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La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Afghanistan, un dramma infinito che spazza via l'infanzia e i suoi sogni

La guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, ha visto l'avvio delle ostilità con l'invasione del territorio controllato dai talebani da parte dei gruppi afghani loro nemici dell'Alleanza del Nord, mentre gli USA e la NATO hanno fornito, nella fase iniziale, sostegno tattico, aereo e logistico. In una fase successiva, dopo la conquista di Kabul, le truppe occidentali, in particolar modo statunitensi e britannici, hanno incrementato la loro presenza anche a livello territoriale per sostenere il nuovo governo afghano con l’ Operazione Enduring Freedom. L'amministrazione Bush ha giustificato l'invasione dell'Afghanistan nell'ambito della guerra al terrorismo seguita agli attentati dell'11 settembre 2001. Poi, a partire dall'invasione dell'Iraq del 2003, la guerra in Afghanistan ha perso priorità tra gli obiettivi dell'amministrazione degli Stati Uniti, riacquistandola solo a partire del 2009 con l'amministrazione Obama. Dal 2015 l'operazione della NATO ISAF è stata sostituita dall'Operazione Sostegno Risoluto, tesa a continuare l'aiuto al governo afghano con un minor numero di truppe, nel contesto di un aumento delle offensive dei talebani.

Nel maggio 2021 è stato avviato il ritiro dall'Afghanistan delle ultime truppe statunitensi e della coalizione NATO. In concomitanza con il ritiro però, le forze talebane hanno iniziato a lanciare attacchi in diverse aree del Paese, riconquistandone la parte settentrionale. Il 15 agosto scorso i talebani entrano anche nella capitale Kabul, prendendone potere. Portandoci su un’analisi di carattere umanitario, si ritiene che in Afghanistan ci siano stati 1,5 milioni di persone che hanno sofferto per fame, mentre 7 milioni e mezzo sono sofferenti per il risultato della grave situazione generale del Paese: la guerra civile, la carestia legata alla siccità, l'oppressivo regime talebano e l'invasione a guida statunitense. Ma la guerra, purtroppo, non è solo questo. 

I bambini in guerra sono duramente colpiti sia fisicamente sia psicologicamente dal contesto di violenza in cui vivono. L’esposizione ad armi da fuoco, esplosioni e bombardamenti minaccia la loro vita, la loro infanzia e il loro futuro. La vera entità del problema non è pienamente conosciuta, ma le frammentarie informazioni presenti sul tema fotografano una situazione drammatica, in cui i bambini pagano sempre il prezzo più alto. Nel caso in cui bambini o adolescenti siano sottoposti ad amputazioni, spesso rischiano di avere problemi anche a livello sociale, educativo ed economico. Inoltre, i bambini hanno più probabilità di subire ferite alla testa, incluse commozioni cerebrali, perdita dell’udito e danni alle cellule nervose. Senza un’adeguata riabilitazione possono rimanere fortemente danneggiati anche in età adulta.

I bombardamenti, gli attacchi aerei e ogni altro tipo di violenza ai quali sono purtroppo continuamente esposti, oltre a provocare effetti devastanti sul corpo, mettono in grave pericolo anche la loro salute mentale. Assistere agli orrori e alla violenza del conflitto può trasformarsi in tormento e ossessione, come accade anche per i tanti bambini siriani terrorizzati dal rumore di ogni aereo. Di conseguenza, aumentano i rischi di essere vittima di violenze come quelle sessuali, domestiche, di genere, atti di bullismo, sfruttamento, come il lavoro minorile, e pericolo concreto di essere arruolati in gruppi armati. Senza dimenticare, poi, che le  ingiustizie e le vulnerabilità già esistenti in periodi di pace si inaspriscono durante la guerra.

Si radica fortemente la paura del futuro. Il domani è di difficile interpretazione per i bambini in guerra e questo è, indubbiamente, fonte di stress e ansia. I pensieri che occupano le loro menti sono “la guerra può non finire”, “posso perdere i miei genitori, i miei fratelli, i miei parenti ed amici”, “posso non avere più cibo”. La sovraesposizione allo stress e la prolungata attivazione del naturale sistema di risposta dell’organismo possono avere una serie incommensurabile di conseguenze negative sulla salute mentale dei minori, dalle quali riprendersi, anche per un adulto, non è facile. Esposti ad un’ ampia gamma di emozioni innescate dalla sindrome dello stress post traumatico vivono nel terrore che l’esplosione avvenga nuovamente, con la preoccupazione costante per l’incolumità delle persone significative o il timore di essere separati dai propri cari, paura di morire.

E poi, ancora, possono provare disagio per le ferite e i cambiamenti fisici, come inadeguatezza, rabbia, vergogna, ansia. Altre reazioni comuni conseguenti allo stress post traumatico dei bambini in guerra sono i disturbi del sonno e alimentari, difficoltà di concentrazione o confusione, incubi notturni, incapacità a stringere rapporti sociali o provare rabbia e assumere atteggiamenti aggressivi. I disturbi e il malessere psicologico provocati da tutti questi fattori possono influenzare lo sviluppo e il comportamento, oltre che il benessere generale e, se non adeguatamente trattati in tempo, rischiano di diventare problemi permanenti, ovvero "ferite" difficilmente rimarginabili in età adulta. Per questo, sono necessari interventi sul campo il prima possibile che garantiscano cure, protezione e sicurezza (www.savethechildren.it).

Infatti, lo sviluppo sociale ed emotivo di ogni bambino è legato ad una presenza costante e attenta degli adulti. Oltre ad essere separati dai propri familiari o, nei casi peggiori, rimanere orfani, c’è il rischio che i bambini possano essere “abbandonati” anche dagli operatori umanitari per interruzione delle attività della rete di sostegno oppure per problemi psicologici degli stessi. In situazioni del genere, anche gli operatori possono subirne le terribili conseguenze, pregiudicando così la capacità di fornire l’adeguata assistenza al bambino. Così i minori si ritrovano soli, sofferenti e esposti ancor di più ai rischi di sfruttamento, rapimento e/o arruolamento nei corpi armati.

Le guerre distruggono il tessuto sociale che dovrebbe supportare il sano sviluppo di ogni bambino, come frequentare la scuola e avere a disposizione delle strutture sanitarie. Come risposta pratica, la Paediatric Blast Injury Partnership (PBIP) ha pubblicato un manuale (Pediatric Blast Injury Field Manual) per supportare dottori e chirurgi che lavorano con bambini colpiti da armi da fuoco. Il manuale rappresenta uno strumento di guida alle procedure di cui hanno bisogno i bambini sopravvissuti, contiene alcune indicazioni per supportare i giovanissimi verso una guarigione completa e include un approfondimento sul trattamento necessario per rispondere ai traumi psicologici causati dall’esposizione ai bombardamenti.

A livello sistemico generale, tutti gli Stati dovrebbero prevenire e mitigare l’impatto della guerra sui bambini rispettando le leggi e gli standard internazionali; perseguendo quanti compiono violazioni e crimini contro i bambini; supportando azioni pratiche per proteggere i bambini in guerra e assicurare l’accesso alle cure e all’assistenza. Nonostante la raccomandazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite di non utilizzare armi esplosive nelle aree abitate, nonostante la dichiarazione congiunta di 50 paesi che esprime preoccupazione proprio su questo punto, le armi continuano a causare danni irreversibili sui civili. Molto ancora deve essere fatto dagli Stati per costruire consapevolezza e accordi politici su questo problema al fine di prendere provvedimenti concreti per proteggere bambini e civili dall’impatto delle guerra, dal momento che sembra impossibile fare a meno di quest’ultima.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare una consulenza gratuita, in presenza oppure on-line, al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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