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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Basta una fiaba per spiegarci la vita. Se sappiamo leggere tra le righe

Le storie e la narrazione sono certamente patrimonio di una cultura che ha radici sin dai tempi antichi. Molti di noi forse hanno ricordi indelebili di un’infanzia dove nonni o genitori, con voce pacata e serena, riuscivano a catturare la nostra attenzione e curiosità. Attraverso le parole, che abbiamo trasformato, in immagini, suoni e odori abbiamo costruito quell’ immaginario che ci ha accompagnato nel processo di sviluppo.

La pratica clinica ci insegna il valore senza fine delle storie e dei racconti che, a qualsiasi età, alimentano la nostra immaginazione.  Con il loro utilizzo le parti nascoste, forse mai affiorate dalla coscienza, possono emergere nella stanza della terapia, creando una sintonia ed un movimento empatico con il terapeuta. Permettono di avviare un dialogo interiore; in questo modo trovano espressione ansie e paure, ma in una dimensione protetta dalla coscienza. L’inconscio, sollecitato dalla parola, consente di “entrare” nella propria realtà interiore; è un’esperienza quasi virtuale che va creandosi con la dinamica fantastica ed intrigante del racconto, producendo una modifica dello stato di coscienza e del sistema delle emozioni.

Le favole e le storie aprono ai sentieri dell’immaginazione e stimolano le emozioni più profonde; alcuni significati spaventosi, angosciosi, contenuti nella parte più remota della nostra mente, possono essere rielaborati e trasformati in energia positiva da poter utilizzare nel percorso di crescita. Milton Erickson, psicologo ed ipnoterapeuta americano, comprese l’enorme potere dei racconti brevi psicologici e iniziò ad applicarli nell’ipnosi e nella psicoterapia. Erickson si rese conto che queste storie arrivano al nostro subconscio, aggirando le barriere della mente cosciente, in modo tale che possono causare un cambiamento positivo più radicale rispetto al miglior discorso, per quanto logico o ponderato sia.  Per questo motivo oggi voglio raccontarvi una favola oggi.

La  favola di due topolini, Nasofino e Trottolino, e di due gnomi, Tentenna e Ridolino, che vivono in un imprecisato Labirinto. Per nutrirsi ed essere felici i quattro protagonisti hanno bisogno di Formaggio, per procurarsi il quale vagano nel Labirinto fino a quando, un giorno, riescono per puro caso a trovare un enorme deposito, in cui ciascuno di loro trova il tipo di Formaggio che lo soddisfa di più. Da quel momento la vita, grazie all’abbondanza di Formaggio, scorre tranquilla, anche se lo stile con cui i topi e gli gnomi la affrontano è diverso: i topolini vanno ogni giorno al deposito del Formaggio, ma sono sempre all’erta; notano i cambiamenti e tengono sempre le loro scarpe da ginnastica attaccate al collo per poter fare fronte, se ne presentasse la necessità, all’esigenza di dover ricominciare a correre per cercare.

Gli gnomi, invece, cominciano a considerare il deposito di Formaggio un posto dove sistemarsi e vivere senza problemi per il resto della loro esistenza. Arrivano con calma, sistemano le loro scarpe, cominciano a decorare il magazzino con scritte che lo rendano familiare e si considerano al riparo dagli imprevisti, ora che l’apparentemente inesauribile riserva di Formaggio è a loro disposizione. Ma un giorno, inevitabilmente, le cose cambiano: il Formaggio comincia a diminuire finché si esaurisce del tutto. I topolini, che avevano già intuito i segni di questo cambiamento, non vengono colti di sorpresa; senza fare drammi si adattano alla nuova situazione e si rituffano nel Labirinto, per andare alla ricerca di un nuovo deposito di Formaggio.  

La nostra mente sa sempre dove è giusto andare, se ci ascoltiamo possiamo sentire quando è il momento giusto per affrontare qualcosa, quando è il momento di avere coraggio e assumerci la responsabilità di fare le nostre scelte. Il tanto amato “Formaggio” simbolizza ogni sorta di desiderio umano: il Labirinto rappresenta la vita, con il suo cammino mai lineare e il Formaggio costituisce ciò che è importante, hic et nunc, per vivere bene.

Questa storia propone suggerimenti apparentemente scontati che, tuttavia, nei momenti di cambiamento (in cui qualcuno o qualcosa ha spostato il Formaggio!) potrebbero non essere presi in considerazione. Ci sono persone istintive che, come il topo Nasofino, sentono arrivare i cambiamenti e sono pronte a reagire prima che gli eventi li costringano a farlo; ma ci sono anche molti che, come lo gnomo Tentenna, non guardano in faccia la realtà e, schiavi delle abitudini, rimangono prigionieri di situazioni compromesse, ostinandosi a sperare che le cose tornino magicamente come prima. Poi ci sono persone timorose come Ridolino (non hanno l’intuito di Nasofino, né l’energia di Trottolino) che inizialmente esitano, limitati dalla paura di guardare fuori dal Labirinto, ma poi riescono a acquistare coraggio, riscoprendosi capaci di partire alla ricerca del “Nuovo Formaggio”.

Sarebbe interessante, mentre si legge, domandarsi se ci si identifica di più con Nasofino o  Ridolino, Trottolino o Tentenna, per verificare se ciò che abbiamo ora corrisponde veramente al Formaggio che vogliamo. Ma …Cosa c’entra il formaggio con il cambiamento? La metafora è chiara: siamo nel momento in cui si perde il lavoro, nel momento in cui ci accorgiamo che un rapporto non funziona più, nel momento in cui ci accorgiamo, quasi con stupore, che ciò che abbiamo non ci basta più, nel momento in cui una relazione sta terminando oppure non ci basta, nel momento in cui dobbiamo affrontare un cambiamento… (ognuno troverà il proprio senso alla metafora). La differenza, allora, ci insegna la favola è tra chi considera il cambiamento una fine, una conclusione e chi lo considera un inizio, una possibilità, un’occasione.

Tutta la nostra identità è costruita intorno a ciò che abbiamo, attorno a ciò a cui siamo abituati, che diamo per scontato e quando ci troviamo di fronte a un cambiamento spesso ci troviamo in una situazione di smarrimento, di paura o addirittura di tristezza e di depressione. Spesso risulta difficile accettare il fatto che le cose intorno a noi cambino; tuttavia, se riuscissimo ad accettare il cambiamento con serenità, sarebbe più semplice affrontare tutto quello che la vita riserva (nel bene e nel male).  La convinzione che il cambiamento può condurre soltanto a delle cose negative (perché non conosciute) impedisce di riconoscere che esso può portare a dei miglioramenti e costituire occasione di crescita. Allora potremmo dire, intanto, un grazie alle persone che abbiamo incontrato nel nostro cammino, a quelli che ci restano vicino, a quelle strade che abbiamo dovuto scegliere per crescere. E grazie a quella rabbia che può diventare amore ed al tempo che è un bravissimo dottore. Discesa o salita, può essere bella la vita (Amara- Grazie).

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

*La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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