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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Sentirsi sicuri e protetti. Il modo per potersi muovere liberamente

Almeno una volta nella vita accade che possiamo provare la sensazione di essere fragili, di aver bisogno di essere protetti. Si tratta di un bisogno basilare. Infatti tutti gli esseri umani hanno bisogno di un luogo che possa fornire protezione. E questo bisogno basilare è presente da quando nasciamo e  ci accompagna per tutta la vita. Il desiderio e la necessità di essere protetti non hanno però sempre la stessa intensità. Si fanno più forti, ovviamente, quando ci troviamo in uno stato di manifesta vulnerabilità, come quando ci ammaliamo o ci troviamo in un ambiente sconosciuto. In altre parole, quando ci troviamo a dover affrontare una qualsiasi situazione che implichi un rischio.

In situazioni di insicurezza, sfiducia o angoscia, aumenta il bisogno di avere accanto a noi persone e situazioni che ci facciano sentire protetti. Lo psicologo Abraham Maslow nel 1954 crea la piramide dei bisogni fondamentali dell’uomo. Questi bisogni sono: fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, di stima, di autorealizzazione. Come si può notare, il bisogno di protezione e sicurezza è uno dei bisogni fondamentali nell’essere umano. Sentirsi sicuri e protetti è una delle esigenze primarie per potersi muovere liberamente nel mondo circostante.

Quando siamo spaventati ci muoviamo in fretta, non prestiamo attenzione a ciò che ci circonda e usiamo come unico metro di misura la paura, tendendo a fare percorsi fisici e mentali già collaudati che ci fanno sentire al sicuro, ma che di fatto soffocano qualsiasi creatività.

Invece quando il bisogno di protezione e sicurezza si fa eccessivo, si mettono in atto dinamiche di controllo che cambiano radicalmente il nostro modo di agire e pensare. Ecco allora che per sentirci al sicuro magari tendiamo a mantenere tutto il nostro mondo sotto controllo: cose, persone, situazioni. Ma può succedere anche che questo bisogno di sicurezza si traduca nella necessità di tenere tutto sotto controllo al punto tale da diventare un’ossessione, causando perdita del senso della realtà, percependo il mondo circostante in modo confuso e a tratti distorto.

Cosa importante è comprendere che esiste una differenza tra essere protetti e sentirsi protetti. A volte le due realtà vanno di pari passo, altre no. Sentirsi protetti vuol dire sapere di poter fare affidamento sul sostegno di qualcuno in caso di bisogno. Essere protetti è invece un concetto più completo, riguarda l’attivazione vera e propria del sostegno altrui.

Sentirsi protetti è un sentimento molto confortante. Nasce nei primi anni di vita e dipende in gran parte da nostra madre o da chi si occupa di noi. È proprio nelle prime tappe della nostra vita che ci viene impressa un’impronta di protezione, o una carenza della stessa.

E’ la presenza della madre o di una figura di riferimento che si prenda carico di noi che ci dà una sensazione di onnipotenza nei primi anni di vita. Anche se potrebbe sempre accaderci qualcosa in qualsiasi momento, abbiamo la sensazione che nulla possa ferirci. Lo stesso accade anche in senso contrario; se soffriamo una carenza dal punto di vista protettivo, qualsiasi cosa ci appare minacciosa. Questi processi restano impressi in noi e influenzano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri con il passare degli anni.

Anche Bowlby (1984) descrisse la sua teoria dell’Attaccamento come un sistema comportamentale che ha lo scopo biologico di proteggere l’individuo (specialmente in età evolutiva) dai pericoli ambientali, mediante il mantenimento della vicinanza alle persone in grado di dispensare se necessari, sostegno, aiuto e conforto. Il lavoro di Bowlby, sia come ricercatore che come clinico, ha fortemente contribuito a riconsiderare l’approccio clinico alla psicopatologia e ai processi di adattamento dando maggiore attenzione alle funzioni interpersonali che a quelli intrapsichici relativi alle difese. In particolare, il concetto di modelli operativi interni ha contribuito a creare un ponte tra il tema delle rappresentazioni e lo studio e la comprensione degli schemi comportamentali.

Se nella prima infanzia e nella fanciullezza si instaurano legami coi genitori al fine di trarre protezione, successivamente nell’adolescenza e nella vita adulta sane a questi si aggiungeranno nuovi legami.

Quando si cresce dovremmo quindi tutti avere la sensazione di essere protetti, perché così si impara ad avere fiducia negli altri oltre che in se stessi. La prima conseguenza di questa sensazione è la capacità di stabilire facilmente vincoli affettivi. Al contrario, se si cresce con l’assenza di protezione, sarà molto difficile vincere la paura a legarsi affettivamente a qualcuno.

Ilaria Quattrociocche

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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