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Mappe in movimento, la lezione di Alatri per il Pd arroccato nella gestione degli enti

Su queste colonne qualche giorno fa s’era scritto dell’architettuta della gestione del potere in provincia di Frosinone, con una classe di eletti che è parsa nascondersi, far finta di niente e, comunque, clamorosamente e platealmente non commentare fatti emersi dalle inchieste giudiziarie che pur hanno toccato settori vitali dei beni comuni, gestiti dalla politica direttamente o indirettamente con società partecipate, società in house o enti di secondo livello. Ebbene gli elettori non si sono assopiti nel silenzio ma si sono accorti, evidentemente, del tutto. A partire dalle vicenda dei concorsi secondo gli inquirenti tagliati apposta per il personale politico, per proseguire col trasversalismo che tutto ha lottizzato in termini di incarichi. Ed hanno reagito. I voti di Alatri e di Sora in questa prospettiva sono illuminanti. Nella seconda città il Pd ha - l’ultimo giorno utile per presentare le candidature - scelto di sostenere un candidato giovane, proveniente dalla Lega, rinunciando a presentare un simbolo e abdicando soprattutto all’incombenza di condurre una battaglia politica. Cosa invece che ha fatto Eugenia Tersigni che ha avuto non a caso l’appoggio di fette della sinistra a partire da Articolo Uno, dal Prc e sicuramente anche da settori di elettorato dem o comunque di centrosinistra.

E’ vero adesso che il Pd va al ballottaggio con Luca Di Stefano ma non può certo dire di arrivare al secondo turno con un proprio progetto politico. Il risultato modesto della lista - almeno teoricamente Pd - “Sora Democratica” completa il quadro. Invece ad Alatri l’esito è semplicemente clamoroso: la coalizione uscente guidata dal Partito Democratico arriva terza. Medaglia di bronzo ma il fatto è che non siamo alle Olimpiadi bensì in una competizione elettorale in cui il sindaco uscente era proprio un dem. Il tutto mentre un pezzo di sinistra, guidato da Tarcisio Tarquini e Alatri in Comune - da sempre critico col Pd con le gestioni di beni comuni come acqua e rifiuti - ha spinto per piazzare Enrico Pavia al ballottaggio. Un risultato che penalizza non solo l’opinione sul bilancio delle attività amministrative dell’ex sindaco Giuseppe Morini, ma che rappresenta una bocciatura per un sistema di potere che ha visto esponenti di primo piano del Pd trattare posizioni politiche nella gestione degli enti. Non da ultimo hanno pesato le vicende del concorso Allumiere - Regione Lazio, sfociate nelle dimissioni da presidente della Pisana di Mauro Buschini.

A questo punto il dilemma vero del segretario provinciale Luca Fantini sarà la gestione della prossima campagna elettorale di Frosinone. Bisogna vedere cosa sceglierà il gruppo che fa riferimento a Francesco De Angelis, che resta socio di maggioranza del partito. Attuerà il “sistema Alatri” in cui sceglie un proprio uomo, lo candida con una chiara coalizione di centrosinistra (come potrebbe avvenire anche con la scelta a favore di Michele Marini per un bis)? Prediligerà il “modello Sora” in cui il Pd cerca di costruire una larga coalizione trasversale, senza connotazione politica, candidando a sindaco un esponente che poco oggettivamente ha a che vedere con la cultura e le scelte dem? Oppure seguirà il “modello Cassino” facendo delle primarie e chiedendo a tutti i suoi esponenti di presentarsi con i progetti programmatici per la città? Sembra una scelta banale, che De Angelis per il capoluogo ha profilato ad inizio anno forse senza crederci molto, però è la scelta politica che ha caratterizzato soprattutto la designazione di Gualtieri a Roma, riuscendo a coalizzare pezzi di città che fanno riferimento al pd ed alla sinistra, con l’appoggio anche di vecchi personaggi di spicco come Massimo D’Alema.

Va ricordato - tra l’altro - che il Circolo Pd di Frosinone col suo segretario pare scomparso dalle cronache politiche ormai da mesi. Ma ormai nel partito non manca chi ritiene che vada aperto subito un confronto a meno che De Angelis non decida di andare a sbattere contro il muro della sconfitta ulteriore, dopo aver incassato la nomina a presidente del Consorzio Unico regionale. Cosa di cui, per la verità, c’è dubitare considerata l’indubbia intelligenza politica del personaggio. Poco o niente servirà giocare con le caselle in vista delle prossime elezioni provinciali: se il Pd pensasse di tirare fuori scialuppe di salvataggio per i vari esponenti, significherebbe che intende rifugiarsi in giochi di potere solamente interni ai palazzi. Una strategia evidentemente col fiato corto e senza prospettive. La debacle dem si evidenzia ancora a Castrocielo, dove finisce in maniera non esaltante la dinastia Materiale che si è distinta per aver fatto sponda politica con De Angelis in enti intermedi come Saf o per vicende relative all’Egato 5. Discorso che pare valere anche per Colle San Magno ed Antonio Di Nota.

Analisi a parte va fatta per Roccasecca dove la vittoria plebiscitaria di Giuseppe Sacco - sostenuta anche da alcuni esponenti del Pd o ex dem - va ricondotta anche alla reazione popolare per la vicenda discarica e l’emersione sconcertante nei fascicoli giudiziari delle trame tra gestione pubblica regionale e imprenditore privato, tese ad ampliare la discarica ed assicurane l’apertura a scapito delle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Sconfitta senza attenuanti per il centrodestra tutto, e per Pasquale Ciacciarelli e Mario Abbruzzese in particolare a Sora, ad Esperia ed a Monte San Giovanni Campano. A Sora gli uomini di Ciacciarelli sono stati gli autori degli strappi che hanno portato al passo indietro di Ruggeri. Ma il risultato di questo atto di forza è stato la sconfitta (1218, voti 8,18%). Fratelli d’Italia non brilla certamente. Mentre lo schieramento in cerca di consolazione deve, per forza di cose, rifugiarsi ad Alatri: qui ha avuto l’unico vero successo che conti. Sebbene nella scelta di Maurizio Cianfrocca non entri la Lega specificamente essendo stata una designazione caratterizzata dalla condivisione. Ma che per il Carroccio si sia aperta una fase interna di confronto critico lo si capisce dalle posizioni della deputata Francesca Gerardi e dell’ex coordinatore regionale Francesco Zicchieri. Nel mirino pare esserci l’asse Ottaviani-Ciacciarelli che fino ad oggi ha annoverato la perdita del capogruppo consiliare al Comune di Cassino (Francesco Evangelista), la perdita di una consigliera comunale nel capoluogo (Sara Bruni), la presa di distan- ze dell’assessore leghista Rossella Testa che pare sempre più silenziosa rispetto alle vicende del Carroccio.

Fratelli d’Italia da parte sua resta saldamente nelle mani del senatore ceccanese Massimo Ruspandini e del presidente del consiglio provinciale Daniele Maura (quest’ultimo si giova dell’evidente intesa col Pd del presidente Pompeo). Sembra vivere in provincia solo del riflesso delle vicende nazionali: senza infamia e senza lode. Il risultato delle urne tutto sommato lo conferma (791 voti a Sora e 1395 ad Alatri grazie soprattutto ad Antonello Iannarilli). Forza Italia con 656 voti ad Alari e 355 a Sora: non pervenuta. Centrodestra insomma e nonostante Cianfrocca da “zero tituli”. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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