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Nelle giornate difficili. Di questi tempi così complicati

E vabbè. Allora ditelo che ce la state mettendo tutta a farmi saltare i nervi. Eppure questa giornata era iniziata sotto i migliori auspici. Fino a quando non ho sentito al telefono quella maledetta formula “Lei non ha capito”. E no. Non ci sto. Soprattutto perché garbatamente (nonostante il tono si stesse alzando pericolosamente, lo ammetto) stavo spiegando che è cosa buona e giusta rispettare le norme. Seguire le regole, insomma. Una cosa semplice semplice. Ma non per tutti, è evidente. Tanto meno per chi vuole convincerti che sei tu, rompiballe seriale, ad essere dalla parte sbagliata. La vedremo. Siamo solo alla seconda puntata, vi farò sapere se, come e quando riuscirò a spuntarla. Con chi si ostina a far finta che la legalità è qualcosa che non va più di moda. 

Quello che invece resta immutato con gli anni (tanti) è quel vezzo di uscire dal negozio con le scarpe nuove. Sì, quelle appena comprate. Stavolta, però, non ho colpe. La gentile signorina che mi ha assistita nell’acquisto ha detto proprio lei, sì sì, di sua iniziativa, che quegli stivali stavano così bene con il resto che era un peccato rimetterli nella scatola. Meglio provarli subito. Non me lo sono fatta ripetere due volte. Sembrava un sogno. Come da bambina, con le scarpette nere lucide e il cinturino. Fantastiche. Una volta messe, impossibile toglierle. Neanche per un secondo. 

E’ bastato un istante, invece, per far rabbrividire poco dopo la signora alla guida. Incurante della rotatoria, l’ha ‘tagliata’ in senso contrario per invertire la marcia. Una marcia durata davvero un niente, perché ha compreso subito che non restava altro da fare se non dietrofront. Una grattatina al cambio, un po’ di frizione bruciata per la rabbia, qualche invettiva perché non le lasciavo spazio per andare contromano, ma ci sta. Le servirà da promemoria per il futuro. I furbi alla guida, in particolare quando diventano pericolosi, non li ho mai graditi. 

Doveva essere un venerdì davvero particolare, tipo da 17. Altrimenti come spiegare la fila alla cassa, l’attesa per pagare il conto (che non si riusciva a chiudere, colpa dei codici) e poi scoprire, all’arrivo, di aver pagato due volte (non poco) lo stesso prodotto? E allora riprendi cappotto, borsa e spesa. Qualche km e via, eccoci ancora qui. Quando spiego il problema mi si chiede se voglio stornare. Direi di sì. Lei che dice? Pagare doppio no. Prendere un duplicato nemmeno. Ergo, voglio i soldi. Sì, proprio quelli. E’ un mio diritto. La signora che sta mettendo a posto la sua, di spesa, si risente. “Con i tempi che corrono, aspetti che finisco di mettere tutto dentro la busta”. Sento un pericoloso segnale di allerta. “Signora, non avrà mica pensato che le volessi svuotare tutta la spesa addosso…insieme al covid”. Finisce con un ‘si figuri’ che somiglia in modo sorprendente al digrignare rabbioso del mio cane. La prossima volta lo porto con me. Un deterrente peloso e muscoloso di 20 chili. Che quando si inalbera raddoppia in altezza e in peso. Proprio quello che ci vuole. Di questi tempi. E in certe giornate. 

Rita Cacciami

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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