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Il prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli

Dentro al territorio, il prefetto Portelli: «La camorra in provincia è attiva e dinamica. Presto altre interdittive»

Prefetto Portelli, la sentenza passata in giudicato su Nicola Schiavone “taglia la testa” a lustri di polemiche tra cosiddetti negazionisti e allarmisti: la camorra è presente nel Cassinate ed in provincia di Frosinone coi suoi interessi. Qual è oggi la situazione delle infiltrazioni nell’area di sua competenza compresa tra Paliano a San Vittore del Lazio?

«La presenza della camorra c’è, è attiva e dinamica. Emerge anche dalla circostanza che nell’ultimo anno sono state adottate 8 interdittive, nessuna delle quali è stata annullata dal giudice amministrativo. Dunque sono tutte fondate. Ne deriveranno d’ora in avanti delle altre perché, finalmente, si è riusciti ad alzare il livello e la qualità delle indagini».

A proposito di indagini, le inchieste su acqua, rifiuti e depurazione mostrano un degrado evidente nei rapporti tra apparati burocratici e gruppi affaristici, con un livello in buona parte ancora da verificare circa il coinvolgimento della politica. Come mettere in sicurezza i beni comuni rispetto all’assalto della speculazione economica delle lobby?

«I fatti sono davanti agli occhi di tutti, al di  là delle responsabilità penali. Il primo grande problema riguarda i gruppi dominanti politico-amministrativi ed economici. Problema che è quello di non aver saputo coniugare la sana attività d’impresa con la tutela dell’ambiente. Ho trovato molti che considerano la salvaguardia della natura come un aggravio e basta. E, soprattutto, sono persone che non comprendono che la distruzione dell’ambiente significa distruggere la nostra stessa vita. Insomma ci siamo trovati di fronte a grandi muri di gomma ed indifferenza mentre la tutela dell’ambiente dovrebbe essere un aspetto fondamentale in ogni vicenda economica e sociale. E’ insopportabile pensare che c’è gente che ci deve guadagnare prima, risparmiando sulle misure di sicurezza ambientale che doveva adottare, trasformando questo mancato intervento di tutela in profitto: e poi ci deve pure guadagnare sullo smaltimento di quanto da essi stesso prodotto o provocato».

Dal processo sull’accoglienza dei rifugiati, alle inchieste su brogli elettorali e voto di scambio fino alle vicende sui concorsi Asl e sulle assunzioni sprint alla Regione Lazio si evidenzia anche una pubblica amministrazione in certa misura scalabile da gruppi interessati solo a intascare pubblico denaro o a sistemare posti di lavoro a spese del contribuente: è preoccupato dei livelli attuali di questi inquinamenti della trasparenza e del merito?

«No. Non sono preoccupato perché sta aumentando il livello di capacità di investigazione degli apparati di polizia. E’ grazie alla loro abilità di indagine che queste storie sono uscite fuori e sono state rese note negli ultimi mesi. Sono invece preoccupato di un’altra cosa. Che non vedo crescere la consapevolezza che la gran parte della qualità della vita in questa provincia dipende non solo dallo sviluppo economico e da un ambiente risanato, ma anche dal rispetto dei principi di legalità». A chi ed a cosa si riferisce in particolare? «Abbiamo avuto vari esempi ma non si è visto sollevarsi quel moto di indignazione che dovrebbe costituire il vaccino per il futuro migliore. Chiesa, partiti, sindacati e movimenti, società civile sono rimasti tutti zitti. Anche quando una famiglia di imprenditori dell’autotrasporto s’è saputo che per oltre 40 anni ha trafficato con i Casalesi».

La sua attenzione viene richiamata sempre più spesso dagli ambientalisti, da quelli che manifestano a Cassino sotto al comune contro il prolungato malfunzionamento del depuratore Cosilam al movimento che si è creato ad Anagni contro la realizzazione del biodigestore: cosa può rispondere a questi cittadini preoccupati?

«Le vicende che lei cita sono differenti. La prima, che riguarda cittadini ai quali va la mia solidarietà, è connessa alla distruzione della natura, con danni ben visibili ai corsi d’acqua. In materia siamo riusciti a far fare un primo passo a Regione e Ministero per un piano di risanamento del Fiume Sacco e per eliminare quella discarica a forma di cattedrale che sorge in via Le Lame. La vicenda del biodigestore riguarda, invece, il tema dello smaltimento dei rifiuti in una società avanzata. Non funziona più la logica del “fare dappertutto ma non qui da me”. Sono scorrette talune frasi che ho letto sulle malattie che diffonde un biodigestore. Il tema dello smaltimento da noi crea solo preoccupazione, se non addirittura terrore. Lo smaltimento dei rifiuti è un argomento serissimo. Nelle nostre zone viene vissuto come tema di sporcizia; in altre aree del Paese come occasione di ricchezza e di opportunità di crescita. I rifiuti ciociari sono richiesti in Veneto, Lombardia, Friuli ed Emilia. Questa circostanza dovrebbe far riflettere su cosa si può fare con i rifiuti. Basta un giro per l’Europa più progredita per rendersi conto delle opportunità offerte dallo smaltimento degli rsu e dall’economia circolare».

Da 15 giorni a questa parte riceve o comunque dialoga con sindaci al primo impegno amministrativo o rinnovati nell’incarico durante l’ultima tornata amministrativa: cosa consiglia loro, specialmente ai giovani che mettono mano alla macchina burocratica dei Comuni?

«Intanto è stata una tornata molto importante perché ha consentito l’affermazione di una nuova leva di amministratori con l’allontanamento di tanti altri. E’ pure un dato positivo la conferma dei sindaci, perché sta a significare che godono ancora della stima dei loro concittadini. A tutti ho consigliato moderazione, grande attenzione alle esigenze dei cittadini, grande attenzione alle risorse comunali e grande attenzione all’assolvimento dei servizi da rendere alla popolazione. Sarebbe bello avere consigli comunali e forze politiche locali meno impegnate nelle diatribe personali e di bottega, a volte del tutto incomprensibili; e non sentire più discorsi che scimmiottano i leader nazionali».

L’emergenza rifiuti scoppia al termine di una serie di mancate decisioni sulla chiusura del ciclo dell’immondizia. La provincia tarda a scegliere un sito alternativo a quello di Roccasecca. Potremmo non ritrovarci con le strade invase di rsu ma a carissimo prezzo quanto a Tari pagata dai cittadini-utenti. Cosa ne pensa?

«Nel gioco delle responsabilità in molti creano confusione ed indicano ben altri problemi. Da noi manca ancora un chiaro atto di programmazione e una adeguata capacità tecnica per rispondere a tale questione. Anche in queste ore non riesco a capacitarmi sul come sia possibile che, dopo tre anni che chiedo, non fosse e non sia pronto un piano di emergenza nel caso vi fossero stati intralci al funzionamento dell’impianto della Saf di Colfelice».

La Consulta della sanità provinciale proprio di recente ha fatto il punto sull’emergenza pandemica ed avviato il confronto sull’atto aziendale Asl. La lezione del Covid cosa dovrebbe averci insegnato?

«Il Covid è stata una novità drammatica per l’intero pianeta: ha coinvolto 220 nazioni e territori, 250 milioni di persone sono state contagiate e si sono registrati 5 milioni di morti. Nessuno era in condizioni di affrontare la pandemia sicché c’è voluta anche in Ciociaria la capacità di riuscire a mantenersi lucidi ed a diffondere la prima misura appresa - dalla peste e dalla spagnola -: l’igiene personale ed il distanziamento. Poi coprirsi il viso con la mascherina. Pur in questo contesto nazionale difficile, la nostra Asl è riuscita a produrre uno straordinario impegno. Si è lavorato giorno e notte, senza interrompere nei giorni festivi e così, progressivamente, è stata affrontata la questione. Cosa non avrei voluto vedere e sentire? E’ il protagonismo di alcuni che sfruttavano l’occasione per prestigio personale o per polemiche anti governative».

Il 26 ottobre è iniziato il processo contro i vertici Acea mentre la Consulta d’ambito discuterà il 28 una bozza di conciliazione che contiene molte delle vicende che sono oggetto del fascicolo penale. Il tutto mentre resta ancora da decidere nel merito la questione della risoluzione contrattuale. Insomma tra bollette che gli inquirenti ritengono dolosamente gonfiate, e distacchi di contatori che i comitati valutano illegittimi e ingiusti, un bene essenziale come l’acqua resta in bilico tra tasche dei cittadini svuotate e diritti alle forniture minime vitali negate. Quale pensa debba essere il futuro della gestione del servizio idrico integrato?

«Sono estraneo a giudizi sulle vicende penali e attendo di conoscere l’esito del processo. Non ho timore a dire che l’acqua è fonte primaria della vita, è un bene preziosissimo e, dunque, il servizio di erogazione deve partire da questi presupposti. Vi possono essere errori ma ci sono dei costi da sostenere, ovviamente con equità».

Anche gli studenti della provincia hanno guardato e guardano a lei per superare i problemi relativi soprattutto a doppi turni e trasporti scolastici. Qual è la situazione?

«La Prefettura è sensibile ai temi che vengono posti. Il piano da noi predisposto, però, nasce in un momento successivo alle scelte didattiche, compresi i 2 orari di entrata e gli almeno 8 orari di uscita. Nell’organizzare il tutto si deve tener conto, poi, del parco automezzi disponibile e del necessario raccordo per collegare una rete di 91 comuni della provincia, più altri comuni delle province limitrofe: Roma, Latina, Isernia e Caserta principalmente. Coloro i quali ripetono che la didattica dipende dalla Prefettura o sono in malafede o hanno difficoltà ad abbracciare la complessità organizzativa».

Comitati e movimenti civici si sono rivolti a lei anche a margine della protesta contro le cartelle del Consorzio di bonifica Valle del Liri alle quali non corrispondono servizi adeguati all’entità dell’esazione. Interverrà?

«Purtroppo anche in Ciociaria sta accadendo ciò che è già accaduto in molte regioni d’Italia in materia di gestione dei consorzi. Vi sono stati e vi sono un grande spreco di denaro, disorganizzazione, imbrogli vari e dirigenza incapace. La Corte Costituzionale è già intervenuta più volte ponendo in termini generali la necessità di una revisione dell’intera materia mentre il governo ha annunciato l’avvio di oltre 140 progetti per il settore dell’a­gricoltura che coinvolgono anche i consorzi di bonifica. La parte che non è comprensibile nella gestione del Consorzio della Valle del Liri è che manca la capacità di dare risposte ai consorziati. Questo crea malumori, malcontenti che restano privi di valide risposte e controdeduzioni. Noi stiamo sollecitando la Regione Lazio per trovare soluzioni per il Valle del Liri ed anche per il Consorzio degli Aurunci».

Proteste ci sono state anche ad Arce per l’incredibile lievitazione della Tari.

«Ad Arce c’è stato un errore grossolano. Per cercare di rimettere ordine ad errori di bilancio risalenti almeno al 2017, è stata compiuta una sovrastima delle spese. C’è voluto tempo per capire dove era l’errore. Ma penso che ormai la questione si avvii a positiva conclusione. Almeno così sono le intese raggiunte con il sindaco Germani».

Lei si è insediato il 2 agosto 2018: a distanza di oltre tre anni quale impressione ha ricevuto seguendo le vicende e le vicissitudini della nostra provincia?

«E’ un territorio con varie componenti. Qui a fronte della mediocrità emergente in tante situazioni, ho invece riscontrato alti livelli di competenza e impegno in altre vicende. Secondo me le classi dirigenti di questa provincia sbagliano nel non avere e o nel non darsi obiettivi comuni, nel non creare reti e nello svolgere, alla fine, attività sostanzialmente disorganiche e scollegate tra di loro. Purtroppo le statistiche relative al settore pubblico ci danno sempre in posizione di bassa graduatoria. Quindi, a fronte delle reali potenzialità del territorio, manca quel colpo di reni e quella spinta d’orgoglio ciociaro necessari per salire nelle classifiche. Tutto ciò, però e va ricordato, incide sulla qualità della vita complessiva della popolazione». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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