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Io Corro per Loro, i piccoli pazienti che lottano per guarire

Settembre è il mese internazionale di sensibilizzazione sull’oncoematologia pediatrica. Da giovane professionista, riconosco il considerevole impegno e la gestione del carico delle emozioni legate al lavoro nell’infanzia e nell’adolescenza, in modo particolare quando questa fascia di popolazione è colpita da tumore infantile. Con tumore infantile si fa riferimento a tutti quei tumori che colpiscono i bambini. I tumori più frequenti che affettano questa categoria sono le leucemie, i tumori cerebrali, i linfomi e i tumori ossei.

I primi tumori infantili furono diagnosticati intorno agli anni ’50 e, all’epoca, solo il 20% dei bambini poteva sperare di guarire. Oggi, invece, l’80% dei bambini riesce a raggiungere l’età adulta grazie all’aumento delle diagnosi precoci e del miglioramento dell’accesso alle cure. L’insorgere di questa patologia può comportare, nella vita di un bambino, una serie di cambiamenti sia a livello psicofisico che relazionale, incidendo sulle sue dimensioni più intime e personali, limitando autonomia e indipendenza dalle figure di riferimento primarie.

Bisogna considerare che in seguito a una diagnosi di cancro potrebbe emergere una profonda disorganizzazione con l’uso di meccanismi e strategie di difesa quali la negazione, l’isolamento, la proiezione, la regressione, ecc. che potrebbero portare il soggetto a sviluppare psicopatologie come: alterazioni dell’immagine corporea, sintomi depressivi, somatizzazioni, isolamento e disagio sociale che possono legarsi al trattamento (Moore et al., 2003), ma anche difficoltà affettive, comportamentali, scolastiche (Meyer et Kieran, 2002) e il PTSD, disturbo da stress post-traumatico (Roy et Russell, 2000). 

Oggi vi propongo questo breve articolo  poiché sento di aver ricevuto in dono il vissuto della dott.ssa Grazia Paradiso, Psicologa, la quale con tatto e gentilezza mi ha condotto su strade dissestate dal dolore, nel cuore delle esperienze di bambini ricoverati in ospedale e bambini che afferiscono al day hospital oncoematologico. Ogni storia clinica, ogni storia familiare è diversa: così ogni interazione, comunicazione con piccoli e grandi, è scelta su misura dell’interlocutore. Il lavoro dello psicologo psicoterapeuta nell’età evolutiva è meno avvicinabile rispetto al lavoro nell’età adulta.

“Cosa farete insieme?” è la domanda che i genitori pongono sempre all’inizio. È una modalità di lavoro pensata sui canali comunicativi e dell’espressività del bambino: dialogo, gioco, disegno. Tantissimi disegni danno voce alle paure dei bambini, tanti altri hanno spiegano con colori e forme i trattamenti medicali che dovrebbero ricevere. Il bambino si evolve con la dinamica familiare e relazionale intorno a lui: durante lunghi mesi di malattia, la famiglia è sovraccaricata da tensioni, i bambini hanno una perspicacia incredibile, in molti casi fanno domande, alle quali i genitori non “riescono a rispondere”.

Tante sono state le domande rivolte a me: “Morirò?”, “Perché mamma piangeva ieri?”.  Per un genitore, invece,  affidare le cure del proprio figlio ad un professionista significa intanto accostare dei sentimenti di preoccupazione e dolore rispetto al malessere dei figli, tale da portare a cercare aiuto; significa anche entrare in crisi rispetto al proprio ruolo genitoriale,  si insinua una sensazione di non essere “abbastanza”.

“Non sono stato in grado di aiutare mio figlio, ci aiuti”: immagino quanto possa essere complicato vedere il proprio figlio entrare in una stanza chiusa con un altro adulto, a confidare i propri segreti, stringere una relazione intima con un estraneo. Possono generarsi delle ambivalenze e gelosie verso quell'adulto che sa più di te di tuo figlio. Dunque è fondamentale che i genitori sappiano che siamo dalla loro parte, perché costruiamo un lavoro che “deve” preservare la relazione con loro, così i genitori entrano in questo viaggio più consapevoli. In qualche modo i genitori, assumendo il ruolo decisivo di «coterapeuti», diventano i primi veri «specialisti» a cui i figli dovrebbero affidarsi.

Il ruolo del terapeuta è promuovere la crescita adattiva del bambino, dell’adolescente, che è in difficoltà rispetto alla sua crescita personale. E’ importante che il terapeuta e le persone di accudimento siano pronte ad entrare in contatto con delle dimensioni disturbanti, imparando a contenere ed accompagnare il piccolo paziente nel percorso, anche attraverso i suoi dolori emotivi e fisici. E c’è un importante traguardo da raggiungere: dare la possibilità a quanti più bambini e ragazzi di guarire da un tumore. Solo insieme è possibile raggiungere questo obiettivo e dobbiamo correre! Io Corro per Loro è una corsa solidale, non competitiva, aperta a tutti: runners, amatori, e famiglie e che è stata organizzata per oggi 26 Settembre. Io Corro per Loro (https://www.associazionechiaraparadiso.it).

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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