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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Voglia di cambiare. Cosa significa e come si mette in pratica

Mi capita spesso di incontrare persone che vogliono cambiare. Ma che significa cambiare? Eliminare pensieri ed emozioni "negativi"? Diventare qualcun altro? No. Credo che cambiare può significare cambiare il modo di stare con sé.

In genere decidiamo di cambiare, anche all’improvviso, perché siamo spinti da una situazione di malessere, abbiamo dei sintomi, viviamo delle ansie, ci sentiamo di umore depresso. Quasi sempre queste diverse manifestazioni della sofferenza psicologica sono frutto di una crisi evolutiva. Ma le crisi che attraversiamo hanno un senso. Possono, infatti, essere definite come  momenti di passaggio da una fase ad un'altra della vita e la sofferenza psicologica serve a spingerci verso un equilibrio più avanzato, ad evolvere. Può però accadere che la paura di cambiare ci impedisca di affrontare la crisi e allora rimaniamo impantanati tra il vecchio e il nuovo. 

Ma è mentre siamo bloccati che può emergere prepotente una richiesta di cambiamento esasperata, che a volte può tradursi in una sofferenza ulteriore, in grado di peggiorare le cose. E’ un po' come essere intrappolati nelle sabbie mobili: l’impulso immediato sarà quello di lottare e combattere per uscirne. Ma questo è esattamente ciò che non bisogna fare nelle sabbie mobili perché più combattiamo, più affondiamo e tenderemo a peggiorare la nostra situazione.

Esiste un modo, però, per salvarci da queste sabbie mobili: distribuire il peso del nostro corpo su una larga superficie. Lo stesso avviene con i pensieri che ci bloccano e non ci fanno prendere una decisione per cambiare la nostra situazione. Combattiamo e lottiamo contro pensieri e sensazioni, ma non consideriamo mai l’idea di lasciarli andare. A volte per paura. Paura di perdere noi stessi, la nostra identità fino ad allora faticosamente conquistata, la nostra immagine, il nostro ruolo.

Ma cambiare non significa dover diventare qualcun altro. Quello che cambia è il rapporto che abbiamo con noi stessi. Solitamente la permanenza di un problema nella nostra vita è sostenuta da comportamenti presenti e attivi nel contesto in cui viviamo. Questi comportamenti, non solo azioni, ma anche pensieri e sensazioni, spesso coincidono con dei tentativi di soluzione attuati da noi stessi, o da persone a noi vicine, che si preoccupano per il nostro benessere e che tentano di risolvere il nostro problema. Ed è qui il nodo del cambiamento: cambiare le tentate soluzioni. 

Ecco allora che possiamo provare a pensare il nostro cambiamento come un liberare risorse rimaste non espresse nelle esperienze passate: bisogni, capacità, gioie che, in qualche modo, nelle nostre fasi di sviluppo precedenti erano pensate come  “pericolose" o “inopportune”.  Per far ciò è necessario in primo luogo definire il nostro problema, la situazione che non ci piace, in termini concreti. Poi è opportuno iniziare a considerare tutte le tentate soluzioni che abbiamo messo in atto per risolvere il nostro problema. A questo punto possiamo definire con maggiore chiarezza il cambiamento che vogliamo effettuare e, solo dopo possiamo passare alla formulazione ed attuazione di un piano per provocare il cambiamento desiderato.

Cambiare può significare accettare le trasformazioni del nostro sé nel tempo che scorre e scandisce le nostre tappe dell'esistere, può significare accogliere dentro di sé la perdita di qualcosa che non sarà più per poter procedere verso mete di nuova maturità. Immaginiamo allora cosa possiamo fare se di colpo il nostro problema sparisce: come sarebbe il nostro cambiamento, cosa potremmo fare di diverso se riuscissimo ad uscire dalle nostre sabbie mobili? Cosa davvero vogliamo cambiare? Quali nuovi comportamenti vogliamo adottare?

E’ importante chiedersi cosa davvero vogliamo cambiare così da poter percepire il nostro problema in senso evolutivo ed iniziare a ricercare nuove modalità di comportamento. E possiamo stupirci nel notare come comunemente il cambiamento possa essere veicolato da situazioni insolite, a volte irrazionali, persino assurde, cioè estranee alla logica ordinaria (E.M. Secci, Le tattiche del cambiamento).

Ed è in questo processo che cresce il senso di accettazione di sé, di inclusione, di fiducia. I pensieri e le emozioni storiche si rilassano, abbassano i toni. I pensieri e le emozioni attuali possono allora disporre di più energie e spazi decisionali, permettendoci di uscire dalle sabbie mobili.

Non è facile e ci vuole tempo, ma si può fare.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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