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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Storia di un principe perverso e di una principessa ingenua

Oggi vi voglio proporre una favola, una di quelle che iniziano con “C’era una volta…”. C’era una volta una principessa innamorata del suo principe azzurro, il quale però aveva poco tempo da dedicarle. E’ molto impegnato con impegni di corte, con la caccia alla volpe, con viaggi nei regni vicini. Quando la principessa gli chiede quando possono stare insieme, lui sospira e sotto voce dice che purtroppo non può fare dei piani precisi perché è molto impegnato con i doveri di corte. La principessa è comprensiva e fiduciosa, le basta che ogni tanto il principe le rivolga uno sguardo o le prometta una futura visita. Intanto il tempo passa e le amiche della principessa crescono, si sposano e hanno dei figli.

La principessa sente invece di rimanere giovane, poiché la sua ingenuità la mantiene un’eterna adolescente che aspetta che la promessa del suo principe si trasformi in impegno. Un giorno, annoiata, si guarda allo specchio e non si riconosce: vede di fronte a sé un’anziana donna con capelli bianchi e non c’è traccia della bella principessa che era. Ma guardandosi profondamente negli occhi vede che le è rimasto solo lo sguardo dell’illusione che per troppi anni le ha impedito di vedere quello che era evidente. 

Molto probabilmente si tratta di quella che oggi possiamo definire “relazione patologica”, una situazione in cui non si ha una relazione tra due individui nel loro complesso, ma tra loro parti. Gli attori sono almeno due: un perverso relazionale ed un partner. Una possibile idea del perverso è riferita a colui che è volto al male, che è incline ad azioni malvagie. Il perverso è quel soggetto che sviluppa una distruttività nei confronti dei suoi simili attraverso pensieri e azioni di carattere maligno.

I membri della coppia spesso non si rendono conto della problematicità del proprio rapporto. L’altro viene usato dal perverso relazionale per sostenere la propria autorità e la propria autostima. Difficile riconoscere il perverso relazionare poiché spesso è caratterizzato da un’estrema naturalezza con cui manipola fatti e persone e il rapporto si costruisce su una base di potere , piuttosto che di affetto. Lo scenario dell’inizio di questo tipo di relazione può essere duplice. 

All’inizio della relazione la principessa si sente in qualche modo parte del mondo grandioso del perverso, e insieme si vedono e si sentono una “coppia davvero speciale”. Oppure può essere la principessa ad essere considerata grandiosa e invidiabile. Lui la mette sul piedistallo e lei, ovviamente, ci sta volentieri. Ma, come avviene anche nelle favole, non fila sempre tutto liscio. Gradualmente iniziano a verificarsi dei cambiamenti ed emergono sempre più marcate modalità di maltrattamento fisico e/o psicologico. Cominciano a manifestarsi forme di isolamento e può allora accadere che la principessa, vittima, si allontana da amici e parenti, da tutto ciò che rappresenta il suo ambiente sociale. Sopraggiungono impetuosi sensi di di colpa e percezioni di inadeguatezza, sensazioni di “non essere all’altezza” del principe. Quest’ultimo invece continua a sferrare i suoi colpi, imperterrito, mettendo in atto comportamenti e strategie comunicative con il fine di denigrare ed umiliare l’altro, e lo fa con tutta la violenza possibile.

In questo tipo di relazioni c’è proprio un uso sistematico della violenza psicologica, attuata attraverso il controllo e il dominio dell’altro. Il maltrattamento psicologico avviene attraverso il controllo e l’intrusione delle frequentazioni e delle attività del partner, con manipolazione e spesso incessante richiesta di denaro. Ad un livello non sempre consapevole lo scopo del principe maltrattante è ottenere il controllo dell’altro, negandone l’autonomia perché è proprio lui che non può concepire e  non può vivere l’altro come persona separata da se stesso. 

Il perverso cerca nel partner l’immagine ideale di Sé, si appropria della sua autostima, della fiducia che ripone in sè, perché ha bisogno di incrementare il proprio valore. In realtà il perverso invidia la donna e nega il proprio senso di vuoto e mancanza. La principessa che ne diventa vittima non si accorge inizialmente dell’aspetto patologico della relazione, perché è catturata dalla fascino, dalla grandiosità del principe perverso. Ma dopo qualche settimana la vittima gradualmente comincia a dubitare di se stessa, della propria capacità di vedere la realtà. Il perverso relazionale, infatti, impone la propria verità a cui il partner si adegua, confermandola.

Da un punto di vista clinico l’essenza della perversione non è qualcosa inerente ad un atto o ad una fantasia, ma fa riferimento al significato di atti e fantasie in rapporto alla propria persona ed alle altre persone, ovvero alla organizzazione di base della personalità. Nella perversione propriamente detta temi centrali sono la rigidità degli atti e delle fantasie, l’erotizzazione degli stessi, la scissione dell’Io, la perdita della percezione del proprio corpo come parte del Sé, l’idealizzazione delle difese perverse e il continuo tentativo di sedurre le parti sane della personalità e di trasformare gli altri, compreso l’eventuale terapeuta, in oggetti di una rappresentazione interna. Solitamente a livello psicopatologico, il perverso relazione si colloca in quadri di disturbi di personalità narcista, borderline o antisociale.

E in particolare Paul-Claude Racamier, psicoanalista francese in “Il genio delle origini. Psicoanalisi e Psicosi” (1992), collega la perversione al disturbo narcisistico e pone all’ origine del disturbo narcisistico una perversione relazionale. Sia il narcisista che il perverso negano la separatezza e trattano l’altro come oggetto da controllare. Per questo particolare principe l’importante è confondere, disorientare, tenere sotto scacco. Il coinvolgimento affettivo è evitato in quanto vissuto come minaccia all’integrità di un Sé precario, vanificazione delle pretese di autosufficienza.

Cari principi e care principesse, “stare in coppia, non deve essere strumentale alla propria immagine. L'altro non è uno specchio che deve darci mille convalide e farci l'applauso. Il centro della coppia non sei tu, siete voi due, cosa che non nega l'esistenza individuale. Anzi, se vissuta bene la arricchisce” (Raffaele Morelli, Come essere single e felici, 2003).

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare una consulenza gratuita, in presenza oppure on-line, al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

*La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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