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Docenti dell'I.C. Evan Gorga di Broccostella in visita al museo della Shoah di S. Donato Val Comino

Si è svolta giorni fa la visita dei docenti dell'Istituto Comprensivo "Evan Gorga" di Broccostella (Fr) presso il museo della Shoah di San Donato Val Comino, una struttura ben costruita e ben organizzata, che testimonia i patimenti che la gente della Val Comino ha dovuto sopportare durante il periodo delle deportazioni. Gli insegnanti, accompagnati dalla Dirigente scolastica Prof.Anita Monti hanno potuto visitare i locali del museo e hanno verificato come i fatti apparentemente lontani della Shoah sono, in realtà, molto vicini al loro territorio e alle loro famiglie, tanto da presupporre che ci sia un comune senso del dolore tra le genti della Val Comino e il resto dell'Europa ebraica che ha sofferto l'infamia nazista. I curatori del museo Luca Leone e Fabiana Piselli hanno raccontato agli insegnanti come è nata l’idea di questo Museo, quando qualche anno fa giunse a S.Donato la nipote di un’internata ebrea che li mise in contatto con il Museo dell’Olocausto di Washinghton dove gli studiosi americani avevano studiato il “caso di san Donato” come luogo particolare di accoglienza e di internamento, un unicum rispetto a quanto accaduto nel resto di Europa.

Il Museo, i cui lavori sono stati curati dall’Arch. Franca Maria Turchetta, ha sede nell’antico Municipio dove venivano falsificati i documenti per salvare gli ebrei internati con la complicità di cittadini coraggiosi e dotati di grande umanità. Un luogo quanto mai adatto, dunque, per questo spazio espositivo. Il Museo, curato nei dettagli tanto da ricordare ai visitatori un’ala del MAXXI,  consente vari tipi di visita a seconda del percorso scelto (il percorso dell’internamento e della shoah, il percorso del cinema degli anni venti – quaranta, il percorso relativo alle donne, il percorso della vita quotidiana in provincia di Frosinone, ecc., dunque, in base all’età dei visitatori è possibile scegliere il tipo di viaggio , e, per gli studenti anche più giovani, è previsto un percorso di laboratori.

A metà novembre presso la Fondazione Museo della Shoah di Roma è stata ufficializzata la partecipazione del Museo del Novecento e della Shoah di San Donato Val di Comino al circuito Liberation Route Europe, l’itinerario culturale del Consiglio d’Europa che connette persone, luoghi ed eventi che hanno segnato la liberazione d’Europa dall’occupazione durante la seconda guerra mondiale. Il Museo di San Donato si lega, in tal modo, a musei internazionali come la Casa di Anna Frank, la Fabbrica di Oskar Shindler, il Museo di Aushwitz-Birkenau, Montecassino ed a tutti i principali siti dove si svolsero delle battaglie.

Lo spazio espositivo, curato dall’Arch. Prof. Roberta Di Stasio, si compone di padiglioni tematici arricchiti da pannelli illustrativi con testo a fronte in inglese, touch screen per poter interagire e viaggiare in un periodo storico, un dispositivo per la realtà virtuale, un ologramma che riproduce a grandezza naturale figure del tempo, proiezioni, vetrine, teche, cassettiere espositive e reperti vari. Un coinvolgente viaggio nel passato attraverso numerose storie parallele di uomini, tra battaglie, dopoguerra e primi passi della Repubblica, attraverso un itinerario emozionante: dalla vita quotidiana della gente di San Donato, località di internamento di ebrei, dagli inizi del Novecento passando per la Shoah sul fronte di Cassino.

Gli allestimenti sono stati predisposti seguendo l’ordine cronologico degli avvenimenti: è possibile non solo soffermarsi davanti a filmati a ciclo continuo, ma anche sfogliare virtualmente documenti, diari di guerra e scritti inediti grazie ai display dislocati nelle stanze. In mostra ci sono anche gli oggetti utilizzati durante la quotidianità da ebrei, emigrati, soldati tedeschi, italiani, alleati e maestri scalpellini. Davvero tante le storie narrate(come quella della bimba finita nell'Unione Sovietica a San Pietroburgo a studiare arte o quella del sandonatese legato alla storia di Sacco e Vanzetti o del cittadino di San Donato divenuto l’artefice di tutti gli effetti speciali dei più famosi film di Spielberg, ecc.) , tante storie che unite insieme fanno la grande Storia e tanti gli oggetti esposti nel museo.

Al termine del percorso i docenti si sono soffermati a guardare i martelli conservati sottoteca, che i deportati hanno adoperato durante il periodo di prigionia, praticando e imparando il mestiere di scalpellini grazie al quale salvarsi. È stato un modo per toccare con mano quanto fosse fragile la loro condizione umana e quanto abbia inciso, nel loro destino di salvezza, l'incontro fortuito con qualsiasi cosa abbia potuto favorire la loro o la loro permanenza. Questi particolari toccanti, narrati con competenza e sensibilità dai curatori Leone e Piselli hanno aiutato i docenti a comprendere il dramma di questa porzione di umanità, di solito abituati a considerare estranea dalla loro dimensione geografica e anche lontana, mentre si trattava di un luogo dove si pativa lo stesso dolore di Auschwitz.

L'idea che ci fosse una specie di autodentificazione con i fatti che di solito vengono celebrati il 27 gennaio e l'idea che alle famiglie dei loro nonni e dei loro bisnonni sia toccato vivere questi grandi tormenti, sono stati elementi su cui soffermarsi particolarmente, anche alla luce del fatto che, quando si soffre, tutti soffrono, tutti vivono nella sofferenza di ognuno e chiunque si salva soltanto se si salvano coloro i quali gli stanno intorno. Questo lasciavano intendere le parole della Dirigente Scolastica, Prof.ssa Anita Monti, particolarmente coinvolta dalla visita, per essere lei stessa studiosa di questi temi, fino al punto da essersi soffermata con il corpo docente e il personale del museo a dialogare sulla Storia che non è mai del tutto "maestra di vita", così come la tradizione occidentale ha cercato di insegnarci, anzi vive di distopie, di delusioni, di slanci utopici e di disastrose cadute. "I nostri alunni" - ha dichiarato la Prof.ssa Monti - "devono essere il sale della terra, il futuro che guarisce, la cultura che salva, il lievito del bene comune. Soprattutto devono raccogliere il testimone di chi ha sofferto anche a San Donato Val di Comino. I ragazzi" - ha continuato la Prof.ssa Monti - "devono avere l'opportunità di non ripetere gli errori commessi da chi li ha preceduti, tocca a loro il compito di 'riedificare le vecchie rovine', come scrive Isaia il profeta."

All’uscita si leggono sul display parole che riassumono il senso di quanto è stato visto e che emozionano: questo museo è dedicato ai bambini e alle donne, a quanti subirono la guerra, il carcere, le deportazioni. Ai lavoratori che con le loro mani ricostruirono l’Italia e alle decine di sandonatesi che aiutarono nel silenzio restando sconosciuti. Questo Museo è la loro voce.

Paola Di Scanno

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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