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Formia: Villa: ecco la storia del Porto Ranucci e dei 500mila euro che pagheremo tutti

 Lunedì 6 dicembre 2021 nella capigruppo indetta dal Presidente del Consiglio comunale di Formia, l'assessore al Bilancio, Francesco Traversi, illustra ai consiglieri che il Giudice del Tribunale di Cassino, in risposta all'atto di citazione della Società Marina di Cicerone (cosiddetto Porto Ranucci) contro il Comune di Formia, in cui la società ha richiesto un risarcimento di oltre 3 milioni di euro (€3.029.450.46) più la restituzione della somma di €500.000,00 versata dalla società stessa alla Tesoreria comunale nel 2010;  il Giudice ha "suggerito" una soluzione transattiva, ossia il Comune di Formia si impegna a restituire i 500mila euro alla società e questa ritira qualsiasi richiesta di risarcimento danno. 

"Come Amministrazione - ricorda il consigliere comunale di opposizione ed ex primo cittadino Paola VIlla -, tra il 2019 e il 2020 cercammo di ricostruire che fine avessero fatto questi soldi, appurammo che furono tutti spesi tra il 2010 e il 2014, tra la fine dell'ultimo mandato del sindaco Forte e l'inizio quarto mandato del sindaco Bartolomeo.  Risalire alle delibere che hanno attinto a questo capitolo di spesa è stato difficile e  pur non potendo parlare di "illegittimità di spesa", si può affermare con cognizione che  una gestione avveduta e oculata non avrebbe toccato soldi accantonati per un project financing ancora in fase di istruttoria".

La storia del porto Ranucci nasce nel 2002 con la presentazione di una proposta del "Gruppo Ranucci Finanziaria e Partecipazione s.r.l.di Roma"; nel 2004 viene dichiarata proposta di pubblico interesse per la realizzazione e gestione del porto turistico di Formia. Nel 2007 si tiene la prima conferenza di servizi, dove viene presentato un progetto preliminare che però ottiene il parere contrario della Capitaneria di Porto di Gaeta: definita, in sintesi,  "un'opera imponente, complessa con un impatto ambientale notevole". Nonostante il parere contrario l'iter va avanti, tra delibere di approvazione e battute di arresto, come nel 2009 quando il Comune definisce la soluzione progettuale presentata "non conforme" al progetto approvato nel 2004. Nel 2010 viene sottoscritto il contratto; nel 2011 viene approvato il progetto definitivo dell'opera presentato dall’Amministrazione Forte. Tra il 2013 e il 2016 l'iter è ripreso dalla Amministrazione Bartolomeo, ma nel frattempo i €500mila depositati nel 2010 nella Tesoreria comunale sono già finiti.

"Nel 2017 un' assurdità - annota l'ex sindaco Villa -:  la società presenta un nuovo Piano Economico Finanziario con il quale dichiara che il tempo trascorso è troppo e che se si vuole realizzare il porto ci vogliono 72 milioni di euro di contributo pubblico a fronte di 76 milioni  e mezzo di euro messi a base di gara per il progetto. Insomma, il concessionario chiedeva soldi pubblici per sottrarsi da qualsiasi rischio di investimento. Sarebbe diventato un "project di finanza pubblica" contraddicendo tutto l'iter fatto dal 2002 al 2017! Un progetto che per 17 anni ha illuso i cittadini e la città, bloccato gli investimenti alternativi dell'industria nautica con le conseguenze negative sul settore della ''blue economy" e occupazionali del golfo. Quando nel 2019 arrivò in Comune l'atto di citazione si cercò di  ricostruire una storia lunga diciasette anni e si intraprese una caccia ai 500 mila euro".

Annat quindi Paola Villa: "La stessa cifra che oggi il giudice "suggerisce" al Comune di restituire per chiudere la partita...soldi che avrebbe dovuto essere già lì, sul capitolo dedicato, ed invece ... li pagano tutti".

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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