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La Saf di Colfelice La Saf di Colfelice

Mappe in movimento, aumento di bollette Tari di almeno il 30% Il fallimento del sistema

Abbiamo riferito ieri sulle nostre colonne della lettera con cui la Saf di Colfelice ha annunciato ai sindaci della Provincia di Frosinone il ritocco della tariffa di conferimento rifiuti, sulla base degli adeguamenti Istat di legge. Ma nella missiva il passaggio che più conta per i cittadini-utenti è quello relativo alla richiesta di aumento inviata alla Regione Lazio (non si sa quando), con le seguenti parole: «la scrivente società ha dovuto procedere alla formulazione di un’istanza di adeguamento della tariffa, presentata alla Regione Lazio, sulla base dei costi certificati a consuntivo, nell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2020».

Secondo calcoli approssimativi fatti da esperti consultati da L’inchiesta-Quotidiano, la tariffa - oggi già lievitata «da euro/tonn. 138,68 più Iva e benefit ambientale all’01/01/2016 fino ad euro/tonn. 142,60 più Iva e benefit per tutto il 2020» -, subirà un incremento fino a circa 170 euro/tonn. che equivarrà ad una stangata di circa il 30% per i cittadini. Una batosta per le tasche di tutti che dovrebbe partire dal primo gennaio 2022. L’entità precisa dell’incremento la si conoscerà quando sarà possibile accedere ai documenti e, quindi, alla richiesta formulata da Saf ed alla risposta regionale. Intanto però sono necessarie alcune considerazioni che riguardano prima di tutto i sindaci che restano i proprietari dell’impianto di Colfelice. Infatti l’aumento delle tariffe era eventualità tutt’altro che imprevista: era una mossa non solo prevedibile ma perfino inevitabile rispetto alla situazione in atto, con l’emergenza rifiuti in tutto il Lazio e la carenza ed i malfunzionamenti impiantistici. C’è da chiedersi perché i primi cittadini non siano intervenuti prima. Tra i vari aumenti c’è quello surreale di Acea Ambiente che gestisce il termocombustore di San Vittore del Lazio: la multiutility - che vede il Comune di Roma quale azionista principale (e adesso non è più questione di cattiva gestione Raggi) -non solo ci sommerge di immondizia capitale, ci fa respirare le emissioni degli rsu della Città Eterna ma pretende anche di far pagare di più gli scarti che brucia della provincia di Frosinone.

Una trasposizione plastica del detto “cornuti e mazziati”. Il capitolo dei costi del trasporto dei rifiuti indifferenziati fuori provincia e del conferimento in discariche dove, ovviamente, lievitano i costi di smaltimento oltreché quelli di trasporto, ripropone il dilemma del sito alternativo a Cerreto. Una vera e propria chimera alla quale lavora molto lascamente la Provincia di Frosinone che ha affidato, come noto, al Mit di Torino l’individuazione della discarica alternativa. A questa fase seguirà quella della scelta vera e propria del sito, con tutte le proteste prevedibili, collegate e connesse e le pressioni delle lobby varie interessate. Insomma un ginepraio di cui non si vede la conclusione a giorni, neppure a settimane o mesi. Un bell’andazzo per menare il classico “can per l’aia”, tanto per restare ai detti che spiegano meglio di qualsiasi analisi lo stato delle cose che è sotto gli occhi di tutti. La verità è che la Provincia come pure la Regione Lazio hanno giocato tutte le loro carte effettive sulla riapertura della discarica di Roccasecca. Per questo non si cercano soluzioni diverse. Una questione che attiene, invece, direttamente al management Saf e non più solo ai sindaci è quello della produttività disastrosa dell’impianto di Colfelice, dal quale entrano ed escono rifiuti indifferenziati per almeno il 60%. La presa d’atto dell’inefficienza clamorosa quanto costosa per la collettività, aveva costretto gli stessi vertici della società a mettere a punto un piano industriale - approvato dall’assemblea dei primi cittadini due anni or sono - che metteva al centro proprio il revamping di un Tmb che non funziona più da tempo. Che fine ha fatto quel piano industriale?

Un sindaco che vuol restare anonimo annota: “La Saf doveva adempiere a tutta una serie di misure di efficientamento degli impianti e dei costi che avevamo deliberato. Non averle messe in atto ci fa capire che siamo di fronte ad una società che rischia di finire del tutto fuori controllo”. Il conto finale come al solito lo pagano i cittadini sia in termini di appesantimento della Tari che di effetti ambientali. Basti solo pensare alla quarta linea in via di approvazione a San Vittore del Lazio ed alla riapertura del sito della Mad nelle intenzioni di quanti preparano l’accordo tra Regione e proprietario dell’impianto per far partire il quinto bacino. Ma restano l’immobilismo dei sindaci e l’inadeguatezza della classe dirigente provinciale le vere ragioni del fallimento complessivo del sistema di smaltimento dei rifiuti urbani del Frusinate. Nonostante aumenti la raccolta differenziata e le molte promesse di risparmi, dal lato degli utenti si subiscono solamente stangate. Del resto la Saf è probabilmente una delle poche società del settore in Italia ad accumulare perdite! L’unica nota positiva degli ultimi tempi è stato il proscioglimento degli indagati per assunzioni e consulenze effettuate nonostante un impianto di fatto fermo e senza una strategia industriale.

Nemmeno le cosiddette opposizioni hanno nulla da obiettare e meno che mai chiedono le dimissioni di chicchessia. Tutte considerazioni perfino sottodimensionate se vengono prese in considerazioni nel complesso le tematiche relative all’ambiente, cominciando dalla depurazione industriale per proseguire con le autorizzazioni ad impianti di sicuro impatto sulle situazioni già compromesse della Valle del sacco-Valle del Liri - Garigliano, per finire con le bonifiche mai attuate tra Colleferro e Ceprano. La “stagione green” non inizia e neppure appare in lontananza, al di là dei racconti dei diretti interessati e dei noti comunicatori paludati e di regime. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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