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Guido Angelozzi (foto Frosinone Calcio) Guido Angelozzi (foto Frosinone Calcio)

Frosinone, è già tempo di futuro: domani parla Angelozzi. Grosso...

Roberto De Luca

Una tendenza che, ormai, si è invertita. Anzi, potremmo dire che si è consolidata nel tempo, divenendo lo specchio eloquente di una filosofia completamente mutata. In termini strategici e nelle idee di campo, mediante la combinazione di risultati sportivi ed economici ben ricercata. Il tutto con l’ambizioso obiettivo di rendere il Frosinone una società modello, nel segno della sostenibilità. 

Una mission unica - 
Smaltita quella sensazione di rammarico derivante dal cocente epilogo della regular season dopo il ko interno col Pisa e dal mancato approdo ai playoff, dalle parti di viale Olimpia è già iniziato un percorso di costruzione finalizzato alla prossima stagione. Durante la conferenza stampa di fine anno tenuta la scorsa settimana dal presidente, Maurizio Stirpe, sono emersi contenuti tutt’altro che banali. Cosa che, a dire il vero, accade sempre quando il patron giallazzurro prende parola. In quella occasione, però, tali aspetti hanno assunto una valenza ancor più significativa, poiché colonne portanti di una vision a lungo termine proiettata al futuro. Cultura aziendale rinnovata, parallelamente ad una cultura calcistica diametralmente opposta rispetto al passato, e tanta fiducia nel portare avanti progetti di un certo peso: da Ferentino al centro sportivo di Fiuggi, passando per la valorizzazione del settore giovanile. Asset mutati, emblematici di una filosofia che rispecchia il cambiamento avvenuto nel calcio moderno e di un dato di fatto inequivocabile: la mission del Frosinone rappresenta un unicum in Italia, per solidità e principi cardine. Specie se contestualizzata alla realtà territoriale in cui si sta facendo strada. Ed in tal senso, non deve sorprendere che investitori stranieri siano interessati al brand giallazzurro.

Il presidente Stirpe
Il presidente Stirpe

L’importanza di Angelozzi - 
Insomma, la direzione verso cui il Leone è diretto sembra quella giusta. In termini sportivi, patrimonializzare è quanto di più importante la società canarina è chiamata a fare. Creare un valore tecnico investendo su giovani di prospettiva, migliorare il loro rendimento mediante idee di gioco precise ed armoniose, per poi provare a rivenderli a cifre ben più alte rispetto al prezzo di acquisto. Un progetto sostenibile, che non preveda spese folli ma grandi capacità di scouting e forza delle idee. In questo, Guido Angelozzi è un maestro. Lo ha dimostrato anche nella stagione da poco passata agli archivi (Gatti docet) e continuerà a farlo nell’anno che verrà. Ripartire dalla professionalità e dalle conoscenze dell’esperto dirigente catanese è fondamentale per garantire continuità ad un percorso che ha già dato tanto al Frosinone, consegnandogli delle solide fondamenta identitarie. Domani mattina alle 11 l’amministratore con delega all’area tecnica dei Ciociari parlerà in conferenza stampa. Un appuntamento atteso dai tifosi, curiosi di conoscere le dinamiche di mercato che coinvolgeranno la squadra del loro cuore. Dai rinnovi contrattuali al nodo riscatti, passando per la gestione tecnica e nuovi eventuali nomi sondati. Temi da sviscerare nonostante si sia ancora nel mese di maggio.

L'allenatore Fabio Grosso (foto da Frosinonecalcio.com)
L'allenatore Fabio Grosso (foto da Frosinonecalcio.com)

Ripartire da... Grosso - 
In tutto questo, naturalmente, si intersecano il rettangolo verde e il lavoro condotto da Fabio Grosso (confermato dal presidente Stirpe). Farsi condizionare dai risultati sarebbe errato, univocamente al mancato accesso ai playoff. Significherebbe venir meno ai pensieri portanti della filosofia sposata dal club giallazzurro, proiettata ad un progetto con respiro temporale più ampio che, nel giro di tre anni, dovrebbe portare alla Serie A. Ecco perché si ripartirà da lui e con lui. Quello da poco terminato avrebbe dovuto essere l’anno della ricostruzione, l’anno in cui sarebbero state gettate le basi ideologiche e operative di un pensiero calcistico moderno. Eppure, il tecnico nativo di Roma ha saputo costruire subito un gruppo affiatato, entrando nella mente dei suoi ragazzi con un gioco bello da mettere in atto. Aggressività, dominio territoriale, recupero alto della sfera, esaltazione dell’uno contro uno anche in difesa e libertà di inventare negli ultimi metri sfoggiando il talento individuale. Solo alcuni degli aspetti più oggettivi, messi in atto quasi sempre dalla squadra seppur con risultati altalenanti, specie nel girone di ritorno. Ma le basi sono chiare, confermate da alcuni numeri di “campo”: secondo posto rivestito per xG (gol attesi) e tiri in porta, terzo miglior attacco del campionato nonostante si sia giocato per larghi tratti senza un centravanti di ruolo (Charpentier a lungo infortunato). Esempi di una transizione e di una trasformazione sorprendenti dalle quali urge ripartire con entusiasmo.
 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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