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Il presidente di Acea Ato 5 Pierluigi Palmigiani Il presidente di Acea Ato 5 Pierluigi Palmigiani

Acea Ato 5, a fine mese l'addio di Palmigiani: Cocozza somma la presidenza alla carica di Ad

Lunedì scorso, 31 maggio, si è tenuta l'assemblea dei soci di Acea Ato 5, gestore del servizio idrico integrato nella provincia di Frosinone. L'assemblea, tra le altre cose, ha provveduto all'approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020 (che chiude in perdita per qualche milione d'euro) e a ridisegnare la governance aziendale. Sostanzialmente ha deciso tutto il delegato da Acea Spa, che rappresenta oltre il 98% della società ciociara. A diciassette mesi dalla nomina, il presidente di Acea Ato 5, Pierluigi Palmigiani, ha lasciato l'incarico. Non ci sarà un sostituto: i più malevoli dicono che sia così perché, in tutta Acea Spa, non si è trovato un dirigente disposto a giocarsi le chiappe nella gestione idrica di Frosinone.

L'incarico di presidente sarà così assunto dallo stesso amministratore delegato Roberto Cocozza: non certo una novità, visto che già da qualche tempo l'ad aveva 'rilevato' le poche competenze (essenzialmente i rapporti con enti, territorio e la stampa) affidate dal Cda al presidente. Palmigiani, per il momento, resta in Acea (la capogruppo), almeno fino a tutto questo mese, preparandosi – come ha lui stesso annunciato sui social – al pensionamento.

Con l'uscita di scena di Palmigiani, già manager in una decina di aziende italiane ed estere - finito quasi per caso, quattro/cinque anni fa, in Acea, chiamato da Stefano Donnarumma – abbandona il board aziendale l'unico (e l'ultimo) ciociaro, lasciando così la governance di Acea Ato 5 in complete mani romane. Palmigiani, infatti, oltre ad esser nato a Isola del Liri vive stabilmente a Castelliri. Con l'assemblea dei soci del 31 maggio si completa così l'operazione di riorganizzazione dei vertici aziendali di Acea Ato 5 fortemente voluta dall'Area Idrico romana guidata da Giovanni (Nino per gli amici e anche per i nemici) Papaleo. Una riorganizzazione iniziata con la messa alla porta, nel novembre 2019, dell'allora presidente esecutivo Stefano Magini, che fino a quel momento aveva evidenziato troppa resistenza – agli occhi della capogruppo – a fronte del desiderio romano di rientrare e in tempi brevi delle somme non incassate e dei conguagli: per Magini non si potevano spremere oltre gli utenti e bisognava invece pacificare i rapporti con il territorio, trovare un'intesa condivisa con i sindaci sulle tariffe e sulle numerose cause in corso; per Roma, invece, non era più tollerabile che i bilanci chiudessero in perdita (per qualche decina di milioni ogni anno), la morosità fosse galoppante (circa 20 euro ogni cento fatturati negli ultimi 24 mesi non venivano incassati) e poi ci fossero ancora oltre 100 milioni di euro di conguagli a favore del gestore non messi in bolletta.

Il nuovo corso aziendale si è incarnato nel nuovo e giovane ad, Roberto Cocozza, che dando mera esecuzione alle indicazioni romane, ha dato il via a un evidente spoil system tramite cui ha messo da parte o addirittura rimosso ogni soggetto che nell'organizzazione aziendale potesse essere sospettato di eresia: ovvero più fedele al vecchio verbo pacificatore che alla nuova alleanza di cassa. Lo scontro sulle nuove tariffe idriche (con il sonoro ceffone rimediato a marzo scorso dal gestore); l'abbandono del tavolo di conciliazione (con diverse decine di milioni di euro che ora Acea potrebbe essere costretta a sborsare sull'unghia); il riavvio di un colossale contenzioso con i Comuni (per averli portati tutti inutilmente davanti la Tar quando bastava citarne uno solo!); l'interruzione dei rapporti con i sindaci e l'assenza di referenti diretti sono, nel complesso, il risultato nelle nuove politiche aziendali e sono, a ben vedere, anche il primo risultato portato a casa dalla nuova governance.

 

CESIDIO VANO

Frosinone

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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