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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Estate 'covid free', non alimentiamo le paure dei bambini

Questo periodo di  pandemia, costellato di paura e isolamento, ha generato diversi effetti nella vita di tutti noi e, da recenti studi, emerge che anche la percezione che hanno i bambini dello spazio e della relazione ha subito notevoli cambiamenti. La responsabilità ora di ritrovare nuovi equilibri sani è tutta nostra, degli adulti. Ora più che mai credo che serva il nostro impegno e anche tanto gioco  insieme.

Quali possono essere state le conseguenze che i lockdown e le distanze possono aver avuto sui nostri figli? Loro guardano il mondo con i nostri occhi, con gli occhi di chi hanno accanto, con gli occhi di chi si prende cura di loro e verso i quali mostrano profonda fiducia. Quindi genitori che hanno sperimentato in questi mesi un senso di rabbia, tristezza, ansia, solitudine e disorientamento hanno trasmesso proprio questo. Ovviamente siamo esseri umani; le emozioni, tutte, sia le belle sia le brutte, ci appartengono e possiamo e dobbiamo viverle, ma quando abbiamo bambini accanto dovremmo tenere a mente che le nostre azioni sono osservate da loro per essere poi emulate. E questo vale anche per il post-covid, per le riaperture e per la diminuzione delle misure di sicurezza. Ed ecco che i bambini possono essere subito più aperti a ricominciare a vivere se vedono i genitori tranquilli e se non si sentono sempre sotto controllo.

L’estate sembra proprio essere arrivata, quest’anno colorata di un bianco che indica il “covid free”. Ma come possiamo gestire noi genitori questa nuova estate nel caso in cui ci siano bambini spaventati (o genitori spaventati?) che non vogliono uscire? Prima di tutto sarebbe opportuno avere un  po' di coerenza tra il “dire di fare” ed  il “lasciar fare”. Se li facciamo uscire ma poniamo mille limiti e problemi come:“non avvicinarti”, “non toccare”, “non fare così”, è molto probabile che per il bambino qualcosa di potenzialmente piacevole e di ritorno ad una normalità pre pandemia, diventi di fatto come qualcosa di impossibile da vivere.

Sicuramente le regole sono necessarie, ma un bambino riesce a gestirne non più di tre. Con coerenza quindi possiamo selezionare quelle che sono più rilevanti. Un esempio? Mascherina, no mezzi pubblici e lavaggio delle mani. Non sono forse queste tra le fondamentali? È poi necessario evitare messaggi di rinforzo sulla paura, essere positivi e propositivi. E questo sempre, a prescindere dal colore delle nostre zone, indipendentemente dallo stato pandemico. I bambini hanno bisogno di un’immagine positiva interna del genitore, si fidano di mamma e papà, di coloro che se ne prendono cura. Sono le figure adulte di riferimento che hanno la responsabilità nel  mostrare e dimostrare, anche emotivamente e fisicamente, una possibile positività sul futuro, non solo a parole.

Come possiamo sentirci noi stessi se la persona di cui ci fidiamo di più in assoluto, dalla quale dipendiamo, si lava le mani trecento volte al giorno, se al giardino sulla panchina non si siede e  se controlla come ci muoviamo in continuazione? Ecco. E’ probabile che possiamo pensare che non c’è proprio nulla da stare tranquilli: il pericolo incombe su di noi, più di prima perché siamo anche fuori dalla nostra zona di comfort. Ed è questo quello che può sentire nostro figlio: capisce che non c’è da stare tranquilli e per questo forse è meglio non uscire. 

Una mamma mi ha raccontato qualche giorno fa di non comprendere come mai al parco spesso si trova ad essere sola, o con poche altre persone, mentre porta il proprio figlio a giocare. Possibile che i bambini possano aver disimparato a stare con gli altri bambini?  Questo è molto improbabile perché per un bambino è innaturale avere paura dell’altro in modo astratto. Se c’è questo timore forse qualcuno glielo ha instillato, è qualcosa che proviene probabilmente dall’esterno. Mamma e papà, i caregiver, possono e devono adesso mitigare queste preoccupazioni e paure, cercando magari di dare immagini rassicuranti, paragonando anche la situazione di mesi fa con quella attuale, per mostrare che ora va decisamente meglio. Se si ostinano a non uscire, a non voler tornare alle relazioni ed interazioni reali, anche perché ora non vogliono lasciare quelle virtuali, è importante non mollare.

Una possibile pigrizia del genitore, o un timore personale, che spinge a lasciare le cose come stanno e non fare la fatica di convincere i figli a uscire e riprendere le relazioni di presenza, rischia di generare paure ancora più amplificate e degenerare in dipendenze dalla realtà virtuale in tutte le sue forme ( giochi, chat, social). Come possiamo fare allora? 

Quale può essere una buona strategia post-covid? Giocare è la parola d’ordine. Portiamo i bambini a giocare, ovunque ci sia la possibilità di incontro, vanno bene anche i giochi semplici: pattini, palla, gessetti per colorare per terra,tutto ciò che può consentire di giocare con gli altri. Mantenendo le misure di sicurezza in essere, certo, ma lasciamoli giocare il più possibile. E anche in casa, il gioco è fondamentale perché trasmette una lettura più leggera delle relazioni col mondo. Trasforma tutto in qualcosa di più comprensibile, su cui si può scherzare.

Questo perché il contesto del gioco è protetto e fa vedere la realtà relativizzando gli aspetti più preoccupanti. Giocando insieme si comunica, si imparano le cose dell’altro, si ride. Poi credo sia molto importante rassicurare: non su cosa succederà, perché non lo sappiamo ancora, ma sul fatto che qualsiasi cosa succederà noi saremo con loro e affronteremo qualunque cosa, proprio come abbiamo fatto in passato e come facciamo anche ora.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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