L'Inchiesta Quotidiano OnLine
Gas russo come arma di ricatto per l'Europa

Il caro energia per famiglie e imprese

L’Europa ha dato grande prova di compattezza politica e di fermezza dinanzi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia eccezion fatta per l’Ungheria del rieletto Orban. In particolare, l’accoglienza dei profughi ucraini ha trovato tutti i Paesi europei con le porte spalancate, cosa che è andata in modo ben diverso con i profughi afghani.

La stessa compattezza non c’è stata però su una questione di non poco conto per noi Europei: il tetto al prezzo del gas per evitare le speculazioni in corso. Uno dei grandi e più fervidi promotori della necessità di un tetto al prezzo del gas è stato ed è il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi. Ancora una volta Draghi ha dato prova di grande onestà governativa e grande senso di responsabilità nei confronti di tutto il Popolo italiano e non solo. Dinanzi ad un libero mercato che ha disinvoltamente speculato sulle tragedie in corso, Draghi ha messo sul piatto una proposta articolata e strutturata.

La proposta di Draghi ha trovato il pieno sostegno della Spagna, del Portogallo, della Grecia e l’apertura della Francia e della Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ma l’opposizione di Germania, Olanda, Finlandia. I Paesi contrari alla proposta di Italia e Spagna hanno motivato la loro contrarietà all’introduzione di un tetto al prezzo del gas sostenendo che questo potrebbe alterare il libero mercato.

Bene ha fatto allora Mario Draghi a ricordare ai Paesi contrari, tra cui l’Olanda, Paese dove lavorano i traders che fanno il prezzo del gas (dettaglio non irrilevante), la vicenda della bolla speculativa sul costo dei bulbi dei tulipani nel 1636 quando un bulbo arrivò a costare più di una casa salvo poi crollare di colpo. Una storia che la dice lunga sulle speculazioni del libero mercato.

Il messaggio di Draghi è che in questo momento il fondamentalismo liberista potrebbe generare uno choc energetico che rischia di far chiudere interi settori industriali. Ma il premier olandese Rutte oggi come in passato resta rigido sulle proprie posizioni forte del sostegno della Germania del neo-cancelliere Scholz.

La spaccatura tra i due fronti europei si aggrava anche a causa della corsa individuale degli stati ad accaparrarsi navi in grado di trasportare e rigassificare il gas proveniente dagli USA e fonti alternative di energia. Contrariamente a quanto annunciato dalla Presidente Von der Leyen ogni stato corre per conto proprio sul fronte energetico. Eppure la partita vera di questa guerra in corso nel cuore dell’Europa si gioca proprio sul fronte energetico: sono i miliardi dell’Unione Europea che ogni giorno viaggiano verso la Russia a rendere possibile la guerra della Russia contro l’Ucraina.

La domanda allora che dobbiamo porci è quella che Mario Draghi ha fatto nella conferenza stampa di ieri mercoledì 6 aprile 2022: “Vogliamo la pace o il condizionatore acceso?”

Ovviamente era una provocazione finalizzata a riportare la discussione su temi concreti ed urgenti. Ma pare che molti politici italiani e molti italiani preferiscano far finta di non capire e continuare a discutere su presunte posizioni ideologiche differenti nonostante molti di costoro avessero affermato la fine delle ideologie. Probabilmente in prossimità della Santa Pasqua le hanno fatte resuscitare.

Anna Maria Tedeschi

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604