L'Inchiesta Quotidiano OnLine
Carlo Tavares in una foto presa dal sito specializzato in informazioni finanziarie Business24tv.in Carlo Tavares, ad di Stellantis, in una foto presa dal sito specializzato in informazioni finanziarie Business24tv.in

Mappe in movimento, la china pericolosa dell’auto mentre il Lazio meridionale teme il peggio

Non pare a molti osservatori di cose Fiat-Fca-Stellantis che possa essere decisivo un termovalorizzatore - come pur propone il numero uno di Unindustria Cassino (che sicuramente conosce aspetti ed elementi ulteriori rispetto a quelli apparsi all’opinione pubblica) - per allontanare lo spettro dello smaltellamento del sito Alfa Romeo di Piedimonte San Germano ormai interamente in mani e intelligenze francesi (sciovinistiche con naturalezza indisponente). Per l’elettricità la Fiat fa da sé da parecchio tempo (oggi con due impianti interno di cogenerazione, uno dei quali gestito da Meta Energia). Per la termodistruzione dei rifiuti industriali prodotti non si sa bene come si organizzi ma c’è da dubitare che questo sia il nodo centrale dell’eventuale debacle che si teme possa essere all’orizzonte.

Non porta bene neanche che i sindacati invochino i contratti di “espansione”: che non espandono proprio per niente l’organico. A differenza di quanto il nome vorrebbe dare ad intendere all’opinione pubblica: essendo una sorta di escamotage in cui si obbligano le aziende che si alleggeriscono di personale, almeno a riprendere una quota - sebbene ridotta rispetto alle espulsioni - di ragazzi al primo impiego. Tecnicamente si tratta della concessione di cassa integrazione straordinaria e agevolazioni per l'esodo anticipato dei dipendenti più vicini alla pensione, a fronte di un piano di assunzioni di giovani anch'esse agevolate. Anche a Piedimonte sono stati  poco meno di 400 ad andar via dalle linee produttive con questo sistema e adesso si è raggiunto un accordo anche per i settori amministrativi e non legati direttamente al montaggio delle auto. Ma è davvero questa la partita che deve giocare un sindacato nelle condizioni in cui versa il settore automotive italiano?

C’è poi l’assenza disarmante del territorio sulle questioni decisive come appunto questa di Stellantis: resta ben asserragliata negli enti una classe dirigente evanescente e disinteressata rispetto a temi di portata strategica per le future generazioni. Non s’è preoccupato di creare quell’“ambiente attrattivo” per gli investimenti che gli eletti ripetono a memoria ad ogni dichiarazione ufficiale come fosse la poesia di Natale. Ma ha ubbidito alla chiusura dei consorzi industriali ed alla concentrazione nel carrozzone romano senza fiatare. Il manovratore e la filiera politico-affaristico-giornalistica connessa non vanno disturbati. A Torino la sindaca Appendino ha ottenuto che i vertici dell’azienda si presentassero in Consiglio comunale almeno ad abbozzare una sorta di difesa delle scelte di un Gruppo ormai abituato ad umiliare gli italiani (visto che non li considera nemmeno adatti a dirigere i marchi che rappresentano la storia ed il dna del nostro Paese). A Roma Zingaretti viene inutilmente da settimane invitato a convocare l’azienda per capire cosa ne sarà di Cassino.

Ma i francesi fanno solo i francesi (inutile aspettarsi che diventino tedeschi o giapponesi in fatto di industria). Del resto le colpe per la china poco onorevole che percorre l’automobile italiana sono tutte nazionali, a cominciare da quelle della famiglia Agnelli che dal Paese ha ottenuto solo fama, soldi e attestati di benemerenze probabilmente sovrastimati. Oggi si poteva almeno ritenere che il ministro Giorgetti scendesse in campo per pretendere impegni precisi ed invece - l’ha dichiarato lui stesso in Parlamento - s’è tranquillizzato pur avendo ricevuto «rassicurazioni di tipo generale, non di tipo particolare». Il 2021 doveva essere l’anno delle versioni ibride di Giulia e Stelvio e della salita produttiva del Suv Maserati. L’attesa continua. Ma non è più questo il problema perché è evidente che la questione è di tenuta - negli scenari politici del gruppo e non per questioni di costi - dello stabilimento divenuto simbolo del passaggio di mano del timone, ormai trasferito oltralpe.

Perché Piedimonte è oggi quel che Sergio Marchionne aveva progettato a suo tempo coi mezzi che poteva mettere in campo. E’ il suo sogno realizzato anche se rimasto incompiuto e, soprattutto, abbandonato dai suoi successori. Piedimonte appare inviso ai francesi che tagliano servizi e se ne fregano pure della qualità ma anche agli Elkann non era evidentemente simpatico: non casualmente insediarono come Ceo il britannico Mike Manley che mai si degnò di visitare le linee cassinati del Biscione e mai pronunciò parola. Eppure Piedimonte è l’unico sito di tutta Stellantis (con l’eccezione della nicchia Maserati) che produce vetture dalla struggente bellezza e potenza di Stelvio e Giulia: auto che non hanno paragoni nella galassia grigia dei modelli transalpini. Non a caso Marchionne le fece progettare per fare concorrenza alle tedesche che rappresentano l’eccellenza. Non certo per “gareggiare” con le Peugeot. Mentre Peugeot oggi è diventato l’incredibile standard di Stellantis. Eppure in Europa la meccanica italiana è seconda solo alla Germania. Gli altri dovrebbero scendere dalla cattedra. In attesa che Carlos Tavares sentenzi anche sul futuro di migliaia di famiglie del Lazio meridionale, bisognerebbe correre ai ripari, ammesso che si sia ancora in tempo. Il tavolo auto alla Regione Lazio è un ricordo, le consulte varie non si riuniscono manco ed i sindaci stanno zitti sapendo che, prima o poi, il bubbone scoppierà e farà pressione sui servizi sociali.

Dopo la lunga pausa estiva (oltre un mese di stop tra ammortizzatori sociali e ferie), le attività sono riprese per alcuni giorni per poi fermarsi ancora per via della carenza di semiconduttori: oggi e domani niente produzione a Piedimonte, ad esempio. Ma all’orizzonte potrebbe esserci un temuto maxi-stop produttivo in autunno. A questo si aggiungono voci di un piano di esuberi da 12mila persone - ne ha parlato nei giorni scorsi sulle nostre colonne il coordinatore di Articolo Uno Ambrosiano - che equivarrebbero alla cancellazione di due stabilimenti. Insomma, scongiuri a parte, o si riequilibra il peso dei francesi nel capitale sociale o tocca rassegnarsi alle decisioni di soci e manager distanti dagli interessi del nostro Paese e del nostro territorio.

Parigi appare sgradevole e lontana. Marchionne è un rimpianto. Quant’eravamo più vicini ad Auburn Hills, Michigan, Stati Uniti.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604