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Boville Ernica, “La Grande Guerra negli occhi di un bambino”: il concerto

“La Grande Guerra negli occhi di un bambino”: è questo il titolo del concerto per coro, tromba solista, pianoforte e voci recitanti, che si terrà domenica 27 novembre a partire dalle ore 18 presso il museo civico San Francesco a Boville Ernica a cura del Coro Cai, nell’ambito della rassegna musicale dell’A.Gi.Mus, l’Associazione Giovanile Musicale di Frosinone. Le letture di un bambino alla propria maestra racconteranno le impressioni e le sensazioni di un giovane nel primo periodo bellico del Novecento, in un contesto musicale dal forte impatto emotivo e dal profondo rispetto al ricordo e alla memoria. L’evento è realizzato in collaborazione con il coro del Club Alpino Italiano di Frosinone, diretto dal maestro Giuseppina Antonucci, le attrici Patrizia Minatta e Stefania Maciocia, il musicista Stefano Cavese e giovanissime promesse della musica.

“Ancora una volta siamo lieti di ospitare un evento di alto livello artistico e culturale” il commento del sindaco Enzo Perciballi e della consigliera comunale delegata al Turismo Martina Bocconi che invitano la cittadinanza a partecipare numerosa. L’ingresso è con biglietto al costo di tre euro. 

IL CONCERTO: Nel 2018, in occasione dei 100 anni dalla fine della Grande Guerra, il Coro ha ideato uno spettacolo costruito come intreccio e dialogo fra immagini, musica e parole dal titolo " La Grande Guerra negli occhi di un bambino", che prevede non solo l'esecuzione dei brani appartenenti al repertorio alpino con elaborazioni di compositori contemporanei, ma che darà anche voce a testi originali, un diario di un bambino, Giuseppe Bochet di Feltre (pubblicato in forma anastatica nel 1993 dalla Biblioteca Civica di Seren de Grappa) che aveva vissuto negli anni della Grande Guerra accanto ai tedeschi invasori una serie di drammatici esperienze stampate indelebilmente nella memoria. Molte infatti sono le testimonianze, i racconti e gli epistolari sulla Grande Guerra, ma come è stata vissuta dai bambini emerge da queste pagine, nelle quali la cosa che più colpisce è ‘la fame’, l’assoluta e disperante mancanza di cibo che dovettero sopportare popolazioni civili e truppe austro-ungariche; anche i bambini capiscono di essere circondati da un esercito di ‘affamati’ e nei ricordi di guerra a volte si trovano sentimenti di reciproca compassione. Per I bambini di allora, l’invasore diventa una vittima della Guerra, oppresso dalla fame e succube delle volontà altrui, in un conflitto che è stato una carneficina, con troppo dolore e poca gloria. Il progetto vuole essere un momento di riflessione sul tema della guerra e delle violenze, facendo luce sul punto di vista di chi la subisce valorizzando la storia "dal basso", la storia di chi non ha Storia ma che è tuttavia il vero protagonista di ogni evento. Significa anche recuperare la memoria storica, quella memoria che ci permette di confrontare le tante brutalità del passato con quanto sta accadendo di simile nel presente; quella memoria che non ci fa dimenticare che i bisogni odierni di certe popolazioni, un tempo erano i nostri.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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