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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Il 'rifiuto scolastico' di bambini e adolescenti. Origini e sintomi

Sono stata contattata da un giovane papà. Da pochi mesi è cominciato un nuovo anno scolastico e per sua figlia, come per molti altri bambini e preadolescenti si apre un capitolo doloroso: la paura di andare a scuola. La  letteratura scientifica indica che circa il 5-28% della giovane popolazione può soffrire di fobia scolare, raggiungendo dei picchi nei momenti di passaggio da un ciclo scolastico all’altro. Alcuni autori (Kearney e Silverman, 1996; Bowlby, 1975) identificano con la definizione di “rifiuto scolare” il blocco ad andare a scuola o la difficoltà a rimanervi per l’intera giornata, a causa di un livello eccessivo di ansia, preoccupazione e depressione.

Questa problematica non va confusa con l’assenza ingiustificata, nella quale non è presente la paura eccessiva di frequentare la scuola. L’età d’esordio è di solito intorno ai 5-6 anni, ed è solitamente correlata all’ angoscia di doversi separare dai genitori, ma può verificarsi anche in età successive, prendendo più le sembianze di ansia sociale. Quando la fobia scolare colpisce il preadolescente e l’adolescente è più difficile da interpretare, ed assume un quadro complesso e più serio rispetto alle fobie dei bambini. E a seguito dei lockdown e della situazione pandemica che ci costringe in perenne allerta, tali problematiche risultano aumentate.

Esiste, dunque, un certo numero di bambini e di adolescenti per i quali “l’ambiente scolastico è una sofferenza, o comunque fonte di grandi difficoltà” (Bernstein GA, Garfinkel BD, 1986). Il rifiuto scolastico è riconosciuto come disturbo invalidante dal 2005 (Maillard, 2012). Alcuni autori hanno osservato che i bambini con rifiuto scolastico presentano diverse caratteristiche comportamentali, come: gravi difficoltà a frequentare la scuola, che spesso provoca una prolungata assenza; disturbi emotivi gravi, compresa l’eccessiva paura, l’esplosione di rabbia o  lamentele, come sentirsi malati, quando si trovano di fronte alla prospettiva di andare a scuola; rimanere a casa sotto la protezione del genitore che deciderà quando il ragazzo dovrà frequentare la scuola; assenza di comportamenti antisociali come i furti, la menzogna e comportamenti violenti autodiretti o eterodiretti (Berg, Nichols & Pritchard, 1969).

I sintomi tipici di questa fobia in genere compaiono improvvisamente all’inizio dell’anno scolastico ed una volta scomparsi possono ricomparire, ad esempio, a seguito di una lunga assenza per malattia o dopo un periodo di vacanza. Se invece il sintomo compare in modo brusco, quando ormai la fase dell’inserimento è stata superata senza grosse difficoltà, allora si può pensare che la causa sia riconducibile ad un episodio specifico come ad esempio un evento stressante vissuto a scuola come un litigio con un compagno, problemi con un insegnante, malesseri fisici vissuti a scuola o ancora insuccessi nei compiti didattici (Last, Francis, Hersen, Kazdin & Strass, 1987).

Ma quali sono i fattori che possono facilitare l’insorgenza di questa problematica? Sicuramente eventi di vita stressanti (malattie, lutti), conflitti irrisolti che possono investire l’ambito scolastico, difficoltà a relazionarsi con i coetanei e gli insegnanti dovute ad eventi negativi realmente vissuti (episodi di bullismo, litigi) o immaginati dal ragazzo (convinzione di non piacere, di non essere all’altezza) ed inoltre ansia da prestazione e bassa autostima. Il bambino che soffre di rifiuto scolare può assentarsi fin dall’inizio della giornata o può recarsi a scuola e poi, dopo poche ore, chiedere di tornare a casa. Durante le ore scolastiche il bambino resta a casa, in un ambiente fidato e sicuro, dedicandosi in modo sereno ad altre attività.

I sintomi si presentano di solito in modo graduale. Possono cominciare dopo un periodo di vacanza o dopo una malattia, più raramente al rientro dopo il fine settimana, ed essere preceduti da eventi stressanti. L’angoscia si manifesta in modo intenso quando giunge il momento di uscire per andare a scuola. I bambini più piccoli manifestano agitazione psicomotoria e forte ansia, protestano e supplicano i genitori di farli restare a casa con la promessa di recarsi a scuola l’indomani. Qualora i bambini vengano comunque portati a scuola, possono nascondersi, piangere disperatamente o persino tentare di scappare per tornare a casa, il solo luogo in grado di rassicurarli veramente.

I bambini più grandi, già dall’età di 5-7 anni, tendono a mettere in atto meccanismi di difesa più sofisticati per rendere meno evidente l’angoscia; più frequentemente presentano somatizzazioni prima di andare a scuola come cefalee, dolori intestinali che generalmente tendono a scomparire durante le vacanze. Al rifiuto scolare si può associare il disturbo della condotta, il disturbo da deficit d’attenzione-iperattività, il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi specifici dell’apprendimento.

Ma che cosa si può fare per intervenire e per evitare complicanze future?

Genitori, insegnanti ed educatori devono cogliere i primi segnali di difficoltà e non confonderli con scarsa volontà del ragazzo: si possono nascondere problemi più o meno complessi che richiedono un intervento per evitare conseguenze negative. I bambini e i preadolescenti vanno ascoltati, incoraggiati e supportati nelle difficoltà che incontrano a scuola per metterli nelle condizioni di affrontare le situazioni frustranti con maggiore serenità. Se il disagio persiste, si può richiedere il supporto psicologico prima che il disagio possa compromettere gravemente l’area relazionale e sociale del ragazzo cercando di creare una rete di sostegno tra la scuola e la famiglia.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

*La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica e Pedagogista , laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A) e laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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