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Mappe in movimento: la Legge 46 Fiat e quei 500mila euro tagliati mentre l’auto affonda

Nei giorni scorsi a margine della legge di bilancio regionale si è tornati a parlare del contributo alle aree interessate dalla crisi dello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano. Con la proposta di legge n. 320 (Legge di Stabilità 2022) presentata dalla Giunta il 9 dicembre 2021 e portata in Consiglio regionale per la votazione e l’approvazione, la Giunta regionale ha stanziato sulla legge 46 del 2002 (Contributo alle aree interessate dalla crisi dello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano) 2.000.000,00 di euro per il 2022 e 1.000.000,00 per ciascuna delle annualità 2023 e 2024. Durante la discussione, nel pomeriggio del 23 dicembre 2021, il vicepresidente della Giunta Leodori cala il maxiemendamento con le “integrazioni” alla proposta di legge di stabilità presentata.

Nell’elenco sono state inserite le integrazioni che si sono rese necessarie anche ascoltando i consiglieri regionali. In questo documento, però, l’integrazione per l’anno 2022 sulla legge regionale n. 46 del 2002 è zero. Quindi, per l’anno 2022 nessuna integrazione è stata fatta per aumentare i fondi sulle aree interessate dalla crisi dello stabilimento Fiat, poi nel frattempo divenuto Fca e adesso Stellantis. Soltanto per gli anni 2023 e 2024 sono stati aggiunti 1 milione per ciascuna annualità. Lo stanziamento per l’anno 2022 rimane quindi complessivamente di 2 milioni di euro. Per valutare la portata dell’intervento legislativo ed economico sulla legge 46/2002 è fondamentale fare il raffronto con la legge di stabilità 2021, approvata a dicembre 2020. Questo per vedere se rispetto al 2021 le risorse sono state aumentate o diminuite.

Questo raffronto è semplice. Nella legge Regionale 30 dicembre 2020, n. 25 (Legge di Stabilità regionale 2021), approvata a dicembre 2020 e pubblicata sul BURL del 31/12/2020, le risorse previste sulla legge 46 del 2002 per l’annualità 2021 erano 2.500.000,00 di euro. Quindi 500.000,00 euro in più rispetto all’anno 2022 che verrà. Quale è stato, allora, l’aumento delle risorse sulla legge 46/2002 visto che nel 2022 saranno inferiori al 2021? Lo stanziamento per le annualità 2023 e 2024? Quando mai si è vista una sessione di bilancio che toglie risorse all’anno successivo per aumentarle per quelli che verranno? Il tutto in presenza di una crisi dell’automotive che appare davvero senza precedenti perché riguarda una transizione globale. A questo va aggiunta la vendita di fatto dell’auto italiana operata dalla famiglia Elkann-Agnelli ai francesi di Psa, transalpini che ormai tengono saldamente in mano le redini del gruppo con relative sostituzioni sciovinistiche di tutto il management italiano. Una situazione pericolosa per occupazione e livelli produttivi - se non scandalosa se si fosse verificata in altri Paesi - che sul nostro territorio passa sotto silenzio (tant’è vero che la Regione può tagliare tranquillamente 500mila euro di contributi su una somma complessiva comunque insignificante per il settore metalmeccanico) e in Italia non si parla proprio del progressivo affossamento del comparto che, anzi, viene appesantito dalla latitanza del governo che si guarda bene dal predisporre misure di sostegno o, come sarebbe doveroso, dall’esaminare la possibilità di un suo ingresso nella compagine sociale almeno con lo stesso peso che ha il governo di Macron. Del resto «l’evoluzione sostenibile nel mondo dell’auto ha avuto un’accelerazione inaspettata rispetto a due anni fa e il sistema della componentistica è già ora nel pieno di un percorso di riconversione complesso».

A sottolinearlo nei giorni scorsi il presidente di Federmeccanica Federico Visentin. Che ha spiegato: «I fattori di incertezza non sono pochi: il costo delle materie prime, la riduzione delle vendite delle auto e il fatto che nel frattempo i produttori tengono alte le previsioni relative alle loro necessità presso i fornitori, salvo poi acquistare effettivamente solo quanto necessario, impone a quest’ultimi esposizioni finanziarie pesanti in termini di circolante e magazzini stracarichi di componenti invenduti. Una situazione che crea un nuovo allarme liquidità dopo quel­lo, di tutt’altro segno, legato al fermo di marzo e aprile 2020». Tutte questioni nazionali che pesano ancora di più su un distretto dell’automotive del Cassinate e del Lazio meridionale che dovrà soffrire anche per lo smantellamento di un centro decisionale vicino al territorio qual è stato il Cosilam, ormai fuso nel Consorzio Unico regionale (e senza neppure un posto in consiglio di amministrazione dell’ente presieduto da Francesco De Angelis, circostanza singolarmente sottolineata solo dalle nostre colonne nel silenzio dei sindaci del territorio). La fragilità clamorosa della rappresentanza istituzionale attenta a carriere personali e di gruppo, fa il paio con il calo dei redditi delle famiglie dei lavoratori, la disoccupazione e soprattutto con le incertezze occupazionali del settore auto che, secondo alcuni sindacati, rischia di perdere 50mila posti da qui ai prossimi mesi. Se si allarga lo guardo, poi, lo scenario è devastato.

Per la Cgil e' «impressionante» il numero dei casi di crisi industriale aperti presso il ministero dello Sviluppo. Lo dimostra il quadro, ancora parziale, elaborato dall'Area Industria e Reti della Cgil che torna a chiedere precise scelte del Governo. Si tratta di alcune decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori coinvolti nelle crisi di aziende che hanno deciso di chiudere battenti o delocalizzare, di ricorrere alla cig o riconvertire in altre produzioni. Basta guardarsi attorno per scoprire capannoni vuoti o abbandonati, fabbriche dismesse. La povertà che dilaga e le istituzioni che arrancano cercando di tamponare almeno gli effetti della pandemia.

Uno scenario sconcertante almeno se osservato da questa frontiera del Mezzogiorno disperato, rappresentata dall’ex nord della Terra di Lavoro. Servirebbero risposte all'altezza delle difficoltà: ma sindaci e amministratori pensano a chi sarà domani il nuovo presidente del consiglio provinciale e se ne infischiano perfino dei rincari delle bollette Tari (come testimonia il silenzio sull’annuncio Saf che da due giorni viene rilanciato su queste colonne). Le difficoltà Stellantis richiedono che Cassino si faccia carico di un progetto di politica industriale che svegli Zingaretti e la Regione Lazio dal torpore autoreferenziale, ripristini una cabina di regia locale (leggera e senza costi aggiuntivi di consulenze e assunzioni) in cui istituzioni, imprenditori, sindacati e banche possano tornare a confrontarsi ed a decidere cosa chiedere a Via Cristoforo Colombo ed al Governo centrale.

Ma prima sarebbe il caso che il Comune capofila si svegliasse egli stesso dall’im- mobilismo sulle responsabilità di area vasta in cui versa da anni. Perché la francese Stellantis, oggi, rischia di trasformare il Sud Lazio in una nuova distesa di macerie. Mentre c’è chi fa comunicati stampa sui due milioni di euro regionali che gli imprenditori dell’automotive dovrebbero accogliere festosamente tra il 2023 ed il 2024. Auguri di buon anno a noi tutti, amici lettori! 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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