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La parola "madre" è ambigua? Meglio: persona che ha partorito

Si spera in una polemica breve, ma è il caso di tenerne conto. Se si volesse considerarla con tutta l’attenzione che merita, come a volte si dice, la cosa sarebbe già archiviata nel luogo più idoneo. Tuttavia sono tempi di grande attenzione sulle questioni di sensibilità linguistica e quindi non si può tacere sulle proteste suscitate da Stonewall, associazione britannica per i diritti delle persone Lgbtqia+, che suggerisce ai datori di lavoro di sostituire il termine “madre” con quello ritenuto più neutro di “persona che ha partorito”. L’obiettivo è ovviamente quello di diffondere nelle aziende e nelle istituzioni pubbliche ogni tipo di iniziativa di inclusione per limitare le discriminazioni sul posto di lavoro. Si tratta di un’organizzazione che conduce da tempo battaglie emblematiche: per esempio quella, nei luoghi di lavoro, di far accedere alle toilettes per donne chiunque si identifichi come tale, a prescindere dai dettagli della burocrazia (scriviamo donne solo per chiarezza di comprensione infrastrutturale e non certo per limitare l’uso corretto dei wc dagli aventi diritto, putativi e reali).
Ora, però, la richiesta di eliminare da alcune documentazioni, bacheche e affissioni interne il termine
“madre” (ma anche “padre”) in quanto poco rispettoso delle differenze di genere non ha convinto molti dei destinatari della protesta. Gli amanti della polemica ricordano che Stonewall (al nono posto nell’importantissimo Workplace Equality Index del 2020) verifica solo i risultati di inclusione di aziende ed enti che si lasciano esaminare su base volontaria. Ma, soprattutto, che per far parte del programma (in pratica per essere bollinati come bravi e inclusivi) enti e aziende devono accedere al programma di qualificazione pagando abbastanza profumatamente la consulenza degli esperti in materia di inclusione, un bilancio complessivo piuttosto interessante.
Ora sull’ultima campagna, quella sul termine “madre” da mettere in archivio, è scesa in campo anche l’associazione FiLiA – nota organizzazione femminista – rilevando che la proposta sulla quale Stonewall spende energie in termini di
spinte lobbistiche (per ora respinte a Whitehall) si concretizza nel “mancare di rispetto a tutto il mondo femminile, e in particolare alle madri e alle donne incinte”. Forse “madre” si potrà dire ancora per un po’, almeno nel Regno Unito.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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