L'Inchiesta Quotidiano OnLine
In Rete si trovano certificazioni false. O meglio: di fantasia, perchè un originale non esiste ancora

Il passaporto anti-Covid piace tanto, ci sono già quelli fasulli

Insomma è quasi fatta. Questione di giorni, o alla peggio di settimane, e chi è in regola con le misure personali anti-Covid (vaccino, guarigione o solo tamponi, ovviamente negativi) potrà gironzolare senza confini, almeno in Europa, senza temere misure restrittive – parliamo di quarantena, eh? - imposte a sorpresa. Mancano i dettagli, Paese per Paese, e c’è anche la possibilità che per l’Italia si scelga, oltre una arcaica versione cartacea, di inserire il Green Pass nella ben nota App Immuni. Sarebbe una buona occasione per ridarle un po’ di lustro dopo una storia che si può ragionevolmente dire travagliata.
Cosa attesterà il
passaporto anti-Covid? Principalmente tre cose. Numero uno: si è stati vaccinati, con richiamo già avvenuto o solo con la prima somministrazione. Numero due: si è guariti, in maniera certificata, da un avvenuto contagio con sintomi che hanno richiesto un protocollo terapeutico. Numero tre: non si è vaccinati, non si è stati ammalati e si è effettuato un tampone con esito negativo, con specificazione di quale sia stato il test superato. Tutto ciò, con forme e disposizioni attuative ancora da perfezionare nel dettaglio, dovrebbe sbloccare le misure – saggiamente cautelative – che rendono difficili e finanche costosi i viaggi oltre confine, soprattutto quelli in aereo. In soldoni, si dovrebbe eliminare la sgradevole ipotesi di dover fare una quarantena (mini o estesa, a seconda delle norme locali) appena si arriva in vacanza ma anche quando si ritorna a casa.
Sorg
ono piccoli dubbi, ma la scienza ce li scanserà in fretta… Aver fatto il vaccino è molto (anzi, meglio ribadirlo a scanso di equivoci, è il massimo che possiamo fare) ma non è una garanzia di per sé sull’ipotesi di non potersi infettare di nuovo; la guarigione dopo un trattamento è molto anch’essa, ma non offre la certezza di evitare un nuovo contagio; l’aver fatto il tampone, quale che sia, certifica solo, con margini di errore statisticamente noti, che non vi era una carica virale al momento dell’esame.
Insomma, già qualcosa ma forse non sufficiente a far crollare il principio di precauzione che dovrebbe ispirare ogni misura di difesa; mantenendo quindi,
passaporto o no, quelle misure che finora hanno contenuto i pur gravissimi danni.
Fin qui solo considerazioni o, se preferite, chiacchiere. Mentre sullo sfondo illustri personaggi si ostinano a parlare di
immunità di gregge (a proposito, attenzione, i fini dicitori del politicamente corretto raccomandano di dire immunità di comunità), nessuno rimanda a qualche studio affidabile in cui tale immunità sia stata dimostrata presso il genere umano. Per questo se ne può straparlare allegramente.
Ma la vera notizia, non un’opinione, di questa breve nota è che, nel mondo, già si vendono certificazioni stile Green Pass del tutto fasulle, fake, taroccate, insomma chiamatele come volete. Si trovano in Rete e c’è pure chi cerca di venderle nei vari mercatini virtuali di Internet. Non servono a nulla (visto che non sono copie di nulla, non essendoci ancora un originale da copiare) ma qualcuno le compra. Non sarà che il fascino ignorante di fregare l’Autorità – quale che sia – prevale sulla ragione? L’unica cosa che un po’ consola è che questi inutili imbrogli non sono made in Italy, almeno per ora.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604