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La bellezza dell'essere mamma

Lo stato interessante, in particolare la prima gravidanza, rappresenta per la maggioranza delle donne, l’affermarsi di sogni e desideri che si sviluppano fin dall’infanzia e anche, da un certo punto di vista, l’adempimento di un dovere socio-culturale (Stern, 1985).

La gravidanza è stata descritta da Bibring come una “crisi maturativa”, durante la quale si riattualizzano i conflitti infantili relativi alle esperienze di cura e dal superamento di questi dipende la nuova identità femminile.  (Bibring 1961) Diventare madre, dunque, è decisamente un momento importante della vita di una donna. Il rimanere incinta, il percorso della gravidanza, il parto sono momenti basilari della vita e rappresentano una fase evolutiva molto particolare che porta ad una nuova organizzazione del Sé. Quando una donna diventa madre, il suo Super-Io si fa prepotentemente avanti, cercando di imporre regole interne che rischiano di distruggere gli aspetti umani della donna che c’è dietro. Tutti si preoccupano del nascituro, tutti pensano a coccolare il bambino, ma qualcuno ha mai pensato a quanto è importante coccolare la mamma prima ancora del figlio? Mi viene in mente Wonderwoman. La supereroina mora e alta capace di fare tutto da sola. Ecco, sembra che alcune donne e soprattutto alcune mamme si debbano confrontare ogni giorno con questo tipo di modello, come se non finire di pulire la cucina, di fare il bucato o di lavare i pavimenti possa far diminuire la capacità di una donna di essere mamma. E poi la mamma sembra dover essere quella che non si ammala mai quando il figlio è piccolo, quella che riesce a fare qualsiasi cosa, quella che non si stanca mai, quella a cui tutti chiedono consiglio perché lei sa tutto, ma che al contempo accetta ogni critica che le viene posta, e soprattutto quella che non può permettersi di esprimere le emozioni davanti agli altri, forse nemmeno davanti a se stessa.

Inoltre da una madre ci si aspetta ancora di più rispetto a qualche decennio fa, perché deve anche lavorare non riuscendo sempre a fare quello che ama. Ed in questo modo frenetico di fare il suo Super-Io, spesso sostenuto dal contesto di provenienza e dal nuovo che tende a ricercare per similitudine come conferma, tende ad imprigonarla nella scia dei pensieri rigidi che persistono nonostante i mutamenti temporali. Soffocata dalle aspettative in parte introiettate in parte frutto di convizioni personali non riconosciute come tali, la mamma si trova a dover scegliere tra se stessa e un ruolo che sente di dover ricoprire. Succede spesso che il nuovo assetto mentale, fa manifestare  angosce e sentimenti contraddittori verso se stessi e verso la propria prole. Tali sentimenti devono essere riconosciuti ed affrontati per tempo per mantenere un sano rapporto tra le parti. (Raphael-Leff, 2014). E la donna, al fine di acquisire pienamente il nuovo ruolo di madre, deve fare un profondo lavoro di rielaborazione e riorganizzazione mentale che le consenta di predisporsi ad accettare la nascita di una nuova organizzazione psichica (Riva Crugnola, 2012).

La sua accentuata vulnerabilità potrebbe esporla, ad esempio, ad un più probabile rischio di soffrire di umore triste, fino anche alla depressione, ad una percezione di incapacità e di cambiamento fisico troppo marcati.  Mettere al mondo una vita, porta nel corpo e nella psiche della donna profondi cambiamenti, che non è scontato siano accettabili con facilità. 

Alcune mamme si annullano totalmente per il loro piccolo trascurando completamente le loro esigenze, quelle del compagno e tutto quello che non riguarda la cura del bambino e questo le porta alla lunga a manifestare disagio e stress. La difficoltà di essere genitori, i dubbi, la paura di non farcela e di non essere in grado, accompagnati dalla sensazione di perdere tutto ciò che precedentemente eravamo, sono i problemi che una donna deve affrontare per uscire dallo stato di figlia e diventare madre. Può capitare, quindi,  di sentirsi non in grado nel ricoprire i ruoli che si sono rivestiti sino a quel momento con il partner, con i familiari, con i colleghi ed amici fino al perdere fiducia in sé. E la situazione non migliora se a questo si aggiungono pensieri ricorrenti, spesso fonte di ansia e preoccupazione, su ciò che succederà e su come affrontare la nuova vita da madre, che è ancora prima una  donna. Una percorso psicologico può risultare utile per la futura madre , alla ricerca di un nuovo equilibrio che le consenta di dare risposte ai suoi dubbi, esporre le naturali incertezze, un modo di sentirsi accolta tra braccia non giudicanti. E poi esiste un modo che può permettere ad una madre di restare umana e di salvare se stessa e le relazioni a cui tiene: ricevere coccole. Una coccola è un abbraccio, un bacio, una carezza, ma anche la possibilità di appoggiarsi a qualcuno, di sentire di non essere soli nel lungo viaggio della vita. Lasciando spazio al partner nelle mansioni da svolgere e permettendosi di essere un po’ coccolata da lui o da lei, dai figli e soprattutto da sé, la mamma torna in contatto con la donna dentro di lei e piano piano, anche con la propria umanità, caratteristica essenziale che le permette di essere amata e di apprezzarsi così com’è: meravigliosamente imperfetta. 

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Ilaria Quattrociocche

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