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Mappe in movimento. Se il Pd ammainasse le insegne anche all’ombra del Campanile

«Ecco il simbolo per le suppletive nelle province di Siena e Arezzo. Scelto per privilegiare allargamento e spirito di coalizione»: Enrico Letta l’ha giustificata così la sua scelta di concorrere senza insegne Pd. Per poi sbandierarle sul palco della Festa dell’Unità di Bologna. Ma le due scene segnano un’altra tappa della parabola discendente di quello che restava l’ultimo partito sulla scena politica nazionale. In provincia di Frosinone Francesco De Angelis, massimo esponente dem e padrone del pacchetto di maggioranza del suo partito, non ha sentito la necessità di giustificare il caso Sora e la figuraccia con la Gemmiti. Lungo il Liri la partita dem è però con tutta evidenza compromessa. Invece ad Alari il Pd è in corsa grazie al navigatissimo Fabio Di Fabio che, comunque, resta uomo di Antonio Pompeo e non sembra proprio un “esecutore a comando”, come devono essere gli uomini della nota filiera. Ma quel che conta davvero è che siamo alla vigilia dello scontro politico ed elettorale per il capoluogo. E già oggi si giura che il simbolo dem non sventolerà neppure all’ombra del campanile di Santa Maria. Il civismo imperante e trasversale avrà la meglio perché non c’è ragione per mettersi in testa cappelli colorati se - sotto - il cervello ragiona con le stesse identiche logiche di potere. La matematica dei consensi è la stessa sia se la si conti con casacche di destra, di centro e di sinistra. Luoghi ideali scomparsi come dissero i Cinquestelle e qualche altro opportunista che va per la maggiore ai posti di comando.

Ci saranno le primarie di coalizione? Francesco De Angelis le aveva lanciate lo scorso febbraio con un gancio immediato a Stefano Pizzutelli, consigliere comunale di “Frosinone in Comune” e di sicura matrice di centrosinistra: «Saranno i cittadini a decidere, non le segreterie dei partiti. La coalizione dovrà essere aperta alle forze migliori della città, con un programma fortemente innovativo e di cambiamento. Penso che su questi punti ci siano tutte le condizioni per avviare, anche con il consigliere Pizzutelli ed il suo movimento civico, un confronto programmatico utile e condiviso». Insomma, ha preceduto alla grande la lezione di Letta quanto ad “allargamento” ed a “piazze grandi”. Che poi è stata la lezione di Zingaretti che - subito e silenziosamente - alla Regione, per scavalcare l’anatra zoppa, aveva ingabbiato i Cinquestelle: quando si parla di abusivismo edilizio e si allarga l’appartamento di qualche stanza senza guardare troppo al “capello”. Un po’ così.

Comunque, da inizio anno in poi, il commissario del consorzione industriale unico era stato a lungo in silenzio sull’argomento. Al punto che Michele Marini aveva chiesto dai giornali che fine avessero fatto le primarie del capoluogo. Negli ultimi giorni il tema è tornato attuale e sembra che i concorrenti al momento siano Mauro Vicano e il citato Stefano Pizzutelli. Insomma senza ombra di pidini in corsa, anche perché sarebbero cotti a dovere a fuoco lento sulla cucina del leader maximo e dei suoi collaboratori. A meno che non si presti all’operazione il consigliere comunale Angelo Pizzutelli, che oggi al collega di Ciociaria Oggi Corrado Trento, ha dichiarato che, oltre ad essere pienamente d’accordo con la linea De Angelis, è convinto dell’assoluta «indispensabilità delle liste civiche, aggiungo che c’è la possibilità di essere attrattivi anche per chi in questi anni è stato posizionato altrove». Con riferimento chiaro al Polo Civico di Granfranco Pizzutelli. Anche perché, di sicuro, Michele Marini non sarebbe e non potrebbe essere della partita, per ovvie ragioni legate alla sua storia personale di ex sindaco tra i più popolari che Frosinone abbia avuto. Ma anche perché sono dieci anni che il caso Marini non viene risolto dai vertici dem. Figura troppo ingombrante per essere accontentata con una sistemazione in enti medi. Un concorrente diretto del leader massimo. Dove cavolo piazzarlo se non a concorrere da parlamentare o da consigliere regionale? Ma quelle sono caselle già contese o perfino assegnate. Eppure Marini, quando arrivano le comunali, viene visto dallo stato maggiore dem come una sorta di bancomat del voto: ribadiscono che è indispensabile per vincere a Frosinone. Ed hanno pure ragione a voler ricordare la debacle di Cristofari nel 2017. Senza Marini il centrosinistra si fermò al 27%, quando siamo sia Marini che Domenico Marzi lo spinsero al 50%. In questi scenari manca il Pd e manca l’intero centrosinistra perché siamo nella stagione della post-politica oltre che della post-verità.

Uno scenario in cui non casualmente Mauro Vicano è destinato a vincere (le primarie). Il Pd non presenta il simbolo con un candidato a sindaco che non ha la tessera dem e ribadisce la sua civicità ad ogni occasione, pur essendo uomo di De Angelis. E’ da tempo che il centrosinistra non discute. Vincenzo Iacovissi, dirigente nazionale del Psi, l’ha ricordato anche lui a Trento: «Per come è impostato il dibattito, nutriamo delle perplessità. Intanto perché tutto quello che apprendiamo, lo apprendiamo dai giornali. Il centrosinistra non si riunisce da tempo immemorabile a Frosinone. Non esiste una prospettiva di coalizione in questo momento». Appunto. «Molto trasversalismo e pochi contenuti», conclude il socialista. Proprio così. Perché, altrimenti, come valutare che si faccia un accordo con il centrodestra di Gianfranco Pizzutelli sancito dal decreto di Zingaretti che lo nomina presidente di Asp Ceprano? Perché il presidente pd della Regione dovrebbe firmare per un incarico del genere a favore di una aggregazione di civici che è al governo di centrodestra della città di Frosinone? Indecifrabile (ragionando di centrosinistra del capoluogo) anche la nomina all’Ater del presidente Andrea Iannarilli, ottimo avvocato in Frosinone, ma professionista di Veroli. Se si è in campagna elettorale nel capo­- luogo un incarico del genere sarebbe potuto servire, ad esempio, a recuperare i socialisti. Ma questi sono ragionamenti da prima Repubblica.

Caso Marini e caso socialisti a parte, resta per Vicano una questione che lo stesso sindaco Nicola Ottaviani avrebbe ribadito in un faccia-a-faccia con De Angelis. Il Comune di Frosinone si è infatti costituito parte civile nella nota causa contro la Saf, nel processo per il mancato trattamento dei rifiuti. Vicano era presidente della società consortile ed oggi, oltre che indagato, è in attesa dell’udienza Gup sul rinvio a giudizio o meno. Il sindaco del capoluogo avrebbe evidenziato come la cosa concretizzi un’ipotesi di incompatibilità che potrebbe diventare il tema dominante della campagna elettorale del centrodestra contro lo schieramento avversario.  Poi resta Marini che potrebbe candidarsi per rompere le uova a tutti. Questo sì che sarebbe un bel trasversalismo.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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