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Sogni d'oro, Italia. Dopo il voto, tutti a nanna

Elezione della Presidenza della Repubblica all’italiana. Fatto. Ho seguito ogni tipo di maratona televisiva. Senza interruzione. Sostituendola con quella radiofonica nel momento in cui salivo in macchina. La diretta, l’intervista, l’editoriale, l’opinione, la telefonata, la differita, il dibattito. Fino a tarda notte. Fin dall’alba. Seguendo l’agenda della politica nazionale. I grandi elettori. I Queenmaker. I Kingmaker. E poi c’è lui. Il Celata. Quello che Mentana mette in campo. O meglio, in strada. E finge di rintuzzarlo. Spesso di mobbizzarlo. Mentre lui si fionda su tutti i big e meno big per strappare le indiscrezioni che fanno audience. 

Il tutto, mentre giornalisti, direttori di testate e vice direttori si contendono la scena sulle emittenti televisive pubbliche e private. E i corrispondenti e i reporter, spalla a spalla, cercano di fare pressing ed entrare in area goal aggirando i colleghi. Fingendo di andare in una direzione per fuggire verso l’ingresso secondario con la speranza di arrivare primi. Scene già viste, si dirà. Ma con un altro sapore. E tanto sarcasmo. Ironia da vendere, negli studi e fuori. Una lunga e tormentata campagna di pianificazione che ha lasciato a terra un gran numero di feriti. E anche diverse vittime. 

L’atto finale, una liberazione per tutti. L’aula si svuota, è ora di cena. E’ sabato, gli elettori sfilano e allungano la mano verso i presidenti di Senato e Camera. Casellati e Fico sono pronti a salire in auto per raggiungere il neo rieletto al Quirinale, tutti gli altri non vedono l’ora di andare a cena. Chi a fare aperitivo. Altri a sbracarsi a casa sul divano. Super Draghi è già da ore nel suo casale umbro, davanti al camino scoppiettante. I leader dei vari partiti si disperdono, non prima di aver lanciato qualche messaggio social per lasciare traccia di sé prima che i riflettori si spostino del tutto su Mattarella. 

E mentre scorre sul video l’epilogo di questa giornata, impazzano meme esilaranti ovunque. I più gettonati, ovviamente hanno come protagonista lui. In tutte le salse. Quello più ‘soft’ è “4 verticale: si fa al Quirinale…” risposta: “sequestro”. Serio e faceto. In un momento così importante si fa ironia ovunque. E su chiunque. Ma c’è qualcosa che mi frulla per la testa. Si sta facendo tardi, dopo cena, chi prima chi poi andremo tutti a letto. Anche i grandi della terra, per dire. 

Quindi, anche loro: Mattarella, Letta, Meloni, Salvini, Renzi, Conte, Di Maio. Tanto per citarne alcuni. Ma ognuno nel suo stile. E qui parte la fantasia. Il Presidente è tutto d’un pezzo. Una volta via camicia e cravatta, indosserà magari una rigorosa giacca da camera. Aplomb da uomo di grande statura. 

Letta è forse l’unico che può permettersi un pericoloso pigiama con elastico alla caviglia. Sta male un po’ all’intero universo maschile, ma lui non se ne fa un problema. Un po’ tuta da jogging di chi va a buttare l’immondizia di sera. Con le scorie quotidiane. 

Giorgia Meloni è aggressive, ma non ce la vedo con il maculato. E’ persona pratica, è mamma. Un comodo pigiamone ci sta. Senza pupazzi, però. Di quelli, ne ha fin sopra i capelli già tutto il giorno. E non sono di sua figlia. 

Salvini le tute le ha provate di ogni. Forma, colore, sigla. Un tipo da boxer, dai. Sotto le lenzuola non c’è bisogno di molto altro. C’è da giurarci. 

Renzi è un caso a parte. Lui che mastica (letteralmente) l’inglese, opterà per un nightwear molto tradizionale. Pantalone a sigaretta fondo neutro, giacca a righe o quadri a tono. Ma rigorosamente con martingala. Fateci caso. Ha sempre una martingala dietro. Un retaggio bonapartesco. Chissà. 

Conte ‘è’ pigiama di seta. Con bordo e senza bordo. Blu, grigio. Forse anche nero. 

Chiudiamo con Di Maio. E sono solo due gocce di Hermès. Mi ricorda qualcuno, ma non so chi. Direbbe lui. 

Sogni d’oro, Italia. 

Rita Cacciami

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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