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La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche La psicologa dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Le aspettative disattese e l'accettazione di sé che genera il cambiamento

Ognuno di noi porta con sé un bagaglio di aspettative ovvero di previsioni create sulla base delle proprie esperienze passate, utilizzate per orientarsi nel futuro. Queste aspettative possono avere un ruolo adattivo, ma spesso possono essere ostacolanti. In che modo, forse ora vi starete chiedendo? Accade che il dramma dei rapporti e delle relazioni, che siano di amicizia, d’amore o di parentela, specialmente genitoriale, si origina spesso dalle aspettative che abbiamo verso gli altri.

E, allora, cos’è un’aspettativa? Un’aspettativa è un comportamento oppure una qualità che tendiamo ad “aspettarci” da una situazione e soprattutto dalle altre persone in contesti e circostanze che riguardano anche noi. E’ inevitabile che ciascuno di noi porti con sé un bagaglio di aspettative, fatto di previsioni nostre che abbiamo creato, sempre noi, sulla base delle nostre esperienze passate e che ci sono utili per orientarci nel futuro. Più nello specifico, possiamo dire che un’aspettativa è un comportamento, oppure una qualità, che tendiamo ad “aspettarci” da una situazione e soprattutto dalle altre persone, in contesti e circostanze che coinvolgono anche noi.

Ora è importante chiarire che un’aspettativa può essere unidirezionale, cioè nasce da noi stessi, ed ha un’ unica polarità, quella della persona che la possiede, ovvero noi. Il problema però è che nella realtà, ogni situazione e circostanza, ha almeno due polarità. Quindi se da una parte c’è la nostra aspettativa, dall’altra ci sono gli ostacoli, gli imprevisti, la fatica, le opportunità che possono non presentarsi, i limiti nostri personali e dell’altro. Nelle relazioni affettive, qualunque esse siano, l’altra persona, essendo “altra”, non è da considerarsi un prolungamento di ciò che siamo e di conseguenza non corrispondente alle nostre aspettative. Il sistema delle aspettative, come ogni sistema, va conosciuto e riconosciuto, stando bene e attenti soprattutto a non sopravvalutarlo.

Un’aspettativa può anche rappresentare un’aspirazione, un desiderio, un sogno, un’attesa che parte da noi stessi e che direzioniamo verso gli altri. Ma è importante che consideriamo l’altro, necessariamente, come una persona autonoma, con le sue aspirazioni, che possono essere diverse dalle nostre e che in ogni caso meritano, quanto meno, lo stesso rispetto delle nostre.

"Io sono io. Tu sei tu.

Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.

Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.

Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.

Se ci incontreremo sarà bellissimo;

altrimenti non ci sarà stato niente da fare” (F. S. Perls ,“Preghiera della Gestalt”).

Di solito le relazioni con le altre persone diventano particolarmente difficili da gestire quando vogliamo avvicinarci all’altro con un bagaglio eccessivo o eccessivamente rigido di aspettative. Avere delle aspettative nei confronti dell’altro spesso vuol dire anche essere giudicanti nei suoi confronti, qualora l’altro non incontri e soddisfi le nostre aspettative. E questo, ovviamente, accade quasi sempre.Inoltre, mentre noi siamo portatori di queste aspettative l’altro respira in noi dalla nostra comunicazione sia verbale che non verbale, sappiamo bene la forza comunicativa di semplici gesti, espressioni del volto o sguardi; un atteggiamento giudicante di chi in un certo senso attende che l’altro cada in un punto di insicurezza ed errore.

Chiaramente la condizione psicologica in cui rischiamo di mettere l’altra persona non è certo per lei rassicurante, anzi: probabilmente il nostro più o meno implicito atteggiamento susciterà delle reazioni di insicurezza tali che la persona realmente, sentendosi in difficoltà, potrebbe apparire diversa da quello che è, per paura della reazione che teme di suscitare in noi (R.M.Esposito).

 

Ma possiamo scegliere, riconoscendo le nostre aspettative come “nostre” , di rispettare l’altro diverso da noi nelle nostre relazioni ed in quel momento  

“Sarò con te. Sarò con te con il mio interesse, la mia noia, la mia pazienza, la mia rabbia, la mia disponibilità.

Sarò con te […] ma non ti posso aiutare.

Sarò con te. Tu farai quello che riterrai necessario”

Ed in tale ottica 

“La consapevolezza di per sé può essere curativa. Dato che con una piena consapevolezza si diventa autoconsapevoli dell’autoregolazione dell’organismo, si può lasciare che l’organismo prenda in mano la situazione senza interferire, senza interrompere: della saggezza dell’organismo ci si può fidare” (F. S. Perls ,“Preghiera della Gestalt”).

Perls,psicanalista tedesco, lo aveva sottolineato più volte, il riversare sugli altri responsabilità e frustrazioni personali, impedisce qualsiasi processo di evoluzione personale. Dietro le aspettative, infatti, si nasconde la “non accettazione” dell’altro/a, vale a dire “sto con te, perché mi aspetto che tu agisca o faccia così. Quando ciò non avviene, e le aspettative vengono puntualmente disattese, subentra il dramma. Ovviamente,poi, le aspettative che abbiamo noi, vanno pari passo con le aspettative che l’altro/a ha nei nostri confronti. E allora possiamo veramente dire  che costruiamo intorno a noi rapporti autentici? Oppure creiamo rapporti di affari? E’ un po' come dire: “Tu mi piaci così come sei, solo che ti vorrei diverso”.

E’ importante comprendere che l’altro ci fa semplicemente da specchio. Questo non significa che le nostre relazioni sono tutte sbagliate, ma è importante restare in un stato di “presenza”, vivendo la bellezza della vita giorno dopo giorno, imparando così ad accettare gli altri e soprattutto noi stessi  per quello che siamo, in un mondo che fa ciò che vuole. Così, senza aspettative. Ed è proprio quando ciò accade che avvengono i miracoli e tutto si trasforma, esattamente, come scriveva Carl Rogers, padre dell’approccio centrato sulla persona: “Esiste un curioso paradosso, quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare”.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare una consulenza gratuita, in presenza oppure on-line, al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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