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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Musica e canzoni che fanno bene. Come un abbraccio

La musica è un linguaggio universale e sempre più spesso può essere scelta come mezzo per provare a sciogliere i nodi dei nostri tanti interrogativi ancora senza risposta. Pensiamo ad esempio a tutte quelle canzoni in cui passa il messaggio che “andrà tutto bene”, a quei testi in cui l’ascoltatore viene invitato a non mollare difronte alle avversità della vita: ecco si potrebbe dire che la musica e le canzoni vengono in nostro soccorso in situazioni di profondo dolore e sconforto. Potrebbero aiutarci quelle volte in cui ci sentiamo soli e preghiamo di non stare più così male.

Le canzoni quindi possono essere come un aiuto per tutte quelle persone che si sentono annegare nel dolore, un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi, una sorta di abbraccio in musica. Come qualcosa che apporta un aiuto nel momento del bisogno. Quando abbiamo la sensazione di affogare, mentre viviamo un disagio, quando viviamo situazioni di profondo turbamento e ci possiamo sentire sopraffatti. Le persone intorno, purtroppo, spesso non riescono a essere d’aiuto e si incorre così nella difficoltà di comunicare la propria sofferenza, nascondendoci, a nostra volta, dietro una maschera che è pura apparenza: se ci chiedono se è tutto ok, rispondiamo sempre sì, tanto non capirebbero. C’è un profondo scollamento tra la realtà interna, quella nascosta che diventa però una realtà quotidiana, e quella esterna, percepita dalle altre persone. Si ha così un effetto di dissonanza, la percezione che il dentro non corrisponda al fuori, un po' come “sentirsi autunno durante l’estate”.

Questa sensazione porta l’individuo a credere di non riuscire a adattarsi al mondo e a sentirsi profondamente fuori posto. Il riferimento alle stagioni è particolarmente calzante: quando ci si trova in uno stato depressivo profondo, è impossibile partecipare alla vita con entusiasmo, anzi, il realizzare che intorno a noi l’impulso vitale è al suo apice crea un contrasto così forte con il nostro stato d’animo da portare a un fastidio e ad un abbattimento maggiori. Ed ecco allora che la musica può essere di grande aiuto ed assumere valore terapeutico. Oggi il termine “musicoterapia” viene utilizzato per indicare la cura di malattie che possono trarre giovamento dagli effetti dell’esperienza musicale (Orff, 1993). Secondo Mc Clellan (1993) l’utilizzo della musica a scopi curativi si fonda sul fatto che la musica influisce sul nostro corpo per effetto della risonanza.  

L’uso della musica a scopi curativi può essere fatto risalire molto indietro nel tempo, nell’epoca in cui la malattia era associata a spiriti maligni che dovevano essere scacciati dal corpo e dalla mente della persona malata. Per fare ciò si cercava di spaventare gli spiriti grazie all’uso di canzoni ritmiche che, al posto delle parole, utilizzavano lamenti monodici e venivano accompagnate dal suono di zucche vuote e tamburi percossi. La musica divenne così il mezzo dello sciamano per ottenere la massima concentrazione della mente e del corpo e per intensificare la volontà di ritrovare e di conservare il benessere fisico. Si dovranno attendere gli anni ’70 del secolo scorso per una prima configurazione in Italia di orientamenti musicoterapeutici, diversificati per scopi e per tecniche:

1) pedagogico e psicopedagogico, impiegato generalmente nelle strutture scolastiche e caratterizzato da un aspetto preventivo perché con la musica si vuole collaborare all’organizzazione di una personalità matura ed equilibrata;

2) clinico–psichiatrico, che si occupa di individui affetti da patologie che causano condizioni di emarginazione;

3) promozionale–sociale, rivolto a contesti di animazione e ricreazione nei quartieri o nelle comunità. 

Muovendo da studi di neurofisiologia, il musicista e psichiatra R. O. Benenzon afferma che il ritmo, e forse anche la melodia, viene percepito a livello subcorticale  (nel sistema limbico). E secondo alcune ipotesi in merito alla vita prenatale, il feto durante la gravidanza vive un’esperienza ritmica percependo i suoni della madre prodotti dal battito cardiaco, dalla respirazione, dai movimenti esterni e dai rumori degli organi interni. Sulla base di questi dati Benenzon ha potuto formulare questa teoria: “la base della relazione tra il ritmo e l’essere umano va ricercata nel contatto sonoro del feto” e inoltre “ la musica è l’evocazione della madre, una riedizione della relazione con lei e con la natura” (Benenzon, 1983, p. 29). La prima esperienza di musicoterapia, documentata con sufficiente rigore scientifico, divulgata in Italia è stata quella di Juliette Alvin che condusse una serie di esperienze volte ad alleviare la sofferenza fisica e psichica di bambini ricoverati in istituti della Gran Bretagna.

Emerse che le risposte psicologiche ad un’esperienza musicale, vissuta sia come semplici ascoltatori che come produttori, dipendono dalla capacità del soggetto di identificarsi con essa e dalle caratteristiche del brano in questione, ovvero dalla possibilità della musica di agire (secondo la terminologia psicoanalitica) a livello dell’Io, dell’Es e del Super–Io. La musica è certamente in grado di risvegliare istinti primitivi e di portare in luce materiale rimosso, di suscitare emozioni per poi sublimarle, di stimolare la conoscenza di sé, di ricreare quindi un Sé più armonico ed equilibrato.  

È così che alcuni pensieri, riconosciuti nelle canzoni, possono non essere più una vergogna, un qualcosa da nascondere e da tenersi dentro perché nessun altro deve sapere. Dolori che si fanno racconto, narrazioni di vita che mettono la propria esperienza al servizio di qualcun altro e che così diventano oggetto di condivisione e la sofferenza, una volta esternata può diventare più leggera. E allora ti invito oggi a trovare questa tua canzone, che sarà  un po' come il tuo kit d’emergenza per tutte quelle volte in cui ti senti perso e  “metti su le cuffie e ascolta - quella - voce, respira, respira, passerà veloce” (Kit d’emergenza, Red Sky).

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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