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Cassino e il colle dell'Ascensione: nella chiesa del XIII secolo tra ex voto e grande fede. Il video

Altra tappa de "Luoghi e tradizioni", rubrica de L'inchiesta - Tv curata dallo studioso locale Benedetto Di Mambro.

Alle falde del Monte Aquilone, in territorio comunale di Cassino e posto in alto alle spalle della frazione San Michele, c’è un colle detto dell’Ascensione o dell’Ascenza. E’ un frequentatissimo luogo di culto mariano su cui sorge un antico santuario dedicato alla Madonna dell’Ascensione. Sappiamo che già nel XIII secolo vi era una chiesetta dedicata a Santa Maria de Ascenti e accanto vi era una cava di inerti. La bruttissima cava c’è ancora, proprio sul lato sinistro della chiesa, ed è tuttora attiva. A parte questa bruttura, il luogo è di un’amenità assoluta, immerso fra ricchi uliveti e da cui si gode un vasto panorama della città di Cassino, di Montecassino, della Rocca Janula, di Monte Cairo e di Monte Trocchio. 40 giorni dopo la Pasqua, con l’accorso di una gran moltitudine di fedeli provenienti da Cassino, Cervaro, San Vittore del Lazio, Sant’Elia Fiumerapido e Atina, vi si celebra la Festa della Madonna dell’Ascensione, a ricordo dell’Ascensione di Cristo in Cielo quaranta giorni dopo la sua Resurrezione.

Maria era lì presente insieme agli Apostoli. Come dicevamo, la chiesa già esisteva nel 1200 ma nel appariva 1400 decaduta e distrutta. Da un’epigrafe incastonata nella facciata del Santuario sappiamo che fu ricostruita, più grande, nel 1640. L’epigrafe riporta la data del 12 ottobre. L’interno è interamente restaurato e sull’altare maggiore troneggia la statua lignea della Vergine riprodotta una decina di anni orsono da artigiani di Ortisei. Il simulacro è la copia della primitiva statua settecentesca ricavata da una vecchia effige ed è tipica dell’arte religiosa napoletana delle Madonne vestite del XVIII secolo.

Importante particolarità della sagrestia, fino a pochi anni fa, erano centinaia di ex voto per grazia ricevuta, affissi alle pareti: retaggio contadino ottocentesco, costituito da abiti del “giorno di festa” e soprattutto abiti da prima comunione, da cresima e da sposa. Oggi, ci dice il parroco don Mario, sono stati restituiti alle famiglie discendenti per disinfestazione e pulizia. Man mano stanno rientrando in Santuario.  

Benedetto Di Mambro

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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