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Disastro Stellantis solo per lavoratori e territorio. I francesi fanno utili (+ 14%)

La scorsa settimana l’ad di Stellantis Carlos Tavares ha visto il presidente della Regione Piemonte Cirio e il sindaco di Torino Lo Russo. Sullo sfondo gli ultimi colpi di una campagna elettorale inedita, cominciata in piena estate ma soprattutto con le incertezze del settore automotive e in particolare con quelle avvertite in Italia sulla base delle scelte aziendali dei francesi. L’ad ha annunciato due nuovi progetti nello stabilimento di Mirafiori a Torino: la creazione di un hub per l'economia circolare e la produzione di trasmissioni per cambi elettrificati. Ma ha poi spiegato la filosofia francese (attuata in Italia):  «Piccolo e' bello e compatto e' efficiente, anzi piccolo e' efficace', quindi 'se vogliamo migliorare la qualita' dei costi di Mirafiori, dobbiamo dare la possibilita' di eliminare ostacoli. Stiamo cercando di creare una produzione piu' compatta, eliminando oneri e ostacoli che lo impediscono». Insomma tagli ed economie. Al solito.

Vista da Piedimonte San Germano e dal Cassinate la visita di Tavares a Torino, in quello che una volta era il centro decisionale della Fiat e di Fca, ha destato attenzione innegabile. Ma non ha riservato nessuna novità per gli altri siti produttivi. Tanto che Fim Cisl ha sentito la necessità di precisare «la necessita' di convocare quanto prima il tavolo Stellantis a livello ministeriale, in quanto per noi e' importante verificare il lancio di nuove produzioni e la messa in sicurezza degli altri stabilimenti oggi piu' esposti sulle motorizzazioni tradizionali e i percorsi legati alla formazione professionale». Tra questi sicuramente Piedimonte visto e considerato che il sito produttivo del Lazio meridionale è stato al centro fino ad oggi di investimenti e produzioni programmati da Sergio Marchionne ai tempi del famoso Piano Italia.

Ma da lì in poi si è avuto il buio più completo - ai tempi di Manley Ad - e ancor più con le strategie dei francesi di Stellantis: lo stabilimento ha perso forza lavoro ed i transalpini hanno subito tagliato tutto quel che si poteva (appunto l’hanno “compattato” spiegherebbe Tavares) - al punto che, di recente, l’ad del Biscione Imparato - di origini evidentemente italiane ma francese a tutto tondo - aveva ammesso che gli utili Alfa erano stati fatti eliminando quelli che a Parigi consideravano degli sprechi. Una strategia che, con tutta evidenza, non porta da nessuna parte e che vede due modelli maturi come Giulia e Stelvio che non hanno avuto neppure l’ibridazione, aggiornamento motoristico che pure era previsto ai tempi di Fca. Il nuovo suv Maserati Grecale non è supportato da una adeguata campagna pubblicitaria che, invece, viene abbondantemente effettuata per i modelli propriamente francesi del gruppo Stellantis. Basta farsi un giro sulle tv per trarre le conclusioni.

Stessa cosa vale del resto perfino per l’ultima nata Alfa di Pomigliano: il Suv Tonale. Dove siano già andati a parare i francesi è sempre più evidente: comprimere lavoro e competenze italiane e tagliare la produzione tricolore. Il governo da ultimo ha dato qualche segno di ravvedimento con il ministro Giorgetti che ha affermato come non ci sia solo l’elettrico e come sia saggio - in questo periodo di gravissima crisi energetica - conservare un profilo neutrale rispetto alla propulsione delle auto. Resta sconsolante il silenzio della politica locale - impegnata fino a venerdì scorso in una campagna elettorale in cui di automotive non si è parlato proprio - a fronte di uno stabilimento automobilistico praticamente fermo ed di un indotto in gravissime difficoltà. Sabato scorso è stato cancellato un recupero produttivo e lunedì l’altro c’è stato il fermo di lastratura e verniciatura, mentre venerdì scorso le presse a caldo sono rimaste ferme. Ovviamente adesso tutti attendono il nuovo governo. Ma è sempre più chiaro che più che chiedere conto di quel che accade ai francesi di Stellantis, bisognerà capire quale strategia industriale intenderà portare avanti anche sul nostro territorio il governo che verrà. Se vendere il settore auto a Parigi è una strada da proseguire o se non sia il caso di riequilibrare le cose, anche se necessario ricorrere ai soldi dell’Erario, come del resto fanno abitualmente i cosiddetti “cugini” - che sono solamente concorrenti a tutto campo - coi loro cosiddetti “campioni” nei vari settori economici.

Ma serve il coraggio della politica anche locale di agire e di assumersi la responsabilità di non far trascinare il territorio da eventi che possono scardinare assetti economici e sociali. Ripetiamo un’altra volta su queste colonne quello che è parso un parziale ravvedimento di Giorgetti. Sull’automotive «noi abbiamo approvato come Mise un decreto concertato con altri ministeri e la presidenza del Consiglio ma mentre le misure sulla domanda sono già state effettive quest’anno, quelle sull’offerta implicano un processo di ristrutturazione del settore delle imprese e, quindi, entrerà in pieno dispiegamento a partire dall’anno prossimo». Ha affermato il ministro dello Sviluppo economico arrivando a Palazzo Pirelli per un convegno, a chi gli chiedeva quali fossero le misure previste a sostegno delle aziende del settore, nei giorni scorsi. Rispetto al futuro dell’industria dell’ auto, ha proseguito, è necessario «fare un ragionamento che vada oltre l’ambizione di fare una transizione green verso un mondo più sostenibile, ma che tenga anche conto di missioni strategiche, ad esempio da dove arrivano le componenti che vengono usate nell’automotive elettrica, per non ritrovarci domani esattamente nella stessa situazione con la Cina, come ci troviamo oggi con la Russia».

E questo «anche tenendo conto la realtà della nostra manifattura, del nostro sistema economico e dei tanti lavoratori impiegati in questo settore». Quanto al dialogo con l’Ue su questi punti, «noi abbiamo fatto una trattativa, abbiamo ottenuto dei piccoli risultati. Quello che è positivo, a mio giudizio, è che negli ultimi tempi questa sorta di dottrina non contestabile è stata messa in discussione: ci sono case automobilistiche che sono tornate sui loro passi e hanno capito che il giusto approccio è la neutralità tecnologica. Non c’è soltanto l’elettrico ma anche altre forme per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale». In questo quadro bisogna inserire una ulteriore valutazione che sottolinea come Stellantis non abbia proprio nessuna fretta di individuare una rotta precisa per i nostri siti produttivi (oltre al “compattamento” di Tavares) al contrario di lavoratori con salari ridotti e territori senza prospettive. In Europa sono state immatricolate soltanto 886.510 auto, il risultato peggiore dal 1996. Nonostante questo però i costruttori guadagnano più di prima ed è merito dei modelli più accessoriati e ricchi delle loro gamme. Vista la scarsa disponibilità di chip, le grandi aziende si stanno focalizzando soprattutto su modelli di alta fascia (che sono anche quelli con margini di profitto maggiori), mettendo da parte quelli meno costosi e remunerativi. Grazie a questo stratagemma hanno fatto registrare margini in crescita nei primi sei mesi del 2022: Stellantis ha addirittura toccato il +14,1%. Insomma le casse vanno bene e i dividendi saranno abbondanti. Il conto lo pagano altri. Non certo Tavares, famiglia Peugeot e famiglia Agnelli-Elkann.

Di sicuro a Cassino nel 2017 le produzioni erano 2,7 volte superiori a quelle del primo semestre 2022 (26.310 unità rispetto al I° semestre 2017 n. 70.849 vetture prodotte). Dal 2017 lo stabilimento continua a perdere volumi e occupazione. Si è perso oltre il 65% della produzione e oltre 1100 occupati. Nella produzione del I° semestre 2022, il 34% è rappresentato da Alfa Romeo Giulia e il 59% dall’Alfa Romeo Stelvio e il 7% dalla nuova Maserati Grecale. La produzione è stata condizionata da un continuo stop produttivo determinato dalla mancanza di semiconduttori, nei primi sei mesi sono state complessivamente 39 turni di lavoro, coperte in parte con CDS e con recuperi produttivi da effettuare. Nei restanti giorni lavorativi comunque si è marciato a velocità ridotta con circa 150 lavoratori ogni giorno in ammortizzatore sociale. Le produzioni di Giulia e Stelvio, vengono svolte da tempo su un unico turno centrale. Nel corso del 2021 i fermi produttivi avevano raggiunto circa 92 giorni.   Un disastro completo e senza che si intravedano vie d’uscita mentre si avvicina il 15 ottobre e quindi il mezzo secolo dall’uscita dal Montaggio della prima auto prodotta a Piedimonte, una Fiat 126.

Evento che sarà sottolineato da un saggio in uscita di Francesco Di Giorgio, mentre la politica locale - anche quella che ha infarcito i comunitati di belle frasette sul “territorio” - ha fatto comizi e discorsi elettorali parlando d’altro. Come se non fossimo ormai giunti a tutta velocità al termine di un rettilineo, con lo sguardo triste per quella curva verso Parigi che neanche Marchionne aveva immaginato.

Stefano Di Scanno

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