L'Inchiesta Quotidiano OnLine
La dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Guerra in Ucraina, migliaia di bambini in fuga. Spesso soli, senza genitori

Continuano i bombardamenti anche nella capitale Kiev da parte delle truppe russe, una guerra che coinvolge tutti e ci porta ad attenzionare innumerevoli aspetti, primo fra tutti la vita delle persone, civili o non civili e soprattutto i bambini. Secondo i dati dell'Unicef sono oltre un milione i bambini in fuga dagli attacchi russi che stanno cercando di mettersi in salvo e spesso sono soli, senza genitori.

In molti sono anche già arrivati e continueranno ad arrivare in Italia: in una dichiarazione congiunta della ministra Bonetti e del ministro Di Maio si legge che "nella cornice dei rapporti già in essere in materia di adozioni internazionali tra l'Italia e l'Ucraina, siamo impegnati in queste ore nell'attivazione di corridoi speciali per i minori orfani, perché al più presto ed in sicurezza possano raggiungere il nostro Paese".

Ma dove verranno ospitati questi bambini e sarà possibile offrirsi per l'affido o addirittura l’adozione? Come funziona? Cosa dicono le leggi italiane sul tema? 

La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare. Intanto sembra che l’adozione internazionale non costituisca un'opzione per i bambini in fuga dalla guerra in Ucraina. Quindi una soluzione potrebbe essere il cosiddetto "affido internazionale”, cioè un provvedimento temporaneo volto a tutelare un minore in vista di un successivo reinserimento nella famiglia di origine. 

Diversamente dall’adozione, che comporta l’instaurarsi di un legame filiale definitivo ed esclusivo, l’affido consiste nell’inserimento del minore in una famiglia diversa da quella di origine, che ad essa tuttavia non si sostituisce ma si affianca, costituendo così una misura provvisoria.

L’Affido Familiare può essere quindi inteso come un intervento di accompagnamento e supporto alla famiglia di origine, avendo come obiettivo il ritorno del minore nel contesto familiare naturale.

Però, al momento, non esistono leggi nel nostro Paese che regolano questa soluzione che quindi risulta non attuabile al momento. Ma la situazione è ancora diversa quando si parla di minori non accompagnati già arrivati in territorio italiano. Per loro, come spiega l'ong Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini, una volta affidati alle autorità italiane, potrà essere effettivamente valutata anche l’opzione di un progetto di affido temporaneo presso una famiglia. Per tale ragione Il Consiglio Nazionale Diritti Infanzia e Adolescenza (Conadi) ha pubblicato delle linee guida per chi volesse e potesse ospitare un minore nella sua abitazione, specificando che non si tratta di adozione, né di affido internazionale e che non ci sono possibilità che il bambino venga adottato in futuro.

I minori verranno affidati alle famiglie selezionate d’intesa con l’ambasciata ucraina, le prefetture, i tribunali e le procure dei minori: una forma di ospitalità temporanea, necessaria per per far fronte all’emergenza in attesa di leggi più chiare in grado di supportare i più piccoli in situazioni come questa. Sarebbe davvero importante fare in modo che ogni minore in fuga da questi orrori (e non solo) possa vivere e crescere in una famiglia, per sentirsi un po' più al sicuro; sarebbe bello poter dare l’occasione di instaurare una relazione nella quale riceva gratuitamente un altro amore e impari a sua volta a donarne. Dovremmo avere tutti come obiettivo principale di tutelare, in ogni parte del mondo, il diritto di ogni bambino ad essere bambino. Possono essere numerose le potenzialità di tale intervento, ma altrettanto numerosi i rischi che esso racchiude.

L’inserimento in un’altra famiglia, infatti, può permettere al bambino di sperimentare nuovi stili di attaccamento (Bowlby, 1983), con la conseguente possibilità di modificare nel tempo i propri modelli operativi interni, che costituiscono l’ossatura dell’idea di sè e del mondo;  Inoltre è bene tenere presente che tale esperienza espone al vissuto della perdita i diversi protagonisti coinvolti. Se da un lato, infatti, il bambino è separato dal contesto famigliare di appartenenza, dal suo ambiente sociale e relazionale, sperimentando così la perdita delle proprie abitudini e dei propri punti di riferimento, dall’altro questi dovrà confrontarsi con la perdita della possibilità di essere curato opportunamente, a causa di una genitorialità costretta al fronte. Ciò implica la perdita per il bambino della possibilità di ricevere dai propri genitori risposte ai suoi bisogni e questo vissuto lo accompagnerà durante tutto il corso dell’affido (Carminati et al., 2012).

La propensione ad esperire angoscia per la separazione e il dolore per la perdita sono i risultati ineluttabili di una relazione d’amore, del fatto di voler bene a qualcuno (Bowlby, 1973). Come è noto, il sistema dell’attaccamento e quello esplorativo sono antagonisti: nel momento in cui il piccolo è sopraffatto dalla perdita non può esplorare cognitivamente ed emotivamente il nuovo contesto famigliare. Shock, negazione, protesta, disperazione, distacco rappresentano le naturali reazioni alla separazione; in questa fase ai genitori affidatari è richiesto il faticoso compito di sintonizzarsi sulla perdita, rispecchiando i vissuti di rabbia e tristezza del bambino nei confronti della propria famiglia di origine. Solo tale faticosa attitudine della famiglia affidataria potrà lentamente permettere al bambino di iniziare ad esplorare il nuovo contesto di vita nel quale è stato calato.

Allo stesso tempo, il tema della perdita è centrale anche nei vissuti dei genitori naturali, che possono sentire di essere sopraffatti e delegittimati del proprio ruolo, almeno in parte esclusi dal percorso evolutivo di coloro che loro stessi hanno dato alla luce e questi vissuti così dolorosi sono acuiti dal contesto guerra che semina distruzione. Il bambino, inoltre, potrà sperimentare preoccupazione ed irritazione nel timore di essere sleale nei confronti della propria famiglia di origine. Questa potrebbe essere l’enorme opportunità insita nei complessi progetti di affido: offrire al bambino una possibilità di sopravvivenza, dandogli la possibilità di continuare a vivere nonostante il tragico “solco” tracciato nella sua terra e che ha coinvolto la sua famiglia di origine.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

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