quelle forme che, lette per caso da una persona che ha poca dimestichezza con i vocabolari, potevano apparire improvvide, offensive oppure (questo sì) fuor di luogo. La “correzione” è il frutto di una recente petizione – cento firme di donne illustri italiane, della cultura e non solo – che reclamavano rimozione o spostamento di una serie di eufemismi e declinazioni volgari che erano state associate alla voce “donna”. Superfluo dire che un’entità autorevole come Treccani già spiegava nel suo testo il senso e posizionamento di tali termini, rilevando come tali quelli dispregiativi, volgari, dialettali eccetera. E ricordando che si tratta di un vocabolario, cioè di un luogo dove le parole in uso, pur riprovevoli e indicate come tali, ci devono essere, altrimenti non è un vocabolario. Dopo la petizione e un primo chiarimento unilaterale, la cosa è andata avanti. E adesso la voce “donna”, più o meno, risulta come la volevano le donne firmatarie della protesta. E altri “allineamenti” migliorativi, per esempio sul fronte dei sinonimi, sono stati annunciati.
Adesso, come si può leggere in alcune note soddisfatte “sono state eliminate tutte quelle parole che vengono considerate sessiste e al loro posto sono state inserite espressioni più in linea con la figura femminile che danno, della donna, un altro tipo di immagine, valorizzano i traguardi raggiunti in molti campi, da quelli intellettuali agli scientifici e tanti altri”. Indubbiamente un buon risultato, di particolare utilità – oltre che in linea di principio – per chi è solito leggere il vocabolario Treccani prima di scrivere o dire qualcosa. Per gli altri ci vorrà più tempo, ma è fuori discussione che si tratti di un miglioramento proiettato soprattutto nel futuro e in ogni caso il distacco indipendente o presso altri lemmi delle voci scorporate consentirà comunque al vocabolario di fare il suo primario mestiere, ovvero di spiegarci cosa significa una parola e di puntualizzare, ove occorra, se sia corretto usarla e in quali contesti oppure no, senza lezioni di etica ma chiarendo cosa è volgare e gratuito e cosa no.
Ora è del tutto evidente che la maggioranza delle persone che non hanno seguito la querelle linguistica, ma soprattutto politica nel senso migliore del termine, si domandino queli fossero tutte le espressioni da emendare, rimuovere, spostare. Bene, fate un giro in Rete, magari cercando la petizione e le troverete. Non elenchiamo neppure le firmatarie della saggia protesta (anche quelle sono in Rete) non fosse altro che per evitare loro un’ulteriore inutile sovraesposizione.
Ci auguriamo tuttavia che ora il vocabolario Treccani, oltre a inserire (come segnalato) le eventuali connotazioni mancanti al termine “uomo”, si affrettino a ricollocare quelle brutte espressioni
ora indipendenti (tipo “culattòne”, “bardassa” e tanti altri) dei quali si deve certo dar conto lessicale segnalandone l’uso spregiativo, ma che forse sarebbe meglio accorpare sotto un unico lemma con una nota che ne evidenzi chiaramente l’odiosità. Per alcuni termini, poi, occorrerà una parziale revisione. Come spiegare altrimenti ai numerosi sostenitori di Mark Bryan (un ingegnere robotico tedesco, eterosessuale, sposato con tre figli, che da cinque anni ama indossare gonne e tacchi a spillo) che il soggetto della loro ammirazione - quale sostenitore della assoluta neutralità dei vestiti e degli accessori - può ben dirsi tecnicamente travestito, ma nulla ha da spartire con il secondo significato che il vocabolario riporta per tale voce: "Chi indossa abiti e assume atteggiamenti proprii dell'altro sesso: uno spettacolo di travestiti; soprattutto per indicare omosessuali maschili vestiti e truccati come donne a scopo per lo più di prostituzione".
Insomma, la lingua si farà più rispettosa, ma di questi tempi la revisione del vocabolario non sembra una strada in discesa.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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