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Il piccolo Gabriel Il piccolo Gabriel

La “Scuola dei Leoni”, l’idolo Ciano e il rigore di Novakovich col Frosinone nel cuore: la storia del piccolo Gabriel

(di Roberto De Luca)

DA L'INCHIESTA DI SERA DEL 20 APRILE

Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Scintille interiori di uno sport che non può essere relegato soltanto ai verdetti emessi dal rettangolo verde. Perché il calcio è in grado di regalare momenti unici, destinati a rimanere scolpiti nei cuori e nelle menti dei suoi appassionati. Per conferma, chiedere al piccolo Gabriel. Il link con lui e con il Lunedì dell’Angelo da poco trascorso è piuttosto semplice.

Il Leone nel cuore -

Andiamo con ordine, partendo dalle origini, utili a comprendere la particolarità di una storia che ha davvero dell’incredibile. Gabriel, 5 anni, nato e in piena fase di crescita a Ciampino, con immediatezza temporale si è appassionato a questa splendida sfera che rotola sul campo. Un amore tramandato dalla famiglia, specialmente da papà Cristian, tifoso sfegatato del Parma e avvicinatosi ai ducali nella stagione 1998/99, affascinato dalle fantastiche giocate di Verón e compagni. Fin qui, tutto nella norma e privo di peculiarità degne di nota. C’è un elemento, però, che arricchisce il quadro assegnandogli un timbro magico. E che coinvolge la sfera del tifo. Gabriel, infatti, non tifa Parma come banalmente si potrebbe pensare. Ma non supporta neanche Juventus, Napoli, Lazio, Milan o Inter. Nemmeno la Roma, squadra per cui tifa mamma Ramona. Il suo team del cuore è in Ciociaria e si chiama Frosinone.

Il piccolo Gabriel
Il piccolo Gabriel

Idolo Ciano e... Minelli -

Un legame inatteso, germogliato grazie alla maglia che indossa nella scuola calcio in cui è protagonista rivestendo il ruolo di portiere. Il nome è fortemente emblematico, la “Scuola dei Leoni”: «È una realtà giovanile - il racconto del padre Cristian - affiliata con il Frosinone. Gabriel, non appena ha messo per la prima volta la divisa con i colori giallazzurri e lo stemma del club frusinate, si è letteralmente innamorato. Si è sentito sin da subito un Leone, parte integrante di questa splendida famiglia». Diventando, dunque, pazzo del club presieduto da Maurizio Stirpe e di Camillo Ciano, suo idolo indiscusso, con Stefano Minelli che segue a ruota: «Mi ha chiesto se un giorno diventerà abile tra i pali come lui. Gli ho detto di continuare a mangiare tanta verdura e carne, oltre a studiare quando inizierà la scuola. Vi giuro, sono onesto e non lo dico perché è mio figlio: a 32 anni non ho mai visto una cosa del genere».

Ciano in azione (foto da Frosinonecalcio.com)
Ciano in azione (foto da Frosinonecalcio.com)

Il sogno realizzato -

Casa e cameretta vengono invase da sciarpe e vessilli canarini. «Non vi dico - ha sottolineato col sorriso Cristian - quello che mi ha combinato in occasione di Parma-Frosinone. Quando ha segnato Cicerelli il nostro salotto sembrava una Curva. Per un attimo ho pensato di abbandonare la stanza, sono stato sommerso da un’esplosione di gioia pazzesca». Così come diventa asfissiante il pressing sui genitori. Il sogno conduce al “Benito Stirpe”. Gabriel vuole vedere i propri beniamini dal vivo ed ecco che l’opportunità, ben presto, riesce a concretizzarsi. «Quando possiamo - le parole del papà - lo portiamo volentieri a vivere l’atmosfera unica che si respira all’interno di uno stadio così bello e moderno. Rigorosamente sui seggiolini della Nord, nel posto più caldo della tifoseria frusinate. Conosce a memoria l’inno ufficiale, lo canta a squarciagola».

La gioia con la Cremonese -

“Frosinone alè”, intonato con quella vocina così delicata. E diversamente non potrebbe essere per un Leoncino, desideroso di provare emozioni uniche trascinato dallo sport che ama. Tra l’altro, nella sfida disputata lo scorso 9 aprile contro la Cremonese, grazie alla preziosa e disinteressata mediazione di Gianluca e Francesco Polselli, tifosi del Frosinone che guardano con trasporto emotivo la favola di Gabriel, padre e figlio hanno avuto la possibilità di osservare la partita direttamente da uno dei palchi centrali presenti nella “Psc Arena”, da una visuale ovviamente privilegiata. «A Gianluca - ha sottolineato Cristian - non smetteremo mai di dire grazie per gli splendidi momenti che ci ha consentito di vivere. Davvero, faccio fatica a descriverli raccontando con oggettività le sensazioni provate dal mio bimbo. Il suo sguardo parlava in modo eloquente». Con la capolista della B che veniva piegata 2-1 mediante le firme di Canotto e Zerbin.

Il piccolo Gabriel e papà Cristian
Il piccolo Gabriel e papà Cristian

Pasquetta indelebile -

Ed ora arriviamo alla Pasquetta particolare vissuta due giorni fa. Perché nell’uovo di Pasqua ricevuto dai genitori, Gabriel non ha trovato solo la cioccolata accompagnata da qualche sorpresa legata a cartoni o giocattoli. All’interno c’era il biglietto per Ternana-Frosinone. Naturalmente nel settore ospiti. Lui era insieme ai circa 350 tifosi giallazzurri giunti al “Liberati” per spingere la formazione di Fabio Grosso al successo. «L’entrata nello stadio è stata emozionante perché, comunque, avevamo davanti una bella cornice di pubblico vestita di rossoverde». Ingresso che è avvenuto prima rispetto a quello del tifo organizzato Ciociaro e probabilmente Gabriel era anche un po’ intimorito nel vedere un impianto così gremito e privo dei colori giallazzurri. Nel momento esatto in cui sono arrivati i sostenitori di fede canarina, però, lo stato d’animo è cambiato radicalmente: «Ha acquisito improvvisamente sicurezza ed entusiasmo, trascinato dalla irrefrenabile voglia di incitare i suoi calciatori preferiti».

Il piccolo Gabriel al
Il piccolo Gabriel al "Liberati" di Terni

In casa della Fere riesce ad assistere ad un match spettacolare, vibrante e ricco di gol. 4-4 il finale con gli ultimi minuti destinati a rimanere impressi nei suoi ricordi. Scenari che conducono al rigore allo scadere trasformato da Novakovich: «C’è un video che ho realizzato - dice Cristian - in cui è contenuto tutto. L’attesa, l’esecuzione dagli undici metri e la successiva esultanza nel vedere la rete gonfiarsi». Col piccolo Gabriel quasi in lacrime, senza voce, alimentato nella sua interiorità da una felicità difficile da spiegare mediante il solo ausilio delle parole: «Credo che l’attaccante statunitense, con quella marcatura, abbia reso mio figlio il bambino più felice al mondo. Sembrava un ultrà navigato, invece ha soltanto 5 anni e questo è l’aspetto che mi sorprende maggiormente. Lui ama il Frosinone». Un amore corrisposto in maniera totale. Perché Frosinone, ne siamo certi, non rimane impassibile dinanzi a storie del genere. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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