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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Genitori che amano (troppo o troppo poco) i propri figli

I primi anni di vita di una persona sono cruciali per tutta una serie di aspetti. Uno di questi, molto importante, riguarda l'essere amato e il sentirsi amato. Ma, sfortunatamente, non tutti i genitori sono capaci di svolgere adeguatamente il proprio ruolo di accudimento; ci sono molte famiglie disfunzionali, con troppo amore, con troppo poco amore, violente, assenti o svalutanti. In questi contesti, possiamo nascere  e crescere non sentendo intorno a noi e verso di noi quell'amore gratuito, quel «ti amo soltanto perché sei tu, così come sei, senza dovermi dare nulla in cambio».

Ed è in questo modo che poi siamo diventati adulti, cioè con la convinzione di non essere amabili, non degni di quell'amore gratuito che solo una mamma e un papà possono dare (dr L. Paoletta). L’amore dei genitori, così come altre forme di amore, non può essere di certo estorto con la forza. Se è mancato, ci sforzeremo per tutta la vita di riceverlo, non soltanto dai genitori, ma da ogni persona che in qualche modo avrà importanza nella nostra vita. In questo modo però si corre il rischio di restare in qualche modo “bambini” dipendenti di questo non amore e lo sviluppo psicologico si arresta o rallenta con evidenti alterazioni.

Può allora accadere che se abbiamo dentro di noi questa ferita ci sentiamo inadeguati, sbagliati, fuori posto. Sempre e comunque. Eppure avremo bisogno di trovare una modalità per essere rassicurati su quell'amore che sentiamo di non meritare; avremo comunque bisogno di sentirci amati. Ecco che, quindi, possiamo cercare di riempire quel vuoto, quel desiderio di amore primario ed essenziale, con diverse modalità come cibo e droghe oppure con amori sbagliati. Oppure non cercheremo più quell'amore gratuito che non abbiamo mai sperimentato, bensì un amore condizionato ad esempio al proprio continuo fare: diventeremo così il primo della classe a scuola, andremo all'Università mantenendoci negli studi e, magari, diventando un imprendtore o un professionista di successo.  

Quando capita di sentirci soli, incompresi, non amati o amati troppo, molto probabilmente stiamo rivivendo quella ferita. Molte delle frustrazioni che viviamo oggi sono il segno di quella vecchia ferita mai rimarginata e ancora dolorosa, l’impronta di un bisogno d’amore rimasto inappagato.  E questa ferita riguarda non solo chi ha sperimentato carenze di amore, ma anche chi è stato amato troppo o meglio, chi è stato amato nel modo sbagliato. La carenza d’amore infatti si nasconde dietro molte maschere. E’ come se ci fosse dentro il bambino una ferita che non può guarire, la “ferita dei non amati”, come viene definita ed ampiamente descritta da Peter Schellenbaum, psicanalista junghiano. Soltanto la rinuncia ad un tardivo amore dei genitori può rappresentare la salvezza. Cosa assolutamente non semplice perché non è sufficiente un atto di volontà esplicito.

Chi ha questa ferita aperta e sanguinante sa bene che una semplice dichiarazione di volontà è inutile e una terapia basata su una serie di buoni consigli si prospetterà solo come un qualcosa di scoraggiante. E a poco serve fare appello al buon senso se non si affronta questa spinosa tematica con coscienziosità, consapevolezza e onestà verso se stessi. E’ necessario infatti avventurarsi alla scoperta di quei legami inconsci che determinano il nostro presente e ci proiettano nel nostro futuro. Il distacco dalle aspettative infantili non è affatto cosa semplice, ma è un passaggio obbligato per la maturazione della persona. Tutti dobbiamo ad un certo punto della nostra vita rinunciare all’amore dei nostri genitori, sia chi ha ricevuto amore a iosa, sia chi ne è stato carente. La sventura di un insufficiente amore parentale purtroppo non può essere eliminata e non costituisce certo casi sporadici. Molto probabilmente la mancanza di amore può essere considerata tra le più gravi ferite che si possano infliggere al genere umano.

Quando la mancanza d’amore raggiunge situazioni estreme possono svilupparsi dinamiche particolari che possono anche sfociare in disturbi di personalità o in gravi disturbi del comportamento. Porsi in ascolto di se stessi può essere una valida modalità per avvertire eventuali distorsioni e iniziare un percorso psicologico per raddrizzare il necessario e poter crescere. Infatti, bisogna svegliarsi da quella che può essere definita una sorta di ipnosi sociale della nostra presunta inferiorità e scoprire il nostro vero valore, comprendendo i giochi che ci rendono vittime e acquisendo quella giusta consapevolezza che ci consente di affrontare un nuovo viaggio, quello verso l’autoconsiderazione di sé e l’amore per se stessi.  E allora "per aspera ad astra", attraverso le asperità sino alle stelle.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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