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La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Quel buco nel cuore che impedisce di apprezzare l'amore che si riceve

Talvolta sembra che due partner vengano da due pianeti diversi. E’ ovvio che ci siano delle differenze tra due persone, ma sappiamo fino a che punto? Possono anche  intervenire delle modalità comportamentali che fanno riferimento alla nostra infanzia, quando cioè si costruisce la nostra identità e si pongono le basi per tutte le nostre relazioni future.

Facciamo un esempio: quante volte abbiamo desiderato la felicità della persona che abbiamo scelto come nostra compagna di vita? E quante volte è capitato che, per quanto ci siamo sforzati per tentare di renderla felice, lei non è mai contenta? Vogliamo darle il meglio che c’è, ci impegniamo ad essere premurosi e attenti a tutte le sue esigenze, eppure la sensazione che sperimentiamo è che non sia mai abbastanza. In altre parole, quello che accade è che, per quanto amore possiamo dare, la persona che amiamo non si sente abbastanza amata e sembra incapace di apprezzare quello che facciamo per lei.

Non solo: anche se veniamo ringraziati, poco dopo si verificano recriminazioni che innescano in noi sensi di colpa e sentimenti di inadeguatezza. In pratica, dunque, amiamo, ma  siamo accusati di non amare abbastanza, di non riservare per lei abbastanza tempo, attenzioni, cure. Come se la nostra persona si focalizzasse solo su una eventuale nostra piccola disattenzione, su di una naturale incomprensione. Vengono ignorati i tanti gesti di affetto o a volte sono letti in chiave negativa. Noi, per non perderla, ci sforziamo di più, ma ecco il circolo vizioso: più diamo, più siamo accusati di non dare. Allora tentiamo di amare di più e nel frattempo siamo accusati ancora di più  di non amare. Queste accuse poi ci fanno male, cominciamo a chiederci se non ci siano delle verità in tutto ciò, ci sentiamo inadeguati. E qui spesso la relazione giunge al capolinea.

Ma come mai possono esserci partner a cui non va mai bene niente? E’ possibile che le persone che appaiono insoddisfatte abbiano un vissuto profondo di deprivazione affettiva, spesso riconducibile alle fasi della primissima infanzia. Molto spesso sono stati bambini/e che hanno ricevuto poche attenzioni, hanno sperimentato sulla loro pelle il senso di trascuratezza, i cui bisogni affettivi di sicurezza, vicinanza emotiva e calore non sono stati adeguatamente soddisfatti dai genitori. E infatti questa problematica interessa di solito le persone con attaccamento insicuro, in particolare quelle con attaccamento disorganizzato.

Queste persone crescono come se avessero una specie di buco nel cuore e, quando finalmente trovano qualcuno che gli vuole veramente bene, sono incapaci di apprezzare l’amore che ricevono: non hanno mai fatto esperienza di questo amore, non lo conoscono! E l’amore che gli viene dato non basta mai. Questo buco affettivo è  decisamente troppo profondo per poter essere colmato da un compagno, per quanto amorevole possa essere. Sicuramente, ad un livello inconscio, c’è una sorta di richiesta di risarcimento per le tante volte che sono stati abbandonati a se stessi, trascurati, lasciati a piangere in un angolo. Si aspettano un amore incondizionato, proprio come dovrebbe essere quello di un genitore verso un figlio. Ma questa è una richiesta impossibile da soddisfare per chiunque, anche per il compagno più attento, che purtroppo è destinato con il tempo a deludere queste aspettative irrealistiche.

Sono aspettative irrealistiche perché quel partner non è il genitore, non è la fonte vera presso la quale si può soddisfare quel bisogno di amore. Un po' come quando, accaldati, dopo una intensa giornata di fatica, desideriamo bere acqua. Nel nostro cammino, verso la ricerca di acqua, magari incontriamo chi ci offre birra, aranciata, vino, succo. Ma nulla ci disseterà mai come ciò che in quel momento desideriamo con ogni nostra cellula, desiderio peraltro amplificato dalla deprivazione che ne abbiamo sperimentato e che ne stiamo ancora sperimentando. Solo l’acqua ci disseterà davvero, il resto non sarà mai abbastanza. Pur accettando altre bevande, al termine desidereremo di nuovo acqua, bisogno e desiderio non appagato.

Da qui si delinea, per il nostro partner non soddisfatto, un’ idea negativa delle relazioni; prima o poi le sue aspettative saranno deluse e ingannate e per questo motivo non riescono a fidarsi del partner, anche quando quest’ultimo si comporta in modo attento ed amorevole. Ma non è una sfiducia nel partner: è una sfiducia nella possibilità di essere amati. Spesso le persone con queste problematiche mancano di quella che gli psicologi chiamano “la costanza di oggetto” , ovvero la capacità di sentire l’altro dentro di sé anche quando non è fisicamente presente e di custodire dentro il cuore l’amore ricevuto. Senza la costanza d’oggetto, quando il partner non è fisicamente presente è come se non esistesse, dando luogo a sentimenti abbandonici, la persona si sente trascurata, non pensata, sola.

Il problema di queste persone è che, molto probabilmente, hanno avuto dei genitori sui quali non potevano contare dal punto di vista emotivo. E proprio per questo ogni relazione importante è vissuta con molte ansie e insicurezze, questo è ciò che la vita ha insegnato loro. E, se amiamo una persona con aspetti e modalità simili a quelli appena descritti, è importante farle sentire la nostra presenza, anche se non potrà essere illimitata, anche se non sarà per lei totalmente soddisfacente. Può essere d’aiuto decidere insieme un orario fisso per le telefonate e creare una routine di coppia che possa rassicurarla, inoltre sapere che vi vedrete e vi sentirete presto e sapere esattamente quando potete vedervi e sentirvi può aiutarla a contenere le sue insicurezze. Mantenendo le promesse e offrendole una disponibilità costante e prevedibile. Inoltre, la nostra persona potrebbe anche iniziare a prendere consapevolezza di questo suo funzionamento, accettando anche il fatto che il bisogno di quell’amore, non soddisfatto nelle fasi dell’infanzia, possa non trovare mai la sua piena soddisfazione e, attraverso questa accettazione, poter godere dei regali di vita e concentrarsi sulle cose buone di cui sicuramente sarà costellato il suo cammino.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare una consulenza gratuita, in presenza oppure on-line, al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com.

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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