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Fiume Sacco inquinato, uno degli sversamenti dei mesi scorsi Fiume Sacco inquinato, uno degli sversamenti dei mesi scorsi

Mappe in movimento, il territorio marginale tra festa del Consorzio unico e silenzi su acqua e rifiuti

L’anno si chiude con la nascita del Consorzio Industriale Unico del Lazio e con una serie mairegistrata prima di stop produttivi di Stellantis. Eppure il territorio che si avvia a vivere una stagione ancora più difficile per l’occupazione e la tenuta economica locale complessiva, non avrà neppure un posto nel cda dell’ente di governance della politica industriale regionale. Come se fosse una cosa normale subire la cancellazione di un luogo di decisione collocato nel bel mezzo del distretto dell’automotive, perché chi è marginale e fragile non avrebbe diritto a ribellarsi all’inesorabile accentramento romano. Difatti, nessuno fiata, neppure “sussurra” come stanno le cose alla filiera che conta, connessa saldamente, dai dem in auge al centrodestra che cogestisce enti primari, secondari e intermedi (la Provincia docet). Il manovratore è il Pd zingarettiano, ma alla fine tutti quelli che non parlano, non protestano, non hanno faccia e fegato per schierarsi a difesa di quel che resta del potere democraticamente decentrato, hanno evidentemente da guadagnarci. In termini politici si intende, di carriere e aspirazioni personali, di obiettivi di gruppi ristretti.

Ma c’è un fatto sicuro del quale le ultime elezioni danno prova inconfutabile: la comunità non è rappresentata da questa schiera non raramente arrogante e screditata. Le “esigenze comuni” di cui ieri su queste colonne  Maria Felice Pacitto ci invitava ad essere consapevoli, quanto a senso di responsabilità guardando alle vaccinazioni, sono prima di tutto necessità ed urgenze di giustizia e perequazione sociale, di pari opportunità di crescita per le varie aree della Regione ed anche per tutti gli italiani e i non italiani che qui vivono. Fino a quando ci saranno i “concorsi dei miracoli” riservati a pochi - come accaduto nel caso Allumiere - o si creeranno carrozzoni per alimentare stipendi e consulenze invece di guardare ad una gestione economica di prossimità delle crisi in atto, assisteremo al progressivo e inevitabile allontanamento dei cittadini da quanti sorridono sui giornali ed in tv, propagandano risultati strabilianti, contando sui comunicatori amici e conniventi, consolati dai privilegi di casta e di filiera che li tengono al riparo dalla povertà, dalla disoccupazione, dalla burrasca che continua a imperversare sulla gente comune del Lazio meridionale. Certo, resta l’intimidazione alle poche voci di dissenso. Come nel caso di una recente querela o il fatto che questo giornale da tempo - se non da sempre - non abbia diritto ad essere trattato come gli altri quanto a pubblicità istituzionale. Indicativo, comunque, l’elenco di chi fa gli auguri e chi no ad ogni “candelina” che si aggiunge allo scoccare del 2 dicembre. Perché anche le piccole cose servono a chiarire chi sta con chi. Insistere nel restare seduti tra le persone, senza aspirare a prender parte a cene eleganti, può essere fatto caratteriale. Ma la solitudine, si sa, è caratteristica che può essere perfino preziosa quando si parla di rapporti col potere.

Intanto l’ambiente è diventato l’ultima trincea in cui il popolo inquinato tenta di difendersi dagli speculatori. Non bisogna criminalizzare le società che operano nel settore e meno che mai i lavoratori che, grazie alla raccolta ed al trattamento dei rifiuti, portano avanti le loro famiglie. C’è una pubblicità ricorrente sul nostro giornale sulle imprese e sugli operai che consentono che le nostre città restino vivibili. Appunto. Qui non parliamo di loro ma di altro: dei progetti a finalità speculativa che rischiano di aggravare il bilancio ambientale di territori già compromessi. Si può accettare che ci sia un tipo di impresa che pensa sempre e solo fare soldi così? Mettendo a rischio la salute dei residenti? Sono davvero paragonabili quegli imprenditori a coloro che mettono in gioco capitali, competenze e credibilità nel metalmeccanico, nella produzione di beni di consumo, nell’innovazione, nei comparti più vari, dal farmaceutico alle costruzioni? Grazie ai magistrati ed agli inquirenti abbiamo compreso che esistono imprenditori ed imprenditori. Ce ne sono che si mettono d’accordo con la burocrazia e col potere politico e fanno affari sicuri, perché agiscono praticamente in regime di monopolio. Senza rischiare niente del proprio capitale. Con le coperture giuste e tali da non aver timore neanche di alterare il paesaggio delle nostre campagne. Pensano che gli allarmi degli ambientalisti siano una semplice scocciatura. Cosa che evidentemente ritengono anche gli eletti democraticamente dal popolo che ancora frequenta le urne. I responsabili di enti neppure si degnano di coinvolgere le associazioni ed i comitati nelle scelte che riguardano la salute di tutti. Accade sempre ed in tutte le circostanze: dai biodi- gestori ai depuratori, dal termocombustore alle discariche. Con storie che raccontiamo e appaiono spesso solo sulle aperture delle nostre pagine. Ma va?

E tutti sono impegnati nella cosa che meno probabilmente interessa l’opinione pubblica: le elezioni provinciali. La lotta sarà durissima, giurano gli appassionati del genere. Parliamo di un ente che serve sempre meno  in un Lazio che sta ridisegnando i propri assetti in funzione dei poteri speciali che saranno assegnati a Roma. Quale confine può ancora esistere tra Frosinone e Latina, e tra Cassino e Formia che impedisca di avere una visione complessiva del territorio e delle aree vaste omogenee, dei problemi economici, sanitari, sociali, infrastrutturali? Rispondendo a questa semplice domanda si comprende perché le province del Lazio meridionale non abbiano più ragione di esistere e perché sia urgente un ripensamento dei governi territoriali. Parlare di elezioni provinciali o, peggio, di ritorno al passato è quanto di più nefasto si possa profilare. I cambiamenti globali con territori in competizione, anche fra continenti, impongono che una classe politica rinnovata e dinamica inizi a parlare anche a Frosinone di gestione dell’acqua - può davvero continuare lo scandalo attuale del servizio idrico dell’Ato 5, per fortuna certificato anche dalla Procura della Repubblica del capoluogo e dalla Guardia di Finanza? - del ciclo dei rifiuti - davvero bisogna lasciare che si insista in una strategia sganciata dalla modernità impressa nella Saf? - del traffico e dell’inquinamento fino ad un nuovo modello di sviluppo. Ma di rifiuti e acqua, ad esempio, non si ode parola quando fanno dichiarazioni e interventi gli eletti.

L’imbarazzo peloso viene coperto dal silenzio. Eppure serve una classe dirigente che non abbia conflitti d’interesse, che possa tranquillamente parlare di società come Acea, Saf, AeA senza avervi sistemato sodali, parenti, amici e amanti. Con lo sguardo lungo abbastanza per capire che la filiera lobbistica, politica e informativa che va ancora per la maggiore, è già roba vecchia e superata. Perché se ce la tenessimo ancora a lungo ci trascinerebbe tutti a fondo. Inquinandoci, facendoci ammalare, spargendo il brutto ovunque, costruendo palazzoni fin dentro i fiumi e sventrando giardini e colline, sconfiggendo le speranze dei figli, vanificando il merito di chi si impegna, annientando la determinazione di quanti hanno resistito.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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