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La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche

La sindrome di Wendy, sempre pronta ad accudire il suo Peter Pan

Oggi parliamo della Sindrome di Wendy, con esplicito riferimento alla Wendy di Peter Pan, che giunta sull'Isola che non c’è si fece carico dei bimbi sperduti, della casa e anche di far ragionare Peter Pan ogni qualvolta fosse necessario. Questa sindrome, altrimenti conosciuta come “ Sindrome della crocerossina”, si manifesta in quelle persone che assumono le responsabilità degli altri come se fossero le proprie, con una predisposizione e vocazione materna, di solito rivolta verso il proprio partner o la famiglia. Infatti, Wendy è colei che, mentre i fratellini giocano e si divertono, aspetta e cuce, si prende cura di loro e Peter Pan, non tiene conto dei suoi stessi bisogni ma solo di quelli degli altri.

Spesse volte, ma non sempre, è una donna che si sacrifica, fino anche all'abnegazione, per qualcun altro, per un partner oppure per un figlio o un genitore, ma anche per un amico, con tutta una serie di modalità che vanno dal normale sacrificio a forme patologiche e devastanti. Queste persone inoltre trovano lo spazio di espressione per la loro caratteristica di iper responsabilità in un terreno molto fertile, quello di un perfetto Peter Pan, ovvero un soggetto particolarmente deresponsabilizzato, che si lascia accudire e curare.

Purtroppo non siamo nell’Isola che non c’è e succede che ci siano anche casi gravi in cui Wendy non accudisce un semplice Peter Pan, ma cade nelle trappole di un severo narcisista patologico, che è molto abile nel cogliere la propensione inconscia della crocerossina e riesce di solito a sfruttarla per il proprio tornaconto personale. Le persone si scelgono a livello inconscio e una donna con tendenze da crocerossina o, detto più tecnicamente, con tendenze masochistiche e rinunciatarie, tende ad "ingaggiare" inconsciamente un partner deresponsabilizzante, un eterno fanciullo, di modo da essere lei quella indispensabile, di cui lui non potrà fare a meno. Ma come ho detto è anche frequente che questo tipo di donna purtroppo incorra nell'incontro con un soggetto narcisista più o meno gravemente patologico, o sadico, e questo a secondo del livello di gravità del complesso masochistico della donna, potrà spingerla in abissi più o meno profondi. Si possono, cioè, stabilire nelle relazioni alleanze di coppie e di ruoli inconsci che non sono poi semplici né da riconoscere né da sciogliere

Come capire se siamo in  presenza della cosiddetta sindrome di Wendy? Di solito si ha una preoccupazione eccessiva per le questioni dell’altro, affinché stia bene e non abbia bisogno di nulla. Questo comportamento di accudimento assume caratteristiche patologiche quando poi ci si dimentica di noi, delle nostre necessità, dei nostri desideri, finché non si arriva a credere fermamente che senza di noi l’altro è perduto, non ce la può fare. Poi succede che la gestione di tutti gli aspetti e di tutte le persone che vogliamo accudire generano, ovviamente, estrema stanchezza. Ma nonostante la stanchezza si continua con atteggiamenti accudenti, prodigandosi per l’altro , come se questo prendersi cura del prossimo fosse la condizione unica per farci volere bene.

Si riconosce, quindi, questo tipo di persona accudente per la disposizione d’animo orientata ad una generosità assoluta, l'eccesso di quella che appare abnegazione, pazienza, tolleranza, sacrificio di sé, disposizione a porsi in posizione passiva, a rinunciare a sé, ai propri bisogni per anteporre quelli dell'altro causando anche grave danno alla propria vita.

Quali possono essere le cause di questa sindrome? E come fare per reagire?

Alla base sicuramente una bassa autostima, se non la completa disistima di sé. A questo vissuto si associa la speranza inconscia di ottenere amore, di essere riamati e guadagnare in autostima, il che non avviene quasi mai, anzi avviene spesso proprio il contrario, in quanto il partner deprezza la donna sempre disponibile e si viene a creare un circolo vizioso. Peter Pan non solo non aveva madre, ma non provava neppure il desiderio di averne una. Le riteneva persone sopravvalutate. E la profonda disistima, fino all'odio per se stessi, ha radici profonde nell’infanzia, radici che possono trovare la luce in un percorso di consapevolezza. E’ in questa fase di vita, all’età compresa tra 0 e 7 anni che, generalmente, si forma il carattere. 

“Tutti i bambini crescono, meno uno. Sanno subito che crescono, e Wendy lo seppe così. Un giorno, quando aveva tre anni, e stava giocando in giardino, colse un fiore e corse da sua madre. Doveva avere un aspetto delizioso, perché la signora Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò, -Oh, perché non puoi rimanere sempre così!- Questo fu quanto passò fra di loro circa l’argomento, ma da allora Wendy seppe che avrebbe dovuto crescere. Tu sai questo quando hai due anni. Due anni sono l’inizio della fine”.

Tale strutturazione è caratterizzata dalla combinazione di più aspetti: culturale, educazione, numero di fratelli, differenza d'età. Ma di solito, chi soffre di questa sindrome, ha sofferto l'assenza delle figure genitoriali di riferimento. Queste circostanze hanno portato il soggetto ad assumere responsabilità adulte. Un'altra causa determinante è l'aver vissuto una situazione di iper protezione, che ha portato a un blocco dell'autonomia e dell'indipendenza. Queste situazioni fanno sì che Wendy senta di esistere e di valere come essere umano solo quando fa qualcosa per gli altri. Per liberarsi da comportamenti tossici come questi è importante prenderne coscienza e dirigersi verso un cambiamento di rotta. È possibile allontanare questi comportamenti poco sani, migliorare la propria autostima, dispiegare le proprie vele con un gesto di amore, attenzione e cura  verso se stessi, almeno per una volta nella vita. 

“Dovete fare pensieri dolci e meravigliosi. Saranno loro a sollevarvi in aria. Tutto ciò di cui hai bisogno è fede, fiducia in te e polvere di fata” (James Matthew Barrie)
Ilaria Quattrociocche

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare una consulenza gratuita, in presenza oppure on-line, al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

 

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