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La rimonta di Unicas. Dal sesto al terzo posto della classifica Censis

Piccola, sì. Ma tenace. L’università di Cassino e del Lazio meridionale nella classifica nazionale stilata dal Censis, in un anno (non particolarmente facile) ha guadagnato ben tre posizioni. E mentre Camerino e l’Unimol sono, rispettivamente, prima e ultima, Unicas oggi occupa un terzo posto di tutto rispetto. Al nostro ateneo le classifiche non sono mai piaciute molto, ma questa volta il rettore Giovanni Betta non ha potuto fare a meno di sorridere alla vista dei numeri e dei punteggi. Con una media di 84,7, se guardiamo indietro troviamo un sesto posto con 80,8 punti di media. Prima di noi, adesso, ci sono solo Camerino e Macerata, mentre al quarto posto sale la Tuscia, che un anno fa era all’ottavo posto. Il riposizionamento dei piccoli atenei statali, quelli che contano fino a 10mila iscritti, è calcolato come per tutti gli altri in base ai parametri legati a servizi, borse, strutture, comunicazione e servizi digitali, internazionalizzazione, occupabilità.

Andando a verificare nel dettaglio, non è che non ci sia da migliorare ancora, ovviamente. La voce più bassa che ci riguarda è quella dei servizi, che ci fa sprofondare al terzultimo posto in graduatoria, in buona compagnia di quella dei servizi. Al contrario, quella più alta è la comunicazione, che rispetto ad un anno fa guadagna sei posizioni e arriva a 97. Soprattutto grazie alla capillarità social dei messaggi, che nel periodo più critico della pandemia sono stati essenziali per raggiungere il più alto numero di studenti. E anche di famiglie. La vocazione internazionale del nostro ateneo, già rimarcata in tutte le occasioni ufficiali, adesso è certificata anche dal Censis. Con 87 punti dimostriamo di aver portato a casa un risultato che è il frutto di un orientamento ben preciso e mirato. Soprattutto per quanto riguarda l’area economica, che è stata il vero traino in questo ambito. Con 95,5 Cassino è al sesto posto della classifica generale. Più su ci sono Roma Tor Vergata, Venezia, Calabria, Pavia, Milano e Bologna. 

«Se Ingegneria rappresenta l’eccellenza nella ricerca, i corsi di economia lo sono nella didattica». E’ il commento della direttrice del Dipeg, Enrica Iannucci, che sottolinea come oggi si raccolgano i frutti di ben 14 anni di grande impegno, soprattutto quando il professor Porzio, presidente del Centro Rapporti Internazionali, propose l’istituzione del primo corso di laurea magistrale in inglese. Ne è passata di acqua sotto i ponti e adesso le residenze universitarie del Campus Folcara sono occupate in gran parte da studenti stranieri. Moltissimi quelli che a causa del Covid hanno seguito le lezioni da remoto, ma è questione solo di tempo e torneranno ‘in sede’. 

Tra i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) nelle prime quattro posizioni si mantengono stabili, rispettivamente, l’Università di Bologna, prima con un punteggio complessivo pari a 91,5, inseguita come lo scorso anno dall’Università di Padova. L’Università di Perugia mantiene la posizione di vertice della classifica dei grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti), ottenendo un punteggio complessivo di 92,7. Sale di due posizioni l’Università di Pavia, mentre anche quest’anno è l’Università di Trento a guidare la classifica dei medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti), con un punteggio complessivo pari a 98,7. 

La classifica dei politecnici è guidata anche quest’anno dal Politecnico di Milano (con un punteggio complessivo di 94,3 punti). Al secondo posto lo Iuav di Venezia (91,2 punti), che fa retrocedere in terza posizione il Politecnico di Torino (89,5), seguito dal Politecnico di Bari (83,0), che chiude la classifica.

Ri.Ca.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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