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Mappe in movimento, l’anno nero del "sistema" assediato e ammutolito dalle inchieste giudiziarie

Non è una storia che si possa raccontare con le responsabilità individuali - quelle saranno stabilite nella aule di giustizia -: qui si tratta di ragionare sulla possibilità che ormai l’architettura possa definitivamente cedere sotto il peso delle inchieste giudiziarie, a meno che resti “miracolosamente” in piedi, perché forte di ramificazioni profonde e difficili da estirpare. I rapporti tra politica, affari, faccendieri e pezzi d’informazione rappresentano un intreccio vasto, e per larga parte sotterraneo, dove la magistratura è arrivata ad individuare solo alcune delle parti malate. Del resto Nicola Gratteri - che di questi intrecci si occupò nel “Sistema Reggio” che andava al di là ed oltre la ‘ndrangheta -, su La7 affermò: “I professionisti affermati, così come la gente dotta e colta, non si impegnano in politica, perché hanno paura di sporcarsi e di rimanere invischiati. E quindi spesso spiccano mediocri o faccendieri che entrano in politica per fare affari e gestire il potere”. Per questo al Sud come nel Lazio meridionale e nel resto del Paese sarebbe necessaria la reazione della parte sana dei pezzi di società civile e di professioni non coinvolte. La politica che sostiene d’essere fuori dagli accordi di lobby, dovrebbe avere il coraggio di dichiararlo.

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Welcome to Italy a Cassino - novembre 2020 - è l'indagine di Guardia di Finanza e Polizia che vede coinvolte 23 persone tra imprenditori, ex sindaci e pubblici ufficiali per l’utilizzo dei fondi per l’accoglienza dei rifugiati sia nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che in quello dei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) gestiti dagli uffici delle Prefetture. Secondo i magistrati è stato accertato l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e relative all’ottenimento di rimborsi non dovuti, frode nella fornitura di servizi ai Rifugiati e richiesta di rimborso rette per rifugiati non più presenti sul territorio nazionale, e individuati ulteriori soggetti ad essi collegati.

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E’ il febbraio del 2021 quando al tribunale di Frosinone i sostituti procuratori chiedono il giudizio per due ex presidenti di Acea Ato 5 Frosinone ed alcuni funzionari del gestore e della segreteria tecnico operativa: l’organismo che ha sede all’amministrazione provinciale e dovrebbe tutelare gli interessi degli utenti e dei cittadini amministrati. L’udienza dal Gup è ormai prossima: fissata al 26 ottobre. Proprio alla Sto viene contestata l’omissione totale di controlli sui costi efficienti esposti dal gestore e la verifica di adempimento delle obbligazioni assunte da Acea Ato 5. Circostanze che praticamente hanno consentito di innalzare la tariffa senza che ci fosse contezza né delle spese e neppure degli investimenti della società idrica. Oltretutto il sistema degli affidamenti ad aziende del gruppo Acea di servizi esterni - come la fornitura elettrica agli impianti - ha consentito - secondo i riscontri giudiziari, «che i maggiori costi dell’energia elettrica si ripercuotessero sulla tariffa del Servizio idrico Integrato». I magistrati inquirenti spiegano inoltre che «tutti concorrevano nella indebita appropriazione di Acea Ato 5 Spa in ogni anno d’esercizio dal 2009 al 2017 delle somme corrispondenti alle quota di tariffa riscosse per il servizio di depurazione  effettivamente erogato agli utenti, sottraendo gli importi riscossi dall’utenza al vincolo di destinazione pubblico ed all’ente di governo del’ambito territoriale Ottimale 5, così  determinando utili indebiti in favore degli azionisti della società e cagionando all’Ato 5 un danno patrimoniale importante.

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A marzo 2021 scoppia lo scandalo rifiuti con la dirigente regionale e l’imprenditore proprietario della discarica di Cerreto che finiscono ai domiciliari. Le intercettazioni rivelano quel che agli ambientalisti ed ai cittadini residenti appaiono come deduzioni dall’interminabile serie di atti ufficiali difficili da confutare e cioè come il pubblico interesse venga sistematicamente messo a servizio del business privato quando si tratta di dare concessioni e prevedere ampliamenti delle attività di trattamento e stoccaggio rifiuti. I magistrati parlano esplicitamente di servigi resi all’imprenditore in questione «in dispregio di ogni minima regola di trasparenza e imparzialità della pubblica amministrazione». Ed evidenziano come «gli indagati hanno ampiamente dimostrato di sapere orientare le altrui deliberazioni, di saper condizionare e inquinare le procedure amministrative forti della rete di conoscenze intessute negli anni nel territorio laziale».

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Dopo settimane di notizie giornalistiche ed approfondimenti che creano nervosismo nel centrosinistra regionale, il 17 aprile scorso si dimette il presidente in carica della Pisana che scriverà: «Negli ultimi giorni si è discusso, soprattutto negli organi di informazione, delle deliberazioni dell'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale in materia di personale, che ha portato all'assunzione di nuovi dipendenti nel nostro ente, attraverso lo scorrimento di graduatorie provenienti da concorsi svolti dai comuni. Una procedura che ha rispettato nel suo percorso le norme nella loro interezza». A giugno scattano le indagini e si apriranno fascicoli alla procura di Civitavecchia ed a quella di Roma. Il quotidiano Repubblica scriverà il 14 luglio: “L'infornata di assunzioni politiche confezionata ad Allumiere costa l'iscrizione nel registro degli indagati al sindaco del paesino sui monti della Tolfa. E’ accusato di rivelazione del segreto d'ufficio dalla procura di Civitavecchia. Con lui sono finiti sotto inchiesta anche i tre dirigenti - accusati pure di abuso d'ufficio - che si sono occupati della selezione delle polemiche, la procedura con cui è stato garantito il posto fisso a politici e collaboratori di consiglieri regionali del Pd, della Lega e del M5S”. Massimo Giletti con le sue telecamere cercherà di avere chiarimenti anche dal Pd di Frosinone. Inutilmente. Neanche una parola verrà raccolta dagli inviati. Il Consiglio regionale di fronte allo scandalo montante istituisce la Commissione Trasparenza e Pubblicità per fare luce sull’intera vicenda. Le Procure lavorano sulle fattispecie di abuso d’ufficio e violazione del segreto d’ufficio. Ma le indagini sono in corso, comprese quelle sui telefonini ed i messaggini tra politici in carica e beneficiati-assunti.

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Il primo luglio 2021 si è svolta la prima udienza davanti al Tribunale di Roma del processo nato dall’Operazione Maschera: l’udienza finita con un nulla di fatto ha però visto diversi Comuni, insieme alla Regione Lazio, chiedere la costituzione di parte civile in relazione alla presunta frode in pubbliche forniture contestata alla Saf, la società che gestisce l’impianto di Colfelice, per il trattamento dei rifiuti organici. In pratica, secondo le accuse, i Comuni pagavano per il trattamento dell’umido, ma questo - senza essere lavorato e con un trattamento inadeguato - sarebbe stato portato direttamente in discarica. Secondo l’accusa il danno prodotto sarebbe stato in tutto di circa 6 milioni di euro. Il magistrato inquirente aveva rilevato come «attribuivano erroneamente codici non pericolosi ai predetti rifiuti speculari in assenza di esaustive analisi sia quantitative che qualitative»”. Inoltre - scrivono sempre i magistrati della procura - «la Saf conferiva continuamente alla discarica Mad ingenti quantità di rifiuti generati dallo scarso e/o inefficace trattamento di recupero e pertanto recanti le seguenti caratteristiche: 1) quantità notevolmente superiore alle soglie previste dal piano regionale; 2) emanazione di cattivi odori a causa della scarsa e/o omessa bio-stabilizzazione; 3) maggiore quantità di percolato prodotto determinato dalla maggiore quantità di rifiuti gestiti».

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Il 20 settembre 2021 la Procura della Repubblica di Cassino mette agli arresti domiciliari il presidente di AeA, un dirigente della stessa società in house ed una consulente oltre ad indagare altre 6 persone per inquinamento. Sequestra il depuratore consortile di Villa Santa Lucia e nomina un amministratore giudiziario per mandare avanti l’impianto ed evitare interruzioni traumatiche per le fabbriche e marcatamente per i lavoratori della cartiera Reno de Medici. Nelle intercettazioni col presidente AeA finisce anche il presidente del Consorzio unico del Lazio: la morale tra cose dette e non dette è che i conferimenti di reflui si riducono a una questione di soldi che le aziende devono sborsare, al di là ed al di sopra del fatto che siano pesantemente inquinanti.

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In questa ricostruzione approssimativa i fatti li mettono in luce magistrati, poliziotti, carabinieri e finanzieri. Dovrebbero essere tutte vicende tra loro separate e - di fatto - sui media vengono trattate (quando lo sono) come tante questioni a se stanti e indipendenti. Se non fosse che esiste un filo rosso che mette in connessione questi ed altri fatti (qui non menzionati per motivi di spazio: come l’inchiesta sui concorsi Asl a Frosinone e Latina, il processo sulla nomina del direttore Cosilam, l’indagine in corso per voto di scambio e firme false a Cassino, il clamoroso fascicolo sull’ammanco da 44 milioni di euro di contributi previdenziati Unicas): il silenzio. Uniche mosce bianche capaci di commentare e chiedere soluzioni Alessandra Sardellitti e Andrea Vizzaccaro ospitati sulle nostre colonne, come la sottosegretaria Ilaria Fontana per la depurazione. Altrimenti gli eletti ed i partiti non commentano, non rilasciano dichiarazioni e non prendono posizione sulle conseguenze che ricadono sulle gestione di servizi e beni pubblici. Restano nascosti, fanno finta di niente. Nonostante il da farsi attenga alla politica e non alle toghe. Ai sindaci e non ai carabinieri. Gli inquirenti e la magistratura giudicante non possono e non devono sostituirsi in tutto a chi si presenta davanti agli elettori.

Dalla questione Acea che alza le tariffe senza alcun controllo, al depuratore di scarichi industriali che ammorba polmoni e fiumi, dai soldi spesi male nell’accoglienza, al ciclo dei rifiuti ridotto a collassare nonostante abbia insozzato il territorio e avvelenato i residenti, dalle assunzioni ritenute clientelari e pilotate alla Regione Lazio, ai Comuni che pagavano per trattamenti di scarti mai effettuati, elenchiamo temi sui quali ci si aspetterebbe un gran trambusto di dichiarazioni, convegni e riunioni da Frosinone a Cassino, da Anagni a Sora. Evviva, sarebbe la normalità. Perché un tessuto sociale sano che reagisce si comporta così. Emargina o corregge apertamente chi ha sbagliato e corre subito ai ripari, senza aspettare i tempi della giustizia che sono relativi all’individuazione di responsabilità personali e non intaccano la sostanza delle cose di tutti. Chi siede sugli scranni ha incombenze politiche a cui non può sottrarsi furbescamente e ipocritamente.

Invece l’arroganza diffusa e la certezza dell’impunità nelle urne, continuano a dare compattezza al fronte dell’ammutolimento peloso. Non a caso un filosofo scrisse che “numerosi sono quelli che si immergono interamente nella politica militante, nella preparazione della rivoluzione sociale. Rari quelli che, per preparare la rivoluzione, se ne vogliono rendere degni”. Se esistono questi preziosi e rari rinnovatori è proprio il momento che si facciano avanti.

Stefano Di Scanno

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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