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La dott.ssa Ilaria Quattrociocche

La figura del papà, sempre più coinvolto nella crescita e nell'educazione dei figli

Si parla tanto del ruolo materno, della relazione tra madre e figlio, ma anche il padre ha un ruolo molto importante per il futuro equilibrio bambimo. Il piccolo, fin dai primi mesi di vita, è persona, e, in quanto persona è in relazione con il sistema familiare, e non solo con la madre. Secondo l’impostazione freudiana, il padre è il “terzo” che si inserisce nella realtà tra la madre, che rappresenta il piacere, e il bambino, invitando quest’ultimo a uscire dal guscio protettivo materno. Quindi il padre può essere inteso come colui che consente, con il suo ingresso, il riconoscimento degli altri da parte del bambino, il quale imparerà così gradatamente a non temere l’estraneo.

Secondo lo psicologo californiano Stephen Poulter, il successo personale e professionale del figlio è evolutivamente garantito solo in presenza di un padre compassionevole-mentore o guida. Fondamentalmente il ruolo psicologico del padre è quello di favorire la crescita psicologica e le funzioni adulte dei figli. Il suo ruolo è quindi cruciale per garantire, grazie ad un buon rapporto coniugale, di superare il fortissimo legame madre/figlio permettendo a questi di svincolarsi e crescere autonomamente ed allo stesso tempo permettere alla madre di recuperare altri aspetti della sua vita.  

Alcuni autori definiscono il padre come un regista invisibile che ha qualità specifiche di protezione, di infondere fiducia e sicurezza e di esercitare un ruolo di contenimento, normativo e strutturante. Ecco perché l’assenza o il disimpegno del padre nelle funzioni genitoriali porta importanti vuoti.  Spesso ricevo coppie di genitori in crisi con i figli adolescenti e l’intervento è volto proprio a rinforzare il ruolo del padre ed a “ridimensionare” quello tra madre e figlio proprio perché l’aspetto delle regole o della vita sociale appartiene alla parte più maschile.

Ma cosa significa essere un papà oggi? Chi sono i papà di oggi? La paternità è un vissuto psicologico, un'esperienza emotiva il cui percorso è differente da quello intrapreso dalla madre. L'assenza di cambiamenti fisici impedisce nei nove mesi di avvertire il cambiamento, tanto che la cura e la dedizione della preparazione alla paternità si possono leggere in termini di conquista moderna. Nel passato il padre diventava padre quando prendeva in braccio suo figlio, ma oggi i papà vivono l'attesa nella preparazione al compito che li attende con tutte le ansie, le preoccupazioni e le grandi aspettative che ne conseguono. La psicologia riconosce nella figura paterna una protezione, un'icona dell'autorità e nel papà colui che accompagna il figlio nel mondo esterno.

Questa figura, sebbene rassicurante per molti aspetti, è spesso stata considerata anche fredda e un po' lontana. Oggi il coinvolgimento degli uomini moderni è più assiduo e più concreto. Alcuni pediatri hanno sottolineato che i papà ora si concedono molto di più ai figli piccoli (3-10 anni) con i quali giocano nel weekend, ma spesso anche durante la settimana. Ed è questo ultimo dato ad essere il più rassicurante, perché la presenza maschile costante anche in casa e il suo aiuto sia con i piccoli, sia nella gestione domestica, riequilibra l'apporto educativo che i due genitori offrono ai bambini: l'una per coltivare la forza interiore, l'altro per sfidare il mondo.

Il papà è un punto di riferimento cruciale per garantire una certa sicurezza nelle relazioni affettive e sociali, in particolare nel periodo dell’adolescenza. Un comune stereotipo è quello che vedrebbe le donne interessate alla genitorialità, mentre gli uomini ne sarebbero spaventati. Una recente ricerca ha messo in luce che l'amore è un forte innesco al desiderio di diventare papà. La ricercatrice Ruth Feldman dell'Università Bar-Ilan ha monitorato l'elettroencefalografia di un campione di uomini che includevano: mariti, neosposi, uomini appena entrati in una relazione e single. I partecipanti allo studio dovevano osservare delle foto di neonati e bambini a loro sconosciuti. I genitori e i neomariti hanno reagito alle foto con un incremento dell'attività delle aree cerebrali coinvolte nell'accudimento. Il dato a sorpresa è che gli uomini appena entrati in una relazione hanno mostrato il grado di attivazione maggiore. L’amore, quindi, sembra renderli propensi ad una futura paternità. 

L'arrivo di un bambino sconvolge in modo vistoso la mamma, ma anche i neopapà vanno incontro a numerosi cambiamenti. Le ricerche evidenziano modifiche a livello fisico e psicologico che mettono alla prova anche l'uomo più duro. L'attenzione finora si concentra, di solito,  sulla madre per gli effetti dell'ovvio sforzo fisico, ma anche i neopapà devono affrontare nuove sfide. Ovviamente ci sono dei cambiamenti a livello psicologico nel modo di rapportarsi alla compagna e al nuovo arrivato che ancora non si conosce e poi occorre costruirsi una nuova identità di padre.  Ma la psiche non è l'unica coinvolta nei neopapà che, infatti,  subiscono cambiamenti anche a livello fisico.

Una recente ricerca della Northwestern University ha messo in evidenza che anche gli uomini subiscono dei cambiamenti fisici all'arrivo del nuovo nato.La natura ha programmato anche loro per predisporli al meglio alla paternità. La ricerca ha monitorato per alcuni anni 624 neopapà misurando loro il livello del testosterone, registrandone un calo vistoso dopo la nascita dei figli. Il corpo maschile cambia per adattarsi alle caratteristiche che maggiormente lo aiuteranno ad essere un buon padre: pazienza, dolcezza e protezione.I bassi livelli di testosterone inoltre proteggono i papà da alcune malattie. Un altro cambiamento a livello psicologico è relativo alla depressione post parto che pare possa colpire anche i papà. La Oxford University ha stimato che circa il 5% dei padri registra una tristezza cronica che coincide con il famoso maternity blues.Oltre alle ovvie implicazioni negative per il papà la depressione impedisce anche una corretta comunicazione con il bebè: questi padri tendono a lamentarsi con il neonato con frasi del tipo: "sono stanco e non ce la faccio" o "la mamma è più brava, vero?". Questo stato depressivo non va assolutamente ignorato per le conseguenze ad ampio raggio: gli effetti colpiscono il papà e le persone intorno e possono protrarsi nel tempo. Il ruolo paterno nella crescita dei figli sta sempre più aumentando.

Uno stato depressivo paterno  non va confuso, però, con le normali paure e le giuste domande che i neopapà si pongono di fronte ad un compito nuovo e un figlio che va conosciuto. Sono elementi questi che li accomunano fortemente alla neomama e investono diverse sfere della loro vita: la sessualità e il rapporto di coppia, la paura di non essere più al centro dell'attenzione, la salute del piccolo, la responsabilità economica della famiglia e il confronto con il proprio padre. Papà: il primo eroe di un figlio, il primo amore di una figlia (John Walter Bratton).

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Ilaria Quattrociocche

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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