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Da sx a dx Govou e Grosso Da sx a dx Govou e Grosso

Lione, il 9 luglio 2006, le doti umane... Govou racconta Grosso: «Frosinone, il suo calcio offensivo parte da lontano»

Roberto De Luca

DA L'INCHIESTA DI SERA DEL 21 NOVEMBRE

 

L’eleganza e l’umiltà come cifre esistenziali. Qualità che celano dietro un’idea della vita ben chiara, scandita da sacrificio e sudore. Lo è stato quando era giocatore, lo è adesso che fa l’allenatore. E Fabio Grosso mister nasce a Torino nel marzo 2014, quando diventa il condottiero della formazione Primavera della Juventus dopo aver fatto da vice a Zanchetta. A distanza di otto anni, dopo esperienze cocenti ma formative, sta raccogliendo i frutti degli sforzi profusi. È in testa alla classifica del campionato di Serie B con il suo Frosinone. Lo è a suon di record che fanno rumore, perché in Ciociaria sta aprendo lo scrigno del suo calcio moderno.

Grosso (foto da frosinonecalcio.com)
Grosso (foto da frosinonecalcio.com)

Govou racconta - 
I numeri e le prove collettive sono lì, pronti a fornire apporto prezioso. E in molti osservano in modo incuriosito, non solo sul suolo tricolore ma anche all’estero. Nella lista figura anche Sidney Govou, ex compagno di squadra di Grosso ai tempi del Lione e ora opinionista per Canal Plus. «Non sono sorpreso -ha raccontato in esclusiva alla nostra redazione- nel vedere che oggi Fabio stia facendo l’allenatore. Ricordo che ne ho sempre ammirato delle qualità interiori che, a mio modo di vedere, sono necessarie per fare questo lavoro. Mi riferisco in particolare a calma ed intelligenza». Doti certamente rilevanti, affiancate da fondamenta calcistiche altrettanto importanti: «In lui, per modo di stare in campo ed interpretare il suo ruolo, si coglieva con facilità una visione offensiva del calcio. E questo mi porta a non rimanere stupito dal presente, nonostante non fosse semplice immaginarlo all’epoca».

La discrezione - 
In campo l’eleganza si traduceva nell’armonia che accompagnava le sue falcate o quando colpiva il pallone per pennellare un assist. Fuori, da allenatore, la si traduce in quel modo semplice di comunicare con l’esterno. Trovando piena espressione con le colonne del suo calcio: movimenti costanti, versatilità tattica e gioco d’attacco. A Lione la “palestra della panchina” con Puel e Perrin si dimostra influente per il percorso futuro. E la storia francese comincia nel 2007, un anno dopo la sbornia Mondiale e la stagione vissuta all’Inter. Ci resta fino al 2009 e Govou rammenta con piacere quei momenti vissuti insieme. Lo fa partendo dai primissimi attimi condivisi. Che poi l’inizio è sempre il periodo più bello: «Lui già parlava il francese - il ricordo - e questo ha reso più semplice il suo adattamento con il resto del gruppo. A me ha sorpreso la discrezione che ha avuto e la sua capacità di saper valorizzare ogni singola situazione traendone sempre il meglio». 

Govou con la maglia della Nazionale (foto wikipedia)
Govou con la maglia della Nazionale (foto wikipedia)

L’ironia del campione -
Non senza punte di umile e manifesta superiorità, perché Grosso era pur sempre l’eroe di Berlino. Il giustiziere ultimo proprio della Francia un anno prima nel famoso 9 luglio 2006 in quella lotteria dei rigori che ha scritto la storia. E con i transalpini quel giorno c’era anche Govou: «Con Fabio abbiamo parlato tante volte di quella finale, di come è andata e di quel rigore da lui calciato», ha affermato l’ex ala. «Pensate che quando c’era qualche discussione scherzosa di campo durante gli allenamenti, lui se ne usciva pronunciando soltanto una frase: “Ehi ragazzi, sono io il campione”». Ironia lecita, elemento di consapevolezza interiore per chi sa di aver apposto il suo marchio su attimi indelebili. E’ un aneddoto importante, perché «quella vittoria conquistata - ha spiegato Govou - lascerà per sempre il segno nella sua vita. E queste cose, inclusi gli altri successi conseguiti, nel suo caso aiutano molto a dare slancio umano e tecnico alla carriera di allenatore».

Fabio Grosso (foto da frosinonecalcio.com)
Fabio Grosso (foto da frosinonecalcio.com)

Il messaggio - 
L’attualità ci comunica che il cammino è ben tracciato. Quei sogni realizzati da calciatore, partendo dalla Renato Curi, adesso Grosso sta cercando di realizzarli da guida tecnica. Con il Frosinone l’orizzonte concede certamente spazio a sognatori e visionari: «Ho due amici - ha concluso Govou - che vivono in una città vicino Frosinone e sono al corrente di tutto. A Fabio dico che per me è stato un onore aver giocato con un campione e una persona come lui. Gli auguro il meglio». Che per il popolo giallazzurro vorrebbe dire semplicemente: Serie A. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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